Catturare le ombre del mondo reale, strappare all’oblio, volti, debolezze e speranze di un mondo perduto, inghiottito dalla Shoah. I racconti di “Gimpel l’idiota” sono l’avvio della scrittura e della fama di Isaac Singer. Storie di ciabattini, rabbini e panettieri, in cui l’elemento soprannaturale agisce in modo analogo alle allegorie di Kafka…
Quando nel 1953 la celebre rivista americana Partisan Review diede alle stampe il racconto intitolato Gimpel l’idiota di Isaac Bashevis Singer, la traduzione portava la firma d’eccezione di Saul Bellow, altro futuro Nobel. Quell’operazione editoriale rappresentò una svolta fondamentale: la letteratura in lingua yiddish finì fuori dal ghetto in cui era confinata, i circoli culturali della diaspora e le pagine dei quotidiani popolari di New York come il Daily Forward, e irruppe d’improvviso nel panorama delle lettere d’oltreoceano. Quattro anni più tardi, nel 1957, la pubblicazione in volume della raccolta che comprendeva Gimpel l’idiota consolidò la statura del suo autore, Isaac Singer. Nato in Polonia agli inizi del Novecento nei pressi di Varsavia, figlio e nipote di rabbini, Singer mantenne per tutta la vita un legame viscerale con l’yiddish, lingua che definiva con amara ironia un idioma di fantasmi e di morti. La raccolta del 1957 rappresenta l’atto di fondazione di una mitologia individuale, capace di tradurre l’universo scomparso dei villaggi ebraici dell’Europa orientale in una prosa trasparente e al contempo profonda, dove l’erudizione talmudica si fonde con l’influenza di Dostoevskij e la filosofia di Spinoza.
Lo stolto? Comprende di più
Proprio questo libro di racconti, Gimpel l’idiota (200 pagine, 19 euro), rivede la luce nel catalogo Adelphi, nell’ambito di una operazione curata da Elisabetta Zevi, grazie alla traduzione di Anna Bassan Levi. Il racconto eponimo del volume sta sulle spalle di Gimpel, panettiere inserito nella solida tradizione ebraica che celebra lo schlemiel, il semplice, lo sfortunato, l’ingenuo, dileggiato dai propri concittadini. Oggetto continuo di beffe, persuaso dalla comunità a sposare una donna infedele che gli attribuisce figli non suoi, il protagonista, che racconta in prima persona, incarna una reazione inattesa e sceglie consapevolmente la credulità per una profonda esigenza spirituale. Resiste anche quando ha la possibilità di vendicarsi, preferendo diventare una sorta di pellegrino, un cantastorie vagabondo: ciò che la società liquida come stoltezza rivela una comprensione superiore dell’esistenza, in cui l’illusione condivisa con amore possiede maggiore dignità morale della veridicità esercitata con malizia.
L’elemento soprannaturale
Accanto alla vicenda del panettiere, la raccolta raccoglie una serie di narrazioni in cui la dimensione quotidiana viene continuamente insidiata dal fantastico e dal demoniaco. Isaac Singer attinge a piene mani al patrimonio della Cabala, alla demonologia e alle leggende chassidiche, senza mai cedere all’effetto folkloristico fine a se stesso. I demoni e i folletti che popolano le sue pagine finiscono per essere manifestazioni visibili del caos morale e della fragile linea di demarcazione tra bene e male. Ne Il Signore di Cracovia, l’apparente benevolenza di un ricco sconosciuto si rivela una trappola ordita dal maligno per svelare l’avidità celata nel cuore degli abitanti del villaggio. Allo stesso modo, nel racconto Lo specchio, la vanità femminile diviene il varco attraverso cui le forze oscure trascinano l’anima nella perdizione. L’elemento soprannaturale in Singer funzioni in modo analogo alle allegorie di Franz Kafka e Il diavolo non è un’entità astratta, ma un interlocutore arguto che mette alla prova la libertà decisionale dell’individuo, svelando le ipocrisie del rigorismo religioso e le debolezze della carne.
La diaspora e il lavoro non più sacro
Altri fili conduttori la meditazione sul tempo, sul lavoro artigianale e sullo sradicamento culturale. Nel celebre racconto I piccoli calzolai, Singer traccia la saga di una famiglia di calzolai di Frampol attraverso differenti generazioni, partendo dal patriarca Abba e giungendo fino alla dispersione dei figli negli Stati Uniti. Il laboratorio del ciabattino diventa il simbolo di un ordine cosmico fondato sulla dedizione, sulla stabilità dei valori e sulla continuità con le generazioni precedenti. L’impatto con la modernità americana e la rottura causata dalle tragedie della storia europea infrangono questa armonia primordiale. Quando il vecchio Abba, sopravvissuto alla distruzione del proprio mondo, raggiunge i figli a New York, trova un’America industriale, ritmata da macchinari e prosperità materiale, in cui tuttavia il lavoro ha perso il suo significato sacro. Il ricongiungimento finale attorno al banchetto da calzolaio riafferma la necessità della memoria. C’è naturalmente da parte di Singer, nelle pagine di questo racconto, come anche in alcuni romanzi, la propria esperienza personale di esule, sospeso tra il rimpianto per il mondo cancellato dalla Shoah e la necessità di ricostruire un’identità negli Stati Uniti.
Narrare come dovere spirituale
La qualità della prosa di Isaac Singer, caratterizzata da un ritmo incalzante e da un registro apparentemente orale, nasconde una rigorosa costruzione formale. Il punto di vista varia con estrema disinvoltura: dalla prima persona intima e di Gimpel al tono distaccato del cronista di paese, fino alla voce sarcastica dei demoni narratori. L’atto stesso del raccontare storie assume la valenza di un dovere spirituale, un modo per strappare all’oblio i volti, le debolezze e le speranze di una civiltà scomparsa. Come dichiara lo stesso Gimpel al termine del suo viaggio, il mondo reale si rivela spesso un’impalcatura di ombre, mentre le storie, i sogni e i racconti finiscono per custodirne la sola verità duratura. Isaac Singer consegna così al lettore un patrimonio di racconti in cui l’ironia amara e la compassione per la fragilità umana convivono in perfetto equilibrio.
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Grazie della bellissima recensione!
cara Elisabetta, grazie di cuore dell’attenzione e del lavoro che state facendo per riproporre le opere di uno scrittore fondamentale