Matteo Paoloni, i minuscoli spostamenti che cambiano la vita

Pagine di coraggio e tenerezza nel romanzo “Le impercettibili oscillazioni” di Matteo Paoloni, dialoghi senza sbavature e un modo nuovo di raccontare gli uomini, osservando le loro fragilità con uno slow motion…

Dentro il libro di Matteo Paoloni c’è molta musica, c’è una band, c’è una demo. Forse le impercettibili oscillazioni del titolo di questo romanzo (208 pagine, 18 euro) uscito per Hacca con una copertina elegante, sono pure quelle delle note: basta spostarne una e cambia tutto, in un attimo.

L’amicizia prima dell’amore

C’è il mito del viaggio, c’è la gioventù, c’è l’amicizia, che viene prima dell’amore, in un certo senso, almeno in confronto alla mia generazione.
E questo lo noto, perché non era così. Prima pensavi che l’amore ti salvasse, oggi non più. Forse ti salvano i ricordi, la forza di affrontarli.
Doverosa premessa riguardo questa recensione: io e l’autore, ci conosciamo.
O meglio, ci conosciamo in quel modo un po’ strano in cui ci si conosce oggi: attraverso i libri, i messaggi, le dirette Instagram.

Seguivo le dirette con David Bonanni (si chiamavano Bonanni chiama Paoloni, o una roba del genere, e c’era pure la sigla) e mi ritrovavo a pensare: chissà se un giorno riuscirò a parlarci davvero, con questi. Mi sembravano una piccola comunità che prendeva sul serio la letteratura, senza l’aria paludata di chi la trasforma in un monumento.

Ho visto nascere Revolver, la creatura di Matteo. Un nome che, guarda caso, rimanda all’album più figo dei Beatles. Ha debuttato pubblicando un mio romanzo e una raccolta di racconti. Eppure con Matteo non ci siamo praticamente mai visti. La nostra è una relazione costruita quasi tutta sulle parole e sulla stima. Non è un miracolo?

Guardare il mondo di sbieco

Leggendo Le impercettibili oscillazioni ho avuto una sensazione immediata. Gli ho scritto: «Era esattamente il romanzo che mi aspettavo da te. Quel romanzo è Matteo».
Lui mi ha risposto con il pudore che gli riconosco: «Spero sia una buona cosa». Lo era. Perché dentro quelle pagine c’è il suo modo di guardare il mondo. Un poco di sbieco, mai banale, senza effetti pirotecnici, ma efficace, di sostanza.

Il cinismo non è di moda

C’è una scrittura moderna, nervosa. Sono reduce dalla lettura de Lo sbilico di Pierantozzi, e mi pare di ravvisare qualche punto in comune. Mi sembra che molti scrittori della generazione di Matteo raccontino gli uomini in modo diverso: si lasciano osservare nelle loro fragilità con uno slow motion che, almeno nella narrativa italiana, mi sembra nuovo. Che dire? Il cinismo è passato di moda.
Gli ho confessato, scherzando, di sentirmi un dinosauro rispetto a lui. Mi ha detto: «Siamo entrambi figli del nostro tempo. Tu rappresenti perfettamente il tuo, e con stile». Poi ha aggiunto: “Meno male che esistono tante scritture”. E credo abbia ragione.
Le impercettibili oscillazioni contengono un movimento continuo, sommerso, uno scarto quasi invisibile che però modifica tutto. Il moto del protagonista, che seguiamo passo passo in una giornata o poco più, verso un commiato, verso un viaggio, verso gli affetti.
Uno zaino e una demo con canzoni sue.

Difficile spiegare la trama senza anticipare troppo. Solo una cosa, invece di inquietarmi, questo romanzo mi ha parlato. Perché i buoni romanzi lo fanno e per giunta fra le righe.

Niente effetti speciali

È un libro che non cerca effetti speciali. Leggerlo è stato un po’ come parlare con Matteo Paoloni, con cui ho chiacchierato spesso, sempre di cose serie, ma senza darlo a vedere, di mondi impossibili come quello dell’editoria di cui continuo a osservare la scia. Ci sono oggetti, autoradio, rigatoni, macchine usate, che fanno parte del nostro quotidiano, cose a cui ci attacchiamo disperatamente. Il libro ti accompagna piano, poi ti accorgi che sta parlando anche delle tue oscillazioni, di quei minuscoli spostamenti interiori che cambiano una vita senza fare rumore.
I dialoghi, che leggo con attenzione maniacale, non hanno sbavature.

“Cosa vuoi sapere?” gli chiedo,
“Tutto quanto, ovvio”.
Il cellulare smette di squillare.
“Perché?” gli chiedo.
“Perché sono tuo amico, forse?”.

Magari conoscere Matteo Paoloni mi ha aiutata. Oppure no. So soltanto che in queste pagine ho trovato molta tenerezza. E un coraggio silenzioso, che è quello che, alla fine, mi interessa di più.

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