“Tutte le mattine di Sybil” è lo splendido romanzo di debutto della statunitense Virginia Evans. Un libro che si compone delle lettere scritte, inviate, ricevute, e anche non spedite, da Sybil, una pensionata dalla vita complessa. Un’esistenza segnata da lutti e perdite, ma anche da successi e ricerche, una trama che emerge come un labirinto, una protagonista dall’incredibile umanità…
Sybil Van Antwerp ha 73 anni e vive in America, nella sua casa nel Maryland, si gode la pensione dopo aver lavorato al fianco di un giudice noto con cui ha vinto tante battaglie. Una vita, la sua, dedicata al lavoro e alla famiglia e ora, che sarebbe il momento di vivere pienamente il tempo rimasto, Sybil non ama uscire di casa, riuscendo comunque a tener vivo il contatto con il mondo esterno. Lunedì, mercoledì e venerdì mattina scrive lettere dalla sua scrivania che guarda il lago e il giardino pieno di fiori. Sybil è la protagonista dell’esordio di Virginia Evans, pubblicato in Italia da Rizzoli, dopo il grande successo negli Stati Uniti, grazie a una traduttrice di lungo corso come Giuseppina Oneto: Tutte le mattine di Sybil (369 pagine, 18,50 euro)
Elaborare il passato
Scrivere lettere è un bisogno ancestrale per lei che ha cominciato a 9 anni. Lettere per suo fratello, i suoi figli, gli amici, persino il vicino di casa con cui si scambia amorevolmente gli auguri per il Natale e per i compleanni. Una vita lenta si direbbe, ma questo tempo serve a Sybil per elaborare il suo passato, per scoprire ciò che le è stato nascosto. Infatti è stata adottata quando aveva 14 mesi da genitori che l’hanno accolta insieme a suo fratello Felix, anche lui adottato. La trama della sua vita apparentemente brillante nasconde tratti bui e dolorosi: un marito che ha lasciato, pur amandolo, un figlio morto da bambino, caduto in un lago durante una vacanza in Canada, evento drammatico che devia la traiettoria della sua vita imponendole scelte faticose per il futuro.
Un lutto perenne, il cuore pesante
Un lutto presente per tutta la vita, che ha fatto sì che Sybil si rifugiasse nel lavoro, per non pensare. Non è stato facile lasciare andare il figlio Gilbert e prendersi cura della figlia, Fiona, che vive in Belgio dove si è trasferita col padre e che non ha rapporti semplici con la madre, e dell’altro figlio, Bruce, che vive negli Stati Uniti. Era un vera stacanovista, prima della morte del figlio, e lo è rimasta anche dopo, con quel velo di tristezza e solitudine che non l’ha mai abbandonata. Perdere un figlio non si accetta, il senso di colpa la opprime, ma deve pur andare avanti e Sybil riesce a trovare il modo per farlo, pur penalizzando alcuni affetti. Con un dolore così grande nulla è come prima, il cuore diventa pesante come un pezzo di piombo, preme sui polmoni ed è difficile respirare, per l’esistenza che rimane. E Sybil non fa solo i conti con un passato che non perdona, ma cerca di rintracciare sua sorella grazie a un esame del DNA, che le è stato regalato da suo figlio per un Natale. Si apre una nuova maglia difficile da ricucire, ma è l’unico modo per mettere insieme i pezzi, anche se con dolore.
Il destino delle lettere (anche non spedite)
Una trama eccellente e avvincente, quella costruita da Virginia Evans, che viene fuori lettera dopo lettera ai più svariati destinatari. Come un labirinto che, però, grazie al desiderio faticoso di Sybil di dare luce alle ombre del suo passato, ci conduce alla via d’uscita. Le lettere che Sybil scrive l’hanno salvata dal macigno sul petto, dal dolore, ma chissà che questa corrispondenza, su larga scala e per molto tempo, non abbia intaccato le relazioni, creando distanze, anche con persone care e più vicine: è il dubbio di Sybil, che nella scrittura ha trovato sempre conforto e rifugio. E poi ci sono quelle lettere senza destinatario indicate con NON SPEDITE che incuriosirono il lettore e allo stesso tempo sono la cartina di tornasole per Sybil.
Mi domando: le lettere. Tutte le lettere. Mi domando se è stato uno spreco. Pagine e pagine di lettere. Mi domando cos’è stato tutto questo in realtà. Diventerò cieca e per me le lettere non saranno più niente. Sarà come se non ci fossero e questo significa, in un certo senso, che non ci sono mai state? Non so. Dezi mi ha detto una cosa. Ha detto che nella vita umana ci sono complessità che non possono essere ridotte a tutto bianco o tutto nero. Ovvio! Ovvio.
La fragilità, le certezze e i desideri
Sembrano infinite le lettere (alcune sono anche email) che l’anziana invia e che riceve – e sono interessanti per il lettore i consigli di lettura che dispensa, quasi sempre, alla fine di ogni lettera, alcune indirizzate a grandi scrittori come Joan Didion o Kazuo Ishiguro – e inizialmente può sembrare difficile trovare le coordinate della storia. Chi legge si trova davanti a una marea di nomi che non hanno subito un volto e un legame fra loro ma, lettera dopo lettera, Virginia Evans ricostruisce abilmente e in maniera ordinata, i rapporti con familiari, amici e colleghi. Il risultato è un romanzo che prova a celebrare la vita, nonostante tutto, senza attenuare quel che fa male, senza voler convincere che sia tutto rose e fiori, o che sia tutto inutile e imperfetto. La vita è tante cose assieme e questo primo libro, così maturo, di Virginia Evans coglie nel segno, specie quando non nasconde la fragilità che sempre accompagna la protagonista, mescolandosi con le certezze della Sybil in carriera e con i desideri e gli obiettivi della Sybil mamma e moglie alla ricerca della verità.
Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

