“Elsa Morante l’incantatrice” è un magistrale saggio di Rosanna Dedola, che intreccia documenti, testimonianze e interpretazione psicologica, alla ricerca di una continuità tra l’esperienza di Elsa Morante e la sua opera. Una biografia senza pettegolezzi e che evita ogni compiacimento…
Uno scrittore può perennemente sedurre i lettori? Sì, se si chiama Elsa Morante ed è una donna che ha attraversato il Novecento attraverso se stessa come materia viva e ha fatto della scrittura il proprio modo di stare al mondo. Rossana Dedola, ricercatrice alla Normale e docente anche all’estero, ha una lunga bibliografia, in cui si è occupata anche di scrittura femminile (da Grazia Deledda a un recente volume per Nutrimenti, Il coraggio di essere libere. Scrittrici contro il fascismo). Un suo libro magistrale è Elsa Morante l’incantatrice (568 pagine, 28 euro), per i tipi di Lindau.
Vita e nuclei emotivi
Si tratta di un lavoro ampio, denso, vertiginoso, in cui Rossana Dedola riversa un lungo lavoro d’archivio su una figura molto più che complessa, tra slanci e contraddizioni. L’autrice del saggio, che ha anche una formazione psicologica oltre che letteraria, decide per questa biografia dell’autrice de La Storia di intrecciare documenti, testimonianze e interpretazione psicologica, alla ricerca di una continuità profonda tra l’esperienza di vita e culturale di Elsa Morante e la sua opera: ogni romanzo, ogni poesia, ogni gesto pubblico sembra nascere da un nucleo emotivo che Dedola prova a illuminare. La biografia insiste sui primi anni di vita, che la stessa Elsa Morante considerava decisivi. La bambina cresciuta in un ambiente familiare segnato da segreti e ambiguità (fotografato con precisione e pudore) porta con sé una sorta di senso di disallineamento che diventerà materia narrativa. L’infanzia risulta abbastanza facilmente la matrice di un modo di percepire il mondo, di una sensibilità che non tollera le mezze misure. Come la giovane Elsa vive tra la disciplina e l’irrequietezza, tra la protezione e l’abbandono, così moltissimi dei suoi personaggi vivranno sul crinale tra desiderio e perdita.
Dare forma a un mondo interiore
L’apprendistato, la costruzione della propria voce, la distanza da scuole o gruppi, il dialogo con la tradizione ottocentesca e con la narrativa europea. E poi l’incontro con Alberto Moravia, il matrimonio, le amicizie e le inimicizie nel mondo letterario. Dedola racconta senza indulgere al pettegolezzo. Preferisce soffermarsi sulla genesi dei grandi romanzi, mostrando come ogni opera sia un atto di necessità, un tentativo di dare forma a un mondo interiore che non conosce tregua, senza mai cadere nell’autobiografismo diretto. Accanto alla scrittrice c’è una donna che affascina e inquieta, che non permette a chi la incontra di restare indifferente, magnetica, capace di entusiasmare e irritare, generosa e brusca, vulnerabile e imperiosa. Elsa Morante appare come una donna che vive tutto con radicalità, che non conosce la prudenza emotiva, che si espone fino a ferirsi. E proprio questa radicalità, sembra suggerisce la biografia, è la fonte del suo talento feroce.
Una vita senza riserve
Il ritratto di Elsa Morante che emerge è efficace, senza sconti. Rosanna Dedola affonda il naso anche negli ultimi anni, quelli della solitudine, della malattia, del ritiro. Lo fa con rispetto, evitando ogni compiacimento. La parabola di Morante non viene presentata come una caduta, ma come la conseguenza di una vita vissuta senza riserve. Non sembra la biografia di qualcuno che non c’è più, morto da decenni. C’è un corpo vivo di opere, una fiamma che non si lascia spegnere.
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