Mario Di Caro, il sogno della musica della libertà a Palermo

Di sogni fatti per essere realizzati, di pazzie e di musica nuova racconta “Jazz Club. Storia di whisky e contrabbassi”, romanzo di Mario Di Caro. La storia del Brass Group, lunga oltre cinquant’anni, fatta anche di grandissimi nomi (Ellington, Davis, Mingus, Randisi) e di successi incredibili, partì in uno scantinato…

Un giornalista schivo e amante del mare ha disseppellito, a Palermo, un’epopea malinconica senza scriverne malinconicamente. Il risultato è un libro sorprendente, di scelte irrevocabili. su un luogo che aveva «cullato sogni e scritto destini» Si comincia da un “ritrovamento”, da un «dardo scagliato dritto al cuore, roba da melodramma», e si finisce con la musica che finisce per ricominciare sempre, di un sogno che resta. In mezzo una storia iniziata cinquant’anni prima e un personaggio fittizio, Ignazio, ma ispirato a una figura in carne e ossa, Ignazio Garsia, fondatore del Brass Group, allora giovane e nel presente della narrazione decisamente più anziano, che sente il jazz come musica della libertà e «spina dorsale della sua vita». Di quindici capitoli essenziali, di una scrittura trasparente, di un andirivieni cronologico si compone Jazz Club. Storia di whisky e contrabbassi (126 pagine, 15 euro), terza opera romanzesca del giornalista Mario Di Caro, che si occupa di cultura e spettacoli dalla redazione palermitana del quotidiano La Repubblica ed è tornato alla narrativa dopo lunghi anni. Un libro edito nella collana Lapilli (ne abbiamo scritto qui) dell’editore Kalós, negli ultimi mesi fucina di novità che lasciano il segno.

Una città strangolata da Cosa nostra

Non lo capite che è tempo di ascoltare una musica nuova? Il jazz! Lo sentite il suono di questa parola? Jazz! Piano, batteria, contrabbasso, tromba, l’America, la Statua della Libertà, Harlem, l’Apollo, il Cotton Club, Ella Fitzgerald, la Carnagie Hall! Non lo capite che la musica sinfonica alla gente non basta più, che la lirica non basta più? Qui dobbiamo fare il jazz! E lo faremo ogni sera.

L’obiettivo realizzato con successo di una casa del jazz a Palermo, si dispiega in quest’opera di Mario Di Caro, con la forza della passione e la scommessa incosciente di un giovanotto, capace di abbandonare uno stipendio sicuro per affittare uno scantinato e dare in pasto qualità e novità a una città affamata di musica. Non una città qualunque, ma una metropoli soffocata dalla mafia, che contava quotidianamente morti ammazzati per strada, e poi quella del Maxi-processo e ancora delle stragi dei primi anni Novanta, ferite non rimarginabili. Attorno dolore, vigliaccheria, malaffare e sangue, ma il cuore forte della Palermo che non sparava, in quegli anni, batteva al ritmo dei sogni in cui bisognava credere, con un sapore di tè freddo (non era tè freddo…) sulle labbra.

Un’idea e un sound (scandinavo)

Le comparse di questo romanzo? Fuoriclasse della musica, come Aretha Franklin e Duke Ellington, Chet Baker e Dexter Gordon, e ancora Charles Mingus, Enzo Randisi, Miles Davis, Carla Bley e Frank Sinatra. I protagonisti sono, però, un’idea e un sound (scandinavo, ci credereste?), linfa di migliaia di concerti, di scommesse enormi, di successi e battute d’arresto. È una strada lastricata di musica e voci, di aneddoti ed eroi, di amici impavidi e testardi, la storia della Fondazione Brass Group di Palermo, centro vivo di una realtà con pochissimi paragoni in Europa. Mario Di Caro, con qualche licenza poetica, con occhio vigile, con animo partecipante, ha rievocato una storia unica, in un romanzo che suona indubbiamente come una testimonianza delle origini mitiche e con un omaggio a un luogo che rimbomba di cultura e può cercare il futuro nel passato…

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2 pensieri su “Mario Di Caro, il sogno della musica della libertà a Palermo”

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