La giornalista e filologa Alessia Pizzi cura il Progetto Poetesse e ha ideato l’Osservatorio della poesia femminile contemporanea: “Sono una realtà invisibile, ma abbiamo censito le poetesse contemporanee, pubblicano parecchio e con diverse case editrici. E il progetto continua…”
La nostra indagine di ricognizione dell’universo poetico prosegue con l’intervista a Alessia Pizzi, giornalista e filologa, curatrice del Progetto Poetesse (qui il link): donne da ricordare e ideatrice dell’Osservatorio della poesia femminile contemporanea (qui il link). Cercheremo con lei di tratteggiare caratteristiche, temi, stili e geografie della poesia femminile contemporanea, alla ricerca, se possibile e dotata di senso, di una definizione della sua specificità».
Da dove nasce il Progetto di Poetesse donne da ricordare, articolato in un sito e un magazine digitale?
«Il sito è l’evoluzione naturale del decennio di divulgazione sulle tematiche di genere che ho svolto dopo la laurea. Nella fattispecie mi sono laureata con una tesi sulle poetesse dell’antichità greca vissute dopo Saffo (Anite, Nosside, Erinna) e sconosciute ai più. Ho raccontato le loro opere e le loro figure in molte occasioni, fino a scrivere su di loro anche un corto teatrale (qui il link). Riscontravo tanto interesse nei vari convegni ed eventi, così ho deciso di aprire un sito esclusivamente dedicato alle poetesse, spesso assenti nei manuali di scuola, nelle antologie contemporanee e soprattutto nell’immaginario comune».
Quali sono, a suo avviso, le ragioni della marginalità e scarsa conoscenza dell’universo femminile in versi? È una lacuna contemporanea o accomuna le poetesse di ogni tempo, fuori e dentro il canone letterario?
«È un’eredità. Il canone che studiamo a scuola e che ridefiniamo nelle antologie contemporanee è frutto di una scelta, e ogni scelta comporta delle esclusioni. Nel corso dei secoli non sono esistite poche donne geniali: semplicemente sono state escluse da alcune dimensioni che, per convenzione sociale e culturale, erano considerate appannaggio degli uomini».
È così anche all’estero?
«Per quanto riguarda la mia materia, e quindi la filologia classica, all’estero la nascita dei Gender e Women’s Studies ha velocizzato il recupero delle voci femminili. Per la mia tesi ho reperito gran parte della bibliografia a Oxford: in italiano c’era ben poco».
La rete, i social, la comunicazione digitale possono contribuire a colmare tali lacune, offrendo maggiore visibilità e conoscenza dell’universo femminile in versi?
«Sì, la mia vita è da sempre divisa tra internet e cultura perché di fatto lavoro da dodici anni come consulente di digital marketing. Ho provato a unire la mia conoscenza classica a quella digitale per creare un archivio, un patrimonio destinato a restare».
Ci vuole parlare dell’Osservatorio della poesia femminile contemporanea? Da dove nasce? Quali fini si propone? Come è strutturato e articolato?
«L’Osservatorio nasce dai dati raccolti attraverso le interviste che ho effettuato negli ultimi anni alle poetesse contemporanee. Chiunque può partecipare al censimento compilando un’intervista online attraverso Google Moduli, che viene poi pubblicata nella sezione “Autoritratti”. Quest’anno, mentre studiavo l’impatto dell’Intelligenza Artificiale su Google per lavoro, mi sono detta che dovevo creare un patrimonio di dati sulle poetesse, una mappa capace di documentarne la presenza. In pratica ho portato ancora una volta il mio lavoro di consulente nella mia dimensione giornalistica, e da qui è nato l’Osservatorio».
Quale affresco della poesia femminile contemporanea ne emerge?
«Le poetesse contemporanee sono attive, pubblicano parecchio e con diverse case editrici. Non c’è ancora un punto di riferimento editoriale nel settore, ma spiccano Eretica e Ensemble. I temi trattati sono molto legati alla vita personale, ma c’è anche chi parla di impegno civile. I modelli letterari delle poetesse sono sia poeti uomini che donne: tra le donne spiccano Alda Merini e Emily Dickinson, non a caso le più note nel panorama mainstream».
Quali sono gli aspetti, a suo avviso, più interessanti di tale censimento? Perché?
«Il censimento dà voce a una realtà invisibile. Timidamente ho provato a far evolvere il progetto della professoressa e poetessa Biancamaria Frabotta, che realizzò una pionieristica ricognizione delle poetesse contemporanee nell’ormai introvabile libro “Donne in poesia. Antologia della poesia femminile dal dopoguerra ad oggi”. Quello che non viene mappato non esiste: una matrice di dati crea una realtà e la definisce. Rende visibile l’invisibile».
Ve ne sono anche di contraddittori o controversi?
«Sicuramente. Ad esempio, il fatto che, nonostante le poetesse siano molto attive, non emergano case editrici di riferimento: poche poetesse hanno pubblicato più libri con la stessa casa editrice. Oppure che tra i primi dieci modelli letterari ricorrano sempre gli stessi nomi: dopo Merini e Dickinson, Plath, Cavalli e Szymborska. È un dato interessante perché mostra quanto il canone agisca anche sulle poetesse contemporanee e quanto sia ancora ristretto il numero di autrici del passato che riescono a diventare modelli condivisi».
È un progetto concluso o aperto e destinato a una continua evoluzione?
«Il primo report (qui il link) è uscito nel 2026. Ho sistemato il modulo delle domande per renderlo ancora più puntuale al fine di creare nuove analisi. Ora sto pubblicando le interviste delle poetesse che continuano a censirsi per costruire la base delle prossime indagini».
Se qualcuno fra i nostri lettori e lettrici volesse approfondire la conoscenza della versificazione femminile, da chi o da quale silloge poetica potrebbe iniziare? Meglio esordire dalle poetesse del passato o da quelle che abitano il presente?
«Il mio suggerimento è aprire il sito di poetessedonne.it e cliccare sulla mappa in homepage: a ogni pin corrisponde la scheda di una poetessa. Scegliete a caso nella mappa e iniziate da lì!».
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