Una ragazzina, Sirio, a capo di una banda. Un soldato ferito. La Toscana del 1943, quando la guerra starebbe finendo per ricominciare. Con “L’inverno delle stelle” Nicoletta Verna si confronta con la letteratura per ragazzi. Parlando di fascismo, resistenza e complicità, senza didascalismi…
Scrivere, idealmente, per un pubblico più giovane non significa semplificare. Va in ben altra direzione L’inverno delle stelle (408 pagine, 17,50 euro), edito da Rizzoli, che segna il primo approdo di Nicoletta Verna alla narrativa per ragazzi, dopo un percorso costruito su due romanzi per adulti: Il valore affettivo, uscito per Einaudi nel 2021, dopo una menzione speciale al Premio Calvino, e soprattutto I giorni di vetro, che nel 2024 ha consacrato l’autrice presso pubblico e critica, e ha conquistato traduzioni in oltre venti Paesi. Nel suo più recente volume la lingua è più asciutta, capace di correre alla stessa velocità dell’azione.
La vita bugiarda di una bambina
Sirio ha un nome che sembra fatto apposta per confondere, un nome da maschio appiccicato a una femmina sveglia e testarda, e possiede un talento particolare: mentire con una naturalezza che agli adulti intorno a lei pare quasi un dono. Siamo a Fiesole, sulle colline sopra Firenze, nell’estate del 1943, in quel tratto di tempo sospeso in cui la guerra sembra ancora una faccenda di adulti lontani. Sirio guida una piccola banda di coetanei tra boschi, cave abbandonate e rovine, con la sicurezza di chi ha già deciso che il mondo, per quanto ostile, si può ancora piegare a forza di invenzione e coraggio. Poi arriva l’armistizio dell’8 settembre, e quella sospensione si rompe di colpo, portando la guerra dentro casa, dentro le colline che fino a un attimo prima erano quasi soltanto terreno di gioco.
Quando le menzogne non bastano più
Il punto di svolta arriva quando il gruppo si imbatte in un soldato ferito, privo di parola e di memoria, la cui uniforme non basta a stabilire con certezza da che parte stia. È un nemico da lasciare al proprio destino o un essere umano da soccorrere? Su questa domanda la banda di Sirio si spacca: c’è chi vorrebbe curarlo di nascosto, chi preferirebbe lasciarlo morire, chi si limita a osservare aspettando che qualcun altro decida per tutti. Sirio sceglie la compassione. Attorno al mistero di quell’uomo senza identità il romanzo costruisce una tensione: crescere, per Sirio, comincia a significare anche sbagliare, mettersi in pericolo, scoprire che le bugie con cui ha sempre addomesticato la realtà non bastano più a proteggerla.
La guerra incarnata
Ciò che distingue questo romanzo da tanta narrativa storica pensata per un pubblico giovane è la scelta di non fare della guerra uno sfondo generico, ma di farla incarnare, uno per uno, nei singoli membri della banda. I gemelli Cesco e Gaetano portano addosso il marchio delle leggi razziali; Giovacchino ha perso l’uso di un occhio per le percosse di un padre violento, in una brutalità domestica che precede e affianca quella della guerra; Pietro è cresciuto respirando la retorica fascista come unica lingua disponibile; Dante è figlio di un comunista braccato dal regime, costretto a misurare ogni parola per non tradire un segreto di famiglia. Ognuno di questi ragazzini arriva all’incontro con il soldato ferito già carico di una storia personale. È una costruzione che permette a Verna di parlare di fascismo, resistenza e complicità senza mai ricorrere alla… lezione frontale, lasciando che sia la composizione stessa della banda a rendere visibile quanto fosse trasversale, in quegli anni, la responsabilità di ciascuno.
Ichino, Carlo Levi e Hack
Nel tessuto inventato della trama si infilano alcune presenze realmente esistite. Una è quella di Anna Maria Ichino, partigiana fiorentina che nella propria casa ospitò esuli e ribelli, tra cui Carlo Levi, lo scrittore che proprio in quelle stanze avrebbe scritto il romanzo dedicato al proprio confino in Lucania. L’altra, forse la più sorprendente, è quella di una giovanissima Margherita Hack, che nell’estate del 1944 si trovava effettivamente a Firenze a completare la propria tesi di laurea: un’appassionata di stelle come Sirio non poteva non lasciarsene incantare. Questi innesti biografici funzionano piuttosto come finestre improvvise sul reale, capaci di ricordare al lettore che la Storia, quella con la maiuscola, è sempre fatta di persone che a un certo punto hanno dovuto decidere qualcosa.
La responsabilità morale
La guerra raccontata in queste pagine appartiene a un’epoca precisa e non è sovrapponibile a nessun conflitto attuale, eppure il nodo che il libro mette a fuoco, quello dei bambini costretti a diventare adulti troppo in fretta, a decidere da che parte stare quando gli adulti stessi hanno smesso di saperlo fare, resta una costante che attraversa ogni epoca di guerra. La vera scommessa vinta del romanzo sta nel rendere comprensibile ai lettori più giovani non l’orrore in sé, che resta indicibile, ma la responsabilità morale che ogni singola persona, anche piccola, spaventata, continua comunque a portarsi addosso.
Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

