MAMURIO L.

Gli amori tormentati riempiono librerie e biblioteche. E noi li amiamo. Ma non così noiosi e pieni di stereotipi

L’idea c’è. Strada facendo però, lo sviluppo del thriller prende una piega che a tratti rasenta il grottesco. Peccato

Se l’intento di Peter Handke, fresco di Premio Nobel, era quello di trasmettere noia e apatia, ci è riuscito benissimo

Per la serie “anche i grandi, toppano”. Vi assicuriamo che Echenoz ha fatto molto meglio, ma questa spy-story in salsa franco-nordcoreana è meglio evitarla

Una coppia che non funziona, un protagonista insopportabile, una scrittura elementare, e un happy end scontato. Può bastare per scoraggiarne la lettura?

Nomen omen. Lo scivolone di una carriera più che pregevole. Un horror che non trasmette ansia. Alcune banalità. Finale improponibile/incomprensibile.

Nonostante il blurb entusiasta del leggendario Pynchon in copertina…  una lettura da cui si esce stremati, per il tedio che trasmette in centinaia e centinaia di pagine. 

Lento, esasperante, inconcludente. Sarà che a Natale vogliamo sentirci raccontare altre cose; o forse Calaciura ci ha abituato troppo bene

Sciapo e inconsistente. Nell’ansia di importare campioni della letteratura statunitense si prendono anche certi granchi…

L’ottimo Dawkins stavolta ha toppato: una pietanza che sa tanto di minestra riscaldata (pessima pure la copertina)

Anche i giganti toppano. Lasciano perplessi questi reportage dal Mare Nostrum, scritti giusto per spillare quattrini ai committenti.
Senza rancore, Georges.

Personaggi prevedibili, punto di vista ai limiti del banale, voce narrante priva di complessità per le pretese del tema

Pasticciaccio brutto, pseudo giallo, personaggi appena abbozzati, qualche stereotipo partenopeo di troppo. Scialbo

Poche sentite parole: ma stiamo scherzando?

Un’occasione sprecata. Prolisso, farraginoso e colloso

Didascalico, a tratti grottesco. Noia mortale, senza mordente