Gli alberi, Calvino e quella canzone da ribelli

Non china la testa, Cosimo Piovasco di Rondò, e mantiene la promessa di resistere sugli alberi, ne “Il barone rampante” di Italo Calvino, la cui eco pervade anche “Gli alberi”, un brano della band milanese “I ministri”. Un parallelo e alcune corispondenze…

Curati, tagliati, sterminati, ripiantati, segati, aggrediti, ricostuditi. Fonte di ossigeno, cellulosa, casa di animali, creatori di fiori e frutti. Sono gli alberi, dalle mille chiome diverse che si stendono al vento regalandoci, dall’alto, vedute straordinarie: le onde argentee degli ulivi, le nuvole piccole e dal verde intenso degli aranci, l’immensità e l’ombrosità dei noci, la potenza delle radici dei ficus.

Ed è dall’alto che osserva i suoi alberi il Barone Rampante. Italo Calvino, dopo la luna, ci regala una visione dell’albero come rifugio da un mondo troppo burocratizzato, sfogo per l’infanzia che vuole rimanere felice e incantata da quello che di bello c’è ancora nella natura o, meglio, nel ritmo naturale delle cose.

Cosimo e la partita d’amore

Ma l’infanzia passa, le scorribande delle pestifere comitive di amici finiscono. E subentra l’amore: un sentimento che spiazza, lascia confusi, amareggiati, per poi riportarci alla felicità, al desiderio, ai sogni ad occhi aperti. Ed è l’albero del Barone Rampante, il nobile ligure Cosimo Piovasco di Rondò, a diventare nido d’amore e di speranze, luogo di attesa e di sfide giocose che nascondono il desiderio profondo di un contatto oltre la terra: sospeso.

È lì, sui rami degli alberi, che si gioca la partita d’amore tra il Barone Rampante e Viola, tra gelosie e fraintendimenti.

Una veduta privilegiata

Ma è anche lì, su quegli alberi, che il nobile Cosimo organizza la sua quotidianità, le sue relazioni sociali e i suoi impegni anche politici. L’albero diventa il luogo di una veduta privilegiata: sarà perché da lì, le cose come i fatti, si guardano da un punto di vista diverso. Sarà perché si è più in contatto con il cielo. Sarà perché si è lontani dalla quotidianità soppressa dal grigio.
Sarà perché si è liberi, ed è solo lì sopra che si può ottenere un atto di ribellione contro la cosiddetta “civiltà”.
L’albero sarà anche il luogo-capolinea della vita di Cosimo, prima di lanciarsi in quel cielo che è stato – per anni – il suo unico e vero tetto. E in questo ultimo tratto della sua vita, Cosimo dà una lezione a tutti: non si arrende. Non tradisce la sua promessa (quella di non scendere mai più dagli alberi).
Dimostra che anche davanti alla fine si può scegliere di non chinare la testa. Possiamo non arrenderci e in questa nostra lotta ribelle l’albero è lì, a custodirlo e a fargli da scudo.

Musica e parole

C’è un filo che unisce il romanzo di Calvino con un brano di dieci anni fa, contenuto nel terzo cd della band milanese “I Ministri”: Gli alberi, appunto.

Il testo si apre con una strofa che non può non ricordarci Cosimo. La gente, infatti, iniziò a guardare lì, sugli alberi dove lui viveva, passava, organizzava le sue attività. E la gente, si sa, non può di certo vedere tutto questo come “normale”.

Anche questa volta mi dovrei difendere
Dagli sguardi della gente
Perché non ha più senso sentirsi diversi o
Provare ad assomigliare a tutti

Per poi cantare, nel ritornello:

Noi saliremo sopra gli alberi
e sputeremo in testa a chi si avvicinerà.
E guarderemo da lontano le guerre
che incendieranno la nostra città.

E getteremo le divise a terra,
e bruceremo la bandiera bianca
e guarderemo da lontano le guerre
che incendieranno la nostra città.

La libertà e nessuna resa

Anche in questo brano si sceglie di rimanere sopra gli alberi: nonostante le guerre, nonostante il mondo che ci circonda vada in frantumi. E nonostante l’amore perduto.
E poi ancora, si rinuncia a indossare la divisa: richiamo indistinguibile alla libertà tanto ricercata e ottenuta da Cosimo, alla sua lotta al conformismo (tanto desiderato dall’ambiente che lo circonda). Si rinuncia alla divisa e quindi via: si può gettare a terra, mentre la vita continua sugli alberi.

E poi ancora: non si è disposti alla resa. La bandiera bianca viene bruciata.
Come ha fatto Cosimo: non viene meno al suo anticonformismo e alla sua promessa nonostante le sue mille vicissitudini osservate dall’alto, nonostante l’avanzare dell’età, nonostante la fine della propria vita sia ormai imminente.

Lui resta un ribelle, fino alla fine dei suoi giorni. Ed è solo grazie ai suoi alberi.

 

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