Solo libri e personaggi salvano l’infanzia di Bayley

Grazie alla lettura e alla letteratura si può sopravvivere ai propri dolori. Lo racconta Sally Bayley nel memoir “La ragazza con la colomba”. I protagonisti dei classici diventano una famiglia immaginaria accanto a quella reale e contribuiscono a riscattare un’infanzia difficile. Un libro trascinante che insegna, prima di tutti alla narratrice protagonista, a fare i conti con la realtà…

Tutte le storie hanno degli antefatti, o quantomeno tutte le storie che valga la pena conoscere, e tutti i lettori desiderano ficcare il naso in quegli spazi non illuminati. Leggiamo per tornare in quegli angoli bui e polverosi, per ritrovare sfregando i vecchi motivi: lo strano simbolo sotto l’intonaco umido, gli scarabocchi sul muro fatiscente. La lettura è una torcia potente che illumina il buio.

Queste sono le prime parole della voce narrante, che parla in prima persona, di La ragazza con la colomba (317 pagine, 17 euro) di Sally Bayley, pubblicato da edizioni Clichy e tradotto da Giada Diano. Un memoir, un racconto intimo e potente della propria infanzia, trascorsa in una casetta in riva al mare nella provincia inglese e segnata da una situazione familiare dura e inquietante. Sally cresce con la madre, la nonna e tanti fratellini, ma un giorno dell’estate 1976 uno di loro, David, sparisce all’improvviso. Dopo quel terribile episodio, nulla sarà come prima e la piccola protagonista si rifugia in un mondo fatto di libri e letture, costruendosi una realtà alternativa.

La lettura è una forma di fuga, e un lettore avido è un artista della fuga. Ho iniziato a fuggire nel momento in cui ho cominciato a leggere.

 

Una casa diroccata, una biblioteca che salva

Un’infanzia trascorsa accanto ai protagonisti dei grandi classici della letteratura, da Miss Marple a Jane Eyre e David Copperfield: sono personaggi che prendono vita nella sua fantasia, le parlano, le danno consigli, al punto da diventare veri e propri punti di riferimento e membri di una famiglia immaginaria che, al contrario di quella vera, l’aiutano a superare l’infanzia difficoltosa. In una casa diroccata vive con altri dodici bambini e tre adulti (la mamma, la nonna grazie alla quale ha iniziato a leggere, e la zia Di) nella miseria, quella che ti costringe a mangiare ogni sera sempre e solo toast al formaggio. Nonostante ciò, quella casa ha spazio per ospitare Shakespeare e Dylan Thomas.

Sul potere salvifico dei libri e della letteratura si è scritto tanto, ma quando la testimonianza è vera e diretta come in questo caso, questo potere si amplifica talmente tanto da consentire di superare e sopravvivere al proprio dolore. Sally Bayley ritrova se stessa attraverso la lettura: nei libri riscopre la voglia di sognare ed emozionarsi, la voglia di vivere giorni che non sono mai esistiti se non quelli che ha immaginato dai romanzi e dalle favole. La biblioteca comunale di Littlehampton è la sua ancora di salvezza: senza quei libri non avrebbe mai potuto trovare la sua strada oltre le tende, ci fa sapere.

Leggere, mi diceva mia nonna, è il trampolino di lancio per cose migliori. Se sei una buona lettrice, non dovrai mai fare i conti con tutto questo.

Il labile confine tra realtà e fantasia

Sally Bayley sceglie di intrecciare la narrazione dei fatti della sua infanzia con le trame e i protagonisti dei romanzi che ha letto. Ciò che ne viene fuori è uno stile narrativo unico e geniale allo stesso tempo, anche se può risultare difficoltoso capire quando la realtà lascia spazio alla fantasia.

Ho incontrato il mio primo vero fantasma quando avevo dieci anni. Si chiamava Jane Eyre e l’ho trovata seduta sugli scalini della biblioteca con indosso un vestito marrone sgualcito. A quel tempo avevo finito i libri di Agatha Christie ed ero alla ricerca di qualcos’altro. Mi serviva una nuova amica.

Questo periodo fa ben capire la flebile linea di demarcazione tra realtà e immaginazione che si mescolano al punto di sovrapporsi e cambiare prospettive e apparenze. Lo straniamento, quell’artificio letterario che ha lo scopo di far uscire il lettore “dall’automatismo della percezione”, in questo caso corrisponde ad un reale processo di depersonalizzazione per il quale Sally si allontana dalla propria identità per diventare altro.

Non so proprio spiegarvi cosa accadeva, ma a un certo punto qualcosa di strano prendeva il sopravvento: una persona fatata, un fantasma, uno schiavo ribelle e io non ero più me stessa ma qualcuno di completamente diverso e strano.

Andar via per sopravvivere

La terza ed ultima parte del libro è la più commovente e toccante. La nostra piccola protagonista prende coscienza delle condizioni in cui vive e chiede aiuto a un dottore che finisce per coinvolgere i servizi sociali. Ciò comporta un allontanamento della bambina dalla famiglia, finendo a vivere nel refettorio di Colwood e in diverse case. Prendere coscienza delle condizioni in cui vive vuol dire anche fare i conti con la realtà, la stessa dalla quale si è allontanata grazie ai libri con l’unico scopo di salvarsi e sopravvivere al dolore di appartenere ad una famiglia disfunzionale.

La ragazza con la colomba di Sally Bayley è una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della letteratura, dei libri e delle storie che racchiudono. Un libro trascinante e potente che ci racconta come i romanzi possono essere buoni compagni nel più difficile dei viaggi, quello verso l’età adulta.

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