Sussurri rumorosi, meraviglia e silenzio in Christian Bobin

“Christian Bobin poeta della gioia” di Cristophe Henning non è il semplice compendio della vita e del pensiero dello scrittore francese, ma l’indelebile promemoria di un uomo libero e limpido, appartato e pieno di grazia, osservato da più punti di vista, fra stupore, contemplazione e umiltà…

Biografia con stralci di interviste, brani di libri, scambi epistolari, riflessioni e citazioni, Christian Bobin poeta della gioia (144 pagine, 15 euro) di Cristophe Henning, pubblicato dalle edizioni di Qiqajon, potrebbe essere introduzione all’opera dello scrittore francese per chi ancora non lo conosce, e postfazione per coloro che hanno letto tutto o quasi dell’autore appartato e amatissimo, scomparso nel 2022. Immediato, ma non per questo poco intenso, Bobin merita di essere scoperto e riscoperto, letto, approfondito, commentato. Questo volume – che celebra la sua solitudine nella campagna francese, la sua opera che non si può disgiungere dalla vita, le persone fondamentali che hanno contribuito a rendere Bobin quel che era – è un’occasione imperdibile per gustare i sussurri rumorosi che erano i suoi pensieri, capaci di trasformarsi in libri con cadenza regolare, implacabilmente puri e pieni di grazia.

Più vivi che mai

La speciale corrispondenza amicale con Ghislaine, scomparsa giovane e protagonista di Più viva che mai, uno dei suoi titoli più amati, la fede fatta di stupore e contemplazione che non si riconosceva nel «Dio racchiuso nelle istruzioni automatiche delle chiese», ma anche la ricerca del silenzio che non escludeva quella della meraviglia, anzi, e il successo crescente, a cominciare dalla Francia, a partire dalla pubblicazione di Francesco e l’infinitamente piccolo. Sono molteplici gli angoli da cui Henning osserva Bobin. Anche nel rapporto con i genitori, nel dialogo continuo dell’autore con il padre complice, e con la madre indecifrabile, entrambi comunque più vivi che mai, da defunti.

Gioia e tenebre, con lo stesso sorriso

Difficile trovare uno scrittore contemporaneo che sappia parlare con lo stesso sorriso e con la medesima pace interiore di gioia e tenebre, di quotidiano e di eterno. Christian Bobin è stato un ragazzino isolato dagli altri, che poteva uscire da casa solo per andare a scuola. L’hanno salvato i libri, la biblioteca personale che il padre lo aiutò a costruire. Distante dall’agone politico e dalle ideologie, lo scrittore indica una stella polare, l’umiltà, in tanti dei suoi libri e in un’intervista riportata da Cristophe Henning: «…occorre rimettere al centro vitale della nostra società coloro che servono, coloro che rammendano senza fine il tessuto dell’esistenza, coloro che non vivono in base ai budget e alle slide». È un felice promemoria questo libro proposto da Qiqajon, un post it indelebile che non si stacca dai pensieri di chi lo legge, una prova del passaggio sulla terra di Christian Bobin, uomo libero, limpido, spiazzante con i minuscoli prodigi delle sue frasi, non conciliante come potrebbe apparire, cantore della presenza e dell’assenza, di tutti i giorni, nessuno escluso, perché «nessuno è insignificante».

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