Crepe interiori e memorie irrisolte animano le pagine di “Misurare il vuoto” di Caterina Villa. Tra le pareti strette di un veicolo, che diventa una sorta di confessionale e un luogo dell’anima più che uno spazio fisico, si rifugiano i tormentati personaggi del romanzo…
Misurare il vuoto (268 pagine, 18,50 euro) di Caterina Villa è un romanzo, edito da Lindau, che si muove con delicatezza sul confine tra introspezione e mistero, costruendo una storia che parla di ferite intime, memorie irrisolte e possibilità di rinascita. Il cuore della narrazione è una roulotte sulle rive del lago Trasimeno: uno spazio sospeso, quasi fuori dal tempo, che diventa rifugio e confessionale per chi sente il bisogno di fermarsi e guardarsi dentro.
Tre voci intrecciate
Attorno a questo luogo simbolico si intrecciano le voci di Nicola, Ofelia e Simone, tre personaggi segnati da un passato che continua a pesare sul presente. Nicola vive schiacciato dal rimpianto per un amore perduto che ha lasciato un segno profondo nella sua identità; Ofelia tenta di liberarsi dall’ombra ingombrante di una madre che continua a condizionare la sua vita; Simone, invece, è intrappolato in una relazione tossica che percepisce quasi come una punizione meritata. Ognuno di loro arriva alla roulotte portando con sé segreti, paure e frammenti di verità che trovano spazio tra quelle pareti strette.
A rendere ancora più inquieta e affascinante la trama del romanzo di Caterina Villa è la figura enigmatica di T., presenza sfuggente che sembra conoscere più di quanto dica e che lascia dietro di sé messaggi criptici, come tracce di un evento oscuro. La domanda su chi sia davvero e quale ruolo abbia nella storia accompagna il lettore fino alle ultime pagine, alimentando una tensione sottile che si intreccia con la dimensione emotiva del racconto.
Attraversare il vuoto per comprenderlo
La scrittura di Caterina Villa è essenziale ma evocativa: capitoli brevi, ritmo misurato e una narrazione polifonica che permette di entrare nella mente dei personaggi senza mai perdere la coerenza del quadro d’insieme. Il realismo psicologico si mescola a momenti di lirismo, soprattutto nelle descrizioni del lago e della roulotte, che assumono quasi un valore simbolico, come se fossero un luogo dell’anima più che uno spazio fisico.
Misurare il vuoto è, in fondo, un romanzo sulla necessità di attraversare il proprio vuoto per poterlo comprendere. Caterina Villa costruisce una storia intima ma universale, capace di parlare di fragilità e di trasformazione con uno sguardo empatico e mai giudicante. Il risultato è un libro che invita il lettore a fermarsi, ascoltare le crepe interiori dei suoi personaggi e riconoscere, dentro quelle crepe, qualcosa di profondamente umano.
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