Filippo Pistoia, come rimettere il mondo in equilibrio…

Un noir che va oltre il delitto, oltre la retorica della cupezza. Con “Eredità sottratta” Filippo Pistoia ridimensiona il mito del gangster e restituisce al crimine una dimensione quasi quotidiana. Una lettura agile, ma non priva di ambizioni…

Il noir, quando non si limita a riprodurre i propri codici, può diventare una lente attraverso cui osservare una società, le sue ossessioni, le sue contraddizioni, perfino il modo in cui gli individui cercano di dare un ordine al torto subito. È in questa zona di confine, tra racconto criminale e commedia umana, che si colloca Eredità sottratta (168 pagine, 18 euro) di Filippo Pistoia, pubblicato da Ianieri Edizioni nella collana Le Dalie Nere. Un romanzo breve e scattante, costruito intorno a un’eredità contesa, a un progetto di vendetta e a una banda improbabile, ma soprattutto alla possibilità di raccontare il crimine sottraendolo alla consueta retorica della cupezza.

Una commedia degli equivoci

L’intreccio prende le mosse da Giulio, che convoca a Marsiglia la giovane Luisa, arrivata dall’Italia seguendo le indicazioni del nonno. Il lettore scopre progressivamente le ragioni di quell’incontro e il disegno che lo precede: recuperare ciò che è stato sottratto e restituire un torto attraverso un’impresa che ha le caratteristiche del colpo criminale. Per realizzarla, però, occorre mettere insieme una squadra. Ed è proprio nella composizione di questa compagnia, più che nell’enigma in senso stretto, che Filippo Pistoia trova il centro narrativo del libro.
I suoi personaggi sembrano uscire da una commedia degli equivoci: uomini della malavita, figure eccentriche, professionisti necessari all’impresa e individui accomunati non tanto dall’esperienza quanto dalla disponibilità a rischiare. Il loro punto di forza non è l’efficienza, ma una forma di improvvisazione collettiva. Il colpo diventa così un dispositivo narrativo attraverso il quale far interagire caratteri diversi, far emergere rivalità, alleanze, debolezze. La suspense nasce meno dalla perfezione del piano che dalla possibilità, sempre concreta, che qualcosa vada storto.
È una scelta significativa. Filippo Pistoia non sembra interessato a costruire un universo criminale dominato da figure titaniche o da un male assoluto. Al contrario, ridimensiona il mito del gangster e restituisce al crimine una dimensione quasi quotidiana, fatta di interessi, rapporti personali, occasioni e necessità.

Il rovescio del noir

L’ironia non cancella la materia oscura del racconto, ma la osserva da un’altra angolazione. È il rovescio del noir: là dove il genere tradizionalmente accentua la fatalità, Eredità sottratta introduce il caso; là dove cerca il personaggio solitario, costruisce una piccola comunità; là dove spesso prevale la tensione, lascia spazio all’assurdo.
In questo gioco ha un peso anche la Sicilia, e in particolare Palermo. Non una Sicilia da cartolina né esclusivamente quella consegnata all’immaginario della criminalità organizzata, ma un ambiente narrativo nel quale linguaggi, relazioni e memoria contribuiscono a definire i personaggi. Pistoia utilizza questo patrimonio senza trasformarlo in decorazione folkloristica: la città e il suo mondo umano diventano parte del meccanismo narrativo.
La scrittura procede per scene rapide e dialoghi, con un andamento che conserva qualcosa di cinematografico. Il romanzo non dilata inutilmente la materia e affida molto alla successione degli episodi, all’incastro dei personaggi, alla progressiva definizione del piano. Ne deriva una lettura agile, ma non per questo priva di ambizioni: sotto la superficie del racconto criminale affiora infatti una riflessione, leggera ma riconoscibile, sulla giustizia privata e sul desiderio di risarcimento.

Una solidarietà inattesa

L’eredità del titolo è dunque più di un oggetto da recuperare. È ciò che rimane di una storia precedente e che continua a chiedere di essere restituito, riconosciuto, rimesso al proprio posto. Il furto diventa il punto di partenza di una narrazione sulla memoria e sul torto; la vendetta, il pretesto per mettere in scena una solidarietà inattesa.
Con Eredità sottratta, Pistoia conferma una predilezione per il racconto rapido e per i personaggi eccentrici, ma soprattutto mostra di aver compreso una delle possibilità più fertili del noir contemporaneo: non raccontare soltanto il delitto, bensì ciò che gli uomini fanno quando cercano, a modo loro, di rimettere in equilibrio il mondo. Anche quando il loro metodo è decisamente discutibile.

Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *