Sciascia: “Fare poesia, più faticoso di qualsiasi lavoro”

Un breve carteggio con l’amico Stefano Vilardo, lettere dense di consigli, incoraggiamenti e critiche. E un’idea precisa di infelicità, come «condizione necessaria all’intelligenza». Pubblichiamo una delle sei lettere del volume edito in tiratura limitata dall’editore De Piante, «Nessuno è felice: tranne i prosperosi imbecilli»

A Caltanissetta, nell’archivio personale dello scrittore Stefano Vilardo, ci sono gemme nascoste che aspettano solo di essere trovate. Operazione riuscita nel caso della stampa di un prezioso volume (prezioso anche per la sua veste grafica), Nessuno è felice: tranne i prosperosi imbecilli (32 pagine, 30 euro) di Leonardo Sciascia, pubblicato dall’editore De Piante. Raccoglie alcune lettere giovanili dell’autore di Todo ModoL’affaire Moro all’amico di sempre, Stefano Vilardo, anche lui scrittore, autore, fra le altre cose, per Sellerio di Tutti dicono Germania, Germania. Il breve epistolario – curato da Beppe Benvenuto e Giancarlo Macaluso – è quasi tutto temporalmente compresso prima dell’affermazione di Sciascia nel firmamento nazionale, ma rivela già parecchio della sua personalità, di gusti e idee che resisteranno al tempo. Lettere brevi, in cui Sciascia non lesina consigli all’amico e si dimostra estremamente franco nelle lodi come nelle critiche. E in cui spiega la propria idea di infelicità, come «condizione necessaria all’intelligenza».

Il progetto editoriale della casa De Piante – messa su da tre amici, i giornalisti Angelo Crespi e Luigi Mascheroni e l’imprenditrice del settore grafico Cristina Toffolo De Piante – prevede una tiratura limitata (trecento copie numerate più dieci copie d’artista), libri rilegati a mano, una piccola presenza in selezionatissime librerie e la vendita on line. Unica concessione al contemporaneo editoriale, visto che la casa per il resto è lontanissima dai supermarket librari come dall’editoria digitale. Il volume di Sciascia si aggiunge a un catalogo che comprende mostri sacri come Montale, Chiara, Vassalli, Fruttero e Lucentini, ma anche contemporanei di valore come Francesca Manfredi e Aurelio Picca.

Riproduciamo, ringraziando l’editore De Piante (www.depianteditore.it) per la gentile concessione, un particolare della fotografia della copertina del libro, in cui Stefano Vilardo e Leonardo Sciascia sono stati ritratti da Ferdinando Scianna nel 1964 a Caltanissetta, e di seguito una delle lettere proposte nel volume, risalente probabilmente al 1940.

Carissimo Stefano,
contrariamente a quanto tu dici, io finora ti ho scritto tre volte tre a Delia, e una volta anzi (la seconda mi pare) con raccomandata. Hai ricevuto? Il mio silenzio è sempre perdonabile – ma il tuo? O la poesia non ti dà più modo di ricordarti dei tuoi terreni, troppo terreni, amici? Mi piace che tu scriva e mi piace quel che scrivi. Ma ricordati sempre
che bisogna distinguere, vagliare e soprattutto non improvvisare.
Quando comincerai a sentire che scegliere una parola e farla poesia è più faticoso di un qualunque lavoro normale, allora vuol dire che hai qualche speranza per diventare
poeta. D’altra parte non credere che con le mie poesie io faccia sul serio. Allo stesso modo devi fare tu, anche se le tue poesie siano senza paragone più ben nate delle mie.
Non scherzo, ti ripeto che mi fa piacere notare i tuoi progressi.
Ti abbraccio
Leonardo

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