Cavalli contro il vuoto e la meschinità da cui siamo circondati

Più che grottesco è realista “Carnaio”, ultimo romanzo di Giulio Cavalli. In una cittadina che raccoglie a riva migliaia di cadaveri, prevalgono ferocia e indifferenza, dai corpi si prova a trarre profitto e sono poche le tracce di umanità

Un autore stilisticamente impersonale, ma che sa quello che vuole, facendo emergere le voci e i punti di vista dei diversi personaggi. Una cittadina di pescatori, una specie di Aci Trezza catapultata nel presente, una ferocia che si nutre di combustibili in voga come il terrore del diverso, il cinismo, l’egoismo. Teatro, politica, narrativa, giornalismo: Giulio Cavalli – da una decina di anni sotto scorta per le minacce della ‘ndrangheta – ha più di un modo per portare avanti messaggi non molto in voga nell’Italia di oggi. Il suo ultimo romanzo, Carnaio (218 pagine, 17 euro), pubblicato da Fandango Libri, è solo l’ultimo foglio che mette in bottiglia e affida a chi vorrà leggere, a chi vorrà stare ad ascoltarlo, con quel po’ di coscienza che resta,

Cadaveri cloni sulla riva, e come monetizzare

A DF, cittadina sul Mediterraneo ma anche piuttosto universale, proscenio del romanzo di Cavalli, le onde del mare consegnano cadaveri sulla riva, prima pochi, poi innumerevoli, tutti uguali, quasi dei cloni. Attirando velocemente l’attenzione mediatica, le telecamere di mille tv. Si fa in fretta a smarrire l’umanità a DF, si chiede aiuto al governo centrale, che nicchia, non sa e non dice come affrontare l’emergenza. E allora il sindaco, assecondato e sostenuto, più che alla giustizia pensa a quella che lui considera sicurezza, fa di testa sua, cerca addirittura di sfruttare i corpi, di ricavarne profitto. Sgradevole, ma non irrealistico, perché l’attualità ci racconta un’indifferenza, un’ipocrisia, una meschinità e una violenza che sono solo a un passo da certe conseguenze immaginate in queste pagine, cioè quella di monetizzare, in qualche modo, l’ondata dei cadaveri, in un meccanismo perverso. Pochi, pochissimi gli appigli di umanità, messi in scena da alcuni personaggi di questo romanzo corale, che si nutre dello sguardo e delle parole di singoli in un felice e convincente intrecciarsi di voci.

Un’umanità smarrita e colpevole

Carnaio è un romanzo sul vuoto da cui siamo circondati, su un’umanità smarrita e colpevole, non semplicemente confusa, ma che ha deragliato coscientemente da qualsiasi forma di civiltà, rispetto e solidarietà. E che si scaglia contro i “diversi”, a cominciare da chi non adegua il proprio pensiero alle opinioni che sembrano essere più in voga. C’è chi si adegua, per quieto vivere, e sposa il silenzio o addirittura posizioni aberranti. In pochi resistono e non allineano il proprio sguardo e le proprie parole. Più di una metafora di quello che accade oggi intorno a noi. C’è molto realismo, a dispetto del grottesco che dovrebbe percorrere il libro di Cavalli.

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