Abbandonare la normalità, Eliete “eroina” di Cardoso

In “Eliete. La vita normale” di Dulce Maria Cardoso la presa di coscienza della solitudine e dell’infelicità della protagonista – vita e famiglia apparentemente felici – che si rivolge in prima persona al lettore. Una domanda che sembra scorrere lungo tutto il romanzo è: Qual è il limite entro i cui confini è possibile cambiare affinché gli altri continuino ad accettarci? Dal finale si capisce che questo è il primo volume di una serie

Una donna con molte scelte alla spalle, una vita che ormai è un groviglio di sentieri già percorsi, un riflesso allo specchio come testimone inclemente di un passato che non tornerà più. Eliete, cresciuta in Portogallo durante i primi anni del nuovo ordine post-rivoluzionario, ha trascorso un’esistenza normale: sposata, con due figlie ormai grandi, lavora come agente immobiliare a Cascais, una località di mare a pochi chilometri da Lisbona. Circondata dalla stabilità economica e dal benessere post rivoluzionario, Eliete ha sempre desiderato una vita ordinaria, fondata sulla serenità di un Natale in famiglia, di cene tra amici trascorse a sfogliare album di fotografie, di soggiorni riposanti in Algarve durante la stagione estiva.
Quella che analizzata dall’esterno, dai vicini, dagli amici e dai compagni delle figlie, appare come una vita serena coronata da un matrimonio felice, vista da vicino rivela la profonda tristezza e la solitudine di Eliete.
Il romanzo di Dulce Maria Cardoso, Eliete. La vita normale (272 pagine, 17 euro) tradotto da Daniele Petruccioli per Voland, si configura come la presa di consapevolezza da parte della protagonista, che si rivolge ai lettori in prima persona, della sua condizione di infelicità e la maestria della Cardoso ci mostra il radicale cambiamento nella quotidianità di Eliete proprio attraverso il contrasto con quella normalità che lei a poco a poco abbandona.

Un’intesa implicita

Perché come può considerarsi infelice a tal punto da desiderare una vita diversa lei a cui il paese post rivoluzionario ha garantito un’agiatezza e un benessere impensabili fino a pochi decenni prima, lei che possiede una casa e una famiglia che le amiche le invidiano e un lavoro che le consente di condurre l’esistenza che da sempre si era immaginata per lei?
Eppure il distacco e il disinteresse del marito nei suoi confronti, la distanza delle figlie, una in Italia a studiare, l’altra sempre attaccata al cellulare, la convinzione di non essere più desiderabile agli occhi di un uomo, la constatazione di un corpo in declino contribuiscono a creare un senso di banale insoddisfazione che Eliete non è in grado di ricondurre ad un sentimento di solitudine e infelicità. Non sufficientemente triste per convincersi ad abbandonare la propria vita familiare, la protagonista si nasconde dietro una felicità di facciata fino a quando la demenza di nonna Lurdes, che Eliete accoglie in casa a seguito di un incidente, sconvolge gli equilibri familiari e il tempo sembra riavvolgersi all’indietro come il tempo tremolante e ingannevole di un’anziana signora che combatte contro i propri fantasmi.
Una risacca che pone a dura prova quell’”intesa implicita”, quel non detto affinato da anni di silenzio sul quale si fonda la vita matrimoniale di Eliete e del marito Jorge: quel confidare
nell’amore reciproco che supplisce ad un’espressa dichiarazione, quella richiesta inespressa di buon senso anziché la sincerità di una confessione di fronte ai primi segnali di tradimento. Perché se è vero che «tutte le famiglie, felici o infelici, hanno segreti» la miglior bugia riflette Eliete, non è quella che imita la verità ma quella che contiene “un’impressione di verità”.

Un’eteronomia digitale

Una prima ventata di cambiamento porta Eliete a riconsiderare il timore che la propria vita e il proprio corpo imperfettamente reali possano soccombere alla pressione di vite artificiali “editate” al riparo di una tastiera e le suggerisce l’utilizzo dei social network non tanto per mentire sulla propria esistenza quanto piuttosto per reinventare sé stessa, divenendo altro da sé e abbracciando quella che definirà una «eteronomia digitale», parafrasando Pessoa con gli strumenti della nostra contemporaneità.
L’applicazione di incontri Tinder le offre così l’occasione per reinventarsi, prima nei panni della seducente Monica e successivamente in quelli di una nuova Eliete, ormai consapevole che il
«meccanismo del tradimento”, una volta messa in moto, non può fermarsi e che se una passione passeggera non è in grado di risolvere i suoi problemi tuttavia è in grado di offrirle quella
leggerezza necessaria a relativizzarli.

Contro gli stereotipi

La nascita di una nuova Eliete coincide con il progressivo sgretolarsi di alcuni stereotipi di cui la protagonista è investita in quanto donna e che l’autrice è solita demolire con la forza che la
contraddistingue.
A cadere è prima fra tutti l’immagine di una donna di mezza età racchiusa nel suo auto compatimento, affranta per la perdita della propria giovinezza e amareggiata perché il suo corpo
non è più oggetto del desiderio maschile. L’utilizzo di Tinder, a cui la protagonista si affida per trovare partner sessuali, le insegna che la giovane adulta che era ha lasciato spazio ad una donna matura che carica su di sé la propria storia individuale e che mentre la sua bellezza ordinaria la rendeva uguale a milioni di altre giovani donne è proprio il suo passato e i segni che il tempo trascorso le ha lasciato sul corpo che ora la distinguono da tutte le altre.
Ad essere messa in discussione è anche l’immagine di una donna di casa esemplare che sente la maternità come naturale vocazione, che cucina prelibatezze mentre svolge i mestieri di casa e che Eliete rievoca nei suoi ricordi di infanzia come una condanna alla quale la madre e la nonna l’avevano destinata. È anche l’immagine di una “buona madre” che Eliete identifica con una madre amica delle figlie e loro confidente, che trova sempre le parole giuste per risolvere una situazione e che prende posizione nelle discussioni, che non accetta che le cose le passino accanto immutabili.
Anche le figlie le passano accanto e spesso le appaiono dentro uno schermo perché Instagram è un diario sempre aperto per una madre che è esclusa dalla vita privata delle figlie.

Esistenze tecnologiche

La vicinanza con i social, dettata forse più da necessità che da semplice interesse, la necessità di non perdere di vista le proprie figlie e quella più effimera di mostrarsi attraente agli occhi dei
potenziali amanti, spinge Eliete a riflettere sulle conseguenze dell’utilizzo dei social nella società in cui viviamo oggi. In queste splendide pagine della Cardoso la nostra contemporaneità si confronta con i suoi pericoli più imminenti: l’eccesso di informazione e la perdita di valore, la disponibilità infinita di materiale e l’assenza di immaginazione. In uno dei passi che preferisco la protagonista si sofferma sulla probabilità che la presenza di un numero vastissimo di fotografie che registrano ogni momento della nostra esistenza possa togliere qualsiasi margine di errore alla nostra memoria. E se la tecnologia diventa uno strumento infallibile per testimoniare il passato il ruolo degli anziani nella nostra società non può non esserne influenzato. Altro grande tema trattato dal romanzo è proprio la figura dell’anziano, qui rappresentato da nonna Lurdes, che Eliete si vede costretta con suo grande rammarico ad internare in una casa di riposo.

Una nuova Eliete

Anche Eliete non è immune al cambiamento e il riconoscimento della sua metamorfosi procede di pari passi al disintegrarsi di nonna di fronte ai suoi occhi, giorno dopo giorno. Quanto possiamo cambiare, si chiede Eliete, qual è il limite entro i cui confini è possibile cambiare affinché gli altri continuino ad accettarci? Dobbiamo continuare ad essere prevedibili per non correre troppi rischi? Ormai appare evidente che Eliete è cambiata e riconosce e accetta se stessa in questo nuovo percorso. Noi lettori non possiamo che guardarla con lo stupore di chi osserva l’altro «sbattere le braccia e alzarsi in volo». Non facciamo finta che non sia accaduto nulla, distogliendo lo sguardo da questa donna straordinaria ritratta nella sua quotidianità anonima, come il marito Jorge. Dulce Maria Cardoso rivela ancora una volta la profondità e l’incisività del suo sguardo, la sua capacità di coinvolgere profondamente il lettore, regalandoci il magnifico ritratto di una donna che decide di rompere con i retaggi di una condizione femminile ancora profondamente radicata nella nostra società e il riflesso autentico del fervore digitale dei nostri giorni.
Il finale rivela che il romanzo è solamente il primo di una serie che avrà come protagonista Eliete e nelle prossime puntate scopriremo ciò che è annunciato nelle prime righe: il legame tra la nostra protagonista e il dittatore Antonio Oliveira Salazar, che ha governato il Portogallo per oltre quarant’anni.

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