Parente e Vallortigara, gemelli diversi di lettere e scienza

I massimi sistemi – eternità e posterità, tutte le forme di consolazione, il vitalismo ottimistico, le evidenze scientifiche, il ruolo della letteratura – sono al centro dell’epistolario di Massimiliano Parente e Giorgio Vallortigara, le pagine serissime e ironiche di “Lettere dalla fine del mondo”. Ma su tutto spiccano l’assenza di senso della vita e l’ineluttabilità della morte. E lo scrittore e lo scienziato finiscono per scambiarsi i ruoli…

Una serie di pezzi di bravura, sapere sparso a piene mani, non solo nel proprio ambito, ma anche nel campo dell’interlocutore. Ecco cosa sono i dialoghi che compongono Lettere dalla fine del mondo (287 pagine, 18 euro) di Massimiliano Parente e Giorgio Vallortigara, agile volume edito da La Nave di Teseo + con postfazione di Giulia Bignami. Parente e Vallortigara si divertono e divertono, scrivendo di cose serissime. Uno scrittore dalla prosa vertiginosa (che spesso però parla di depressione e della fatica che fa nell’atto dello scrivere, e si definisce scrittore postumo) e un docente di neuroscienze riconosciuto anche oltre i confini nazionali (e contemporaneamente in libreria con un altro volume, per Adelphi, Pensieri della mosca con la testa storta), si confrontano su scienza e letteratura, oltre che sui massimi sistemi (dalla fisica quantistica alla bellezza, dalla memoria alla medicina), e il risultato è un volume che invita a pensare. Niente male in tempi che a molti suggeriscono di stare col cervello spento…

Lucidità contro disincanto

Vallortigara disserta con competenza anche di Borges o Del Giudice – ormai da anni costretto da una malattia al silenzio editoriale – Parente scrive – a proposito dell’illusione dell’eternità e della posterità – del suo cantante preferito, Freddy Mercury. Il primo è molto spesso pacato e lucido, il secondo è molto disincantato, si oppone a ogni forma di consolazione, a una visione di sfrenato vitalismo ottimistico («… siamo gli unici animali che continuano a parlare della vita, di quanto bella è la vita, di quanto vale la pena essere vissuta la vita, essendosi inventati perfino che la morte è una nuova vita») e sostiene di non aver nulla più da dire come scrittore, che questo a quattro mani è il suo ultimo volume. Felice di averlo scritto con uno scienziato da cui può imparare a differenza della «maggior parte degli scrittori» e dei detestabili umanisti, da cui… disimpara.

Credenze nel sovrannaturale e bellezza della vita

Parente e Vallortigara si confrontano anche, soprattutto sulle credenze nel sovrannaturale e sulla sopravvivenza della specie (che per lo scrittore è «un meccanismo cieco e senza finalità»), sull’insieme di miti, credenze, narrazioni (Parente sostiene di aver fatto letteratura contro tutto questo, non credendo alla letteratura se non per combatterne l’impostura) sulla bellezza della vita, idea che è una trappola per Parente (la verità, piuttosto che infiocchettare la realtà), a cui il neuroscienziato replica:

Ma che la vita sia una meraviglia e che mi piaccia assai (con che cosa dovrei fare il confronto?), sì, su questo non nutro alcun dubbio. La vita è preziosa e mi piace, qui e ora. Riesco ad accettare senza sforzo che non abbia scopo o significato. La sua ragion d’essere ce l’ha in se stessa, nel suo realizzarsi, perché non si tratta ovviamente di uno scopo, ma di un cieco meccanismo: riproduzione e sopravvivenza differenziale…

Contro le religioni

Tema ricorrente nelle lettere di Parente (le sue lettere, a differenza di quelle di Vallortigara, non sono datate 2020 AD, ma 161 DD, Dopo Darwin) è l’affondo alla religioni, che secondo lo scrittore hanno remato sempre contro ogni progresso, sono state difese dai conservatori e non combattute dai progressisti. Quanto più Parente vorrebbe addentrarsi nella scienza, tanto più Vallortigara chiede ben altro («Adesso però basta con la scienza. Parliamo di Proust? O almeno di Musil?»). L’epistolario di Parente e Vallortigara – dal lockdown alla fine della scorsa estate – ci consegna uno scrittore che ama la scienza e e uno scienziato per cui l’umanesimo ha un ruolo centrale. Difficile scegliere da che parte stare. E difficile non vedere, dietro a ognuno degli argomenti sviscerati, l’assenza di senso della vita, e soprattutto la morte che aleggia. Parente fa notare la sua evidenza e ineluttabilità in modo più apocalittico, Vallortigara chiosa sornione: «… Inutile stare a titillarci con i tormenti esistenziali… se uno sta attento, ma davvero molto, molto attento, può anche non morire mai. Bisogna evitare di distrarsi, Massimiliano, restare concentrati».

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