Perrin, la morte dell’amore e il punk rock californiano

“Cambiare l’acqua ai fiori”, bestseller di Valérie Perrin, è un romanzo difficile da definire, sull’amore e sulla morte, che sembra muoversi parallelamente ai brani della band Social Distortion…

Cambiare l’acqua ai fiori (476 pagine, 18 euro) di Valérie Perrin (edizioni e/o) è un libro difficile da definire.
Cercando di voler riassumere e semplificare, si potrebbe dire che è un libro sull’amore e sulla morte.
O meglio, un libro sulla morte dell’amore.
E leggerlo è come ascoltare i Social Distortion, gruppo punk rock californiano nato sul finire degli anni ‘70.

Perché?

Perché le pagine di Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin sembrano muoversi parallelamente con tracce della band che parlano di angeli che cantano in cielo, di ali di angeli e del dovere morale di vivere – prima di morire.

 

Traccia 1 – Angel’s Wings

You say you’re down on your luck
hey baby, its a long, long way up
hold back now, hold back your fears
you say you’re really down and out
and you feel like there’s no way out now
let go now let go of your tears some more

How many times have you asked yourself
is this the hand of fate that I’ve been dealt?

Immaginando di suddividere il libro di Perrin in tre parti, è Angel’s Wings la canzone che credevo di ascoltare leggendo le prime pagine del romanzo.
Violette narra al lettore del triste destino a cui è stata condannata fin dalla nascita: orfana, sballottata da una famiglia affidataria all’altra. E poi, l’incontro con l’uomo che sposerà. Un uomo che non la ama, che la tradirà continuamente. Ma che resterà accanto a lei per parecchi anni.
La Violette adulta racconta al lettore il suo passato, adesso molto lontano, mentre lei è diventata la guardiana di un cimitero.
In un oggi dalla parvenza più serena, Violette ricorda i dolori vissuti e narra senza vergogna e pudore la sua passività alle cattiverie subite dalle famiglie affidatarie come dai suoceri. Non ha la forza di reagire. L’unica sua ribellione trova forma nell’imparare a leggere da autodidatta, aiutandosi con un libro per bambini.

Traccia 2 – When the angels sing

Stand up strong feel the pain
When the angels sing
Love and death don’t mean a thing
Till the angels sing

Little by little, day by day
Watch the children play
Cause life and death don’t mean a thing
Till the angels sing

Violette non è più una ragazzina, ma non è neanche una donna molto adulta quando una terribile tragedia si schianterà sulla sua quotidianità. Ha poco più di vent’anni, è diventata madre da poco, e con il marito-assente-silenzioso alza e abbassa la barra di un passaggio a livello.
Violette viene nuovamente sopraffatta da un dolore grande, immenso. E l’unico modo che ha per superarlo – e per sopravvivere – è convincersi che colei che ha per sempre perduto, in realtà, è ancora intorno a lei: nelle acque del Mediterraneo dove va a nuotare in estate. Oppure, tra le piante che inizia a curare, nei pochi e rari weekend di libertà dal marito-padrone, in un cimitero. Proprio in quel luogo di morte lei inizierà pian piano a cambiare, a crescere, a indossare nuovi vestiti. Perché «amore e morte non significano nulla, finché gli angeli continueranno a cantare».

Traccia 3 – Live before you die

So close your eyes and embrace your memories, your memories
Leave your troubles and your worries far behind, so far behind
Stop contemplating and start celebrating
Yeah you gotta live before you die

Passano gli anni e Violette da casellante di un passaggio a livello diventa la guardiana di quel cimitero in cui ha perso qualcuno, ma ha anche ritrovato se stessa. Tra i fiori da innaffiare, i gatti da sfamare, l’orto da curare, i parenti dei defunti da accogliere e a cui offrire un caffè o un the, lentamente la vita di Violette inizia ad avere un ritmo più sereno. Il marito è sparito, di lui non ha più notizie da anni. E va bene così.
Prende il via una routine di vita che trasporta Violette in una solitudine in cui, in fin dei conti, sta bene. Ha quasi cinquant’anni e si è rassegnata – pacificamente, o passivamente – a una vita che è così, racchiusa in quel cimitero da cui non esce mai.

Un amore che riposa in un cimitero

Sa che la vita non ha in serbo nient’altro, per lei.
Ma un uomo, un giorno, busserà alla sua porta. E tutto cambierà. Insieme ripercorreranno la storia dell’amore clandestino della madre di lui. Un amore che riposa proprio in quel cimitero. Un amore che li porta l’uno accanto all’altra.
E l’estate, che lei aveva nascosto in fondo al suo cuore, quell’uomo misterioso non solo la percepisce, ma vuole anche portarla fuori. Vuole strapparle di dosso quell’abito d’inverno, che lei costantemente indossa come fosse uno scudo. Desidera far emergere sulla sua pelle ancora dolce quel tessuto colorato, che sa di rinascita.
Violette risponde a questo desiderio ripetendo – a lui come a se stessa – di avere “ormai” cinquant’anni. Si sente vecchia, finita, spenta.
Ma nelle ultime pagine del libro ho sentito questi versi: come un mantra, come un monito, come un promemoria che dovremmo scrivere su un post-it da appendere al frigorifero, o allo specchio del bagno, per leggerlo tutte le mattine – a ritmo punk:

Stop contemplating and start celebrating
Yeah you gotta live before you die.

È possibile ordinare questo e altri libri presso Dadabio, qui i contatti

Questo elemento è stato inserito in Letture e taggato .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *