Orfano di madre, il protagonista di “Padre terra” di Barbara Buoso, può contare solo sugli insegnamenti di un genitore, sull’affetto di pochi altri, sull’amore per la terra. Da ragazzo deriso e picchiato dai coetanei, riesce a superare gli ostacoli della vita. Una riflessione sulla relazione tra le azioni degli uomini e il modo in cui la natura opera
Il romanzo Padre terra (136 pagine, 13 euro) di Barbara Buoso, pubblicato da Fernandel, sembra avere un titolo ossimorico poiché accosta due termini che grammaticalmente e semanticamente sono in antitesi tra loro, pertanto nasce spontanea nel lettore, la domanda: “Perché Padre terra e non Madre terra?”. Solo a lettura ultimata se ne comprendono le ragioni: la madre di Giovanni, protagonista del romanzo, è morta alla sua nascita, pertanto è cresciuto con il padre che gli ha insegnato ad amare la terra con un amore così vero, così profondo da indurlo a dialogare con lei, a comprenderne le voci, a ritenerla mossa da forze intrinsecamente simili a quelle che agiscono nell’uomo, secondo presupposti che richiamano la filosofia di Aristotele che considera la natura in analogia all’uomo, pertanto anch’essa si muove verso il migliore ordinamento possibile ed agisce come un organismo. Esiste dunque una corrispondenza tra il modo di agire dell’uomo e il modo in cui la natura opera.
La vita emotiva della natura
L’idea della corrispondenza tra l’uomo-microcosmo e la natura-macrocosmo fu ampiamente ripresa nel Rinascimento, ma si trova anche in autori piuttosto recenti, come Pavel Florenskij ; inoltre l’idea del cosmo come sistema vivente riemerge anche intorno all’idea di ecosistema nelle riflessioni di James Lovelock. Oggi la metafora della natura come organismo tende ad attenuarsi, a vantaggio dell’idea di natura sperimentale e matematizzabile. Ma di fatto per persone particolarmente sensibili, la natura continua ad avere una vita emotiva e con essa pertanto si possono intrattenere rapporti sensibili.
Al di là delle dicerie
A maggior ragione ciò che, nel romanzo di Barbara Buoso, accade a Giovanni che orfano di madre, ha potuto godere solo della fedeltà del suo cane e soprattutto dell’affetto di suo padre e poi, quando quest’ultimo morì, anche di quello di Elisa, la fioraia e sua ex compagna di scuola. Quando era bambino i suoi compagni lo deridevano e talvolta “gliene davano di santa ragione” (pag. 77- Il tempo non si comanda) poiché, purtroppo, correva voce in paese che lui fosse “magagnato” (pag.88- Stelle piangenti), ossia frutto di un sortilegio a cui si era sottoposta la sterile madre, per mano di una strega, la cosiddetta ”Botanica”. Ma, a prescindere dalle dicerie, tipiche dei piccoli paesi, resta indelebile nella mente del lettore, la personalità di un ragazzo che comunque sa mettere le ali e volare superando tabù e pregiudizi. Lo stile chiaro, scorrevole di Barbara Buoso immerge con immediatezza nella valenza semantica del testo che con realismo espressivo non manca di proporre in corsivo parole e frasi in dialetto veneto, al fine di favorire la totale immersione nel contesto storico-culturale.
Seguici su Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

