In “Scrittori non si nasce” raccolte due lezioni di Giuseppe Pontiggia, più che di scrittura creativa, di educazione e linguaggio alla parola. Nei suggerimenti dello scrittore lombardo piccoli accorgimenti fra pragmatismo e sapienza…
Prepotentemente Peppo Pontiggia. Fiore all’occhiello dei grandi editori come autore e consulente, l’autore di Nati due volte, scomparso nel 2003, è costantemente in libreria, ma negli ultimi tempi qualche chicca in particolare è stata pubblicata grazie a case indipendenti e raffinate: dopo i suoi pareri di lettura editi da Palingenia, adesso è la volta di Scrittori non si nasce. Il linguaggio della narrativa (88 pagine, 14 euro), per i tipi di Bibliotheka. Non semplici lezioni tratte dai suoi corsi, ereditati da Raffaele Crovi, ma l’educazione a una militanza quotidiana di formazione ed educazione al linguaggio e alla parola. L’avvertenza di Daniela Marcheschi nell’introduzione è utilissima per inquadrare il tipo di insegnamento praticato Pontiggia, che in particolare raccomandava di scrivere di temi che stanno a cuore ed era allergico all’espressione «scrittura creativa»:
Le sue lezioni o, meglio, conversazioni, attente alle tecniche espressive e comunicative, alle questioni che esse pongono, mirano più a suscitare interrogativi che a fornire delle norme.
L’autore primo lettore di se stesso
Il volume include due interventi pubblici di Pontiggia, risalenti alla fine degli anni Ottanta. Scrivere: modi, problemi, aspetti è una lezione del 1986, Il linguaggio della narrativa è una conferenza del 1988. Attingendo a tanti riferimenti ed esempi dai classici antichi e moderni della letteratura (Boccaccio, Svevo, Manzoni, ma anche), Pontiggia difende prima di tutto il mistero e l’imprevedibilità, come anche i significati non univoci, che sono legati alla scrittura, guardando con sospetto allo spauracchio che possa diventare, o venga vissuta, come una professione. La scrittura, per Pontiggia, è altro. Ed è strettamente connessa alla lettura: «L’autore – scrive ben presto Pontiggia – deve essere il primo ad avere un forte interesse per ciò che fa: deve essere il primo lettore di sé stesso».
L’attitudine non basta
Pragmatismo, sapienza, poesia sono le linee guida che emergono fra le pagine di Scrittori non si nasce. E poi la convinzione che per scrivere serva una certa attitudine, ma non sia sufficiente. Bisogna padroneggiare la tecnica, evitare vocaboli sciatti, scansare cliché, maneggiare con cura le suggestioni della comunicazione orale, calibrare l’uso inventivo dell’aggettivo, dell’avverbio, i capovolgimenti sintattici. Un maestro, Pontiggia, e questo volume lo conferma.
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