Jane Austen è stata la prima a scrivere a partire da vissuti personali, confondendo finzione e realtà, dando vita a storie verosimili, dense di affetto ed empatia. Si lascia alle spalle l’illuminismo, in favore di un romanticismo, senza sconti per nessuno, ma senza facili condanne…
Si è sempre detto che Jane Austen avesse condotto una vita ritirata e, soprattutto, misteriosa, ma in verità la giovanissima autrice apparteneva a una famiglia dove la profonda educazione le aveva impartito i valori fondanti del vivere civile: rispetto e discrezione.
Anche dalla lettura dei suoi romanzi, si può affermare che la sua più grande ambizione è sempre stata l’amore. Amore teso e inteso come elemento caustico dei naturali bollori della gioventù. Questo amore, e lei ne è sempre stata consapevole, non è facilmente raggiungibile se non trascendendo tutta una serie di ostacoli sociali che, alla fine, costrinsero la nostra autrice, con pia rassegnazione, a una vita interamente dedicata alla scrittura e alla sua famiglia.
La vita della sua epoca
I suoi romanzi, del resto, ci raccontano appunto le pene vissute da giovani donne, spesso belle ragazze, a cui, però, la Austen non ha mai fatto mancare famiglie amorevoli e unite, alle loro spalle, pronte a profondere amore e compassione alla “sfortunata” di turno. Sembra, a questo punto, che la Austen sia stata la prima autrice a scrivere storie scaturite da vissuti personali, dove finzione e realtà si uniscono e confondono fino a generare storie verosimili, dense di affetto ed empatia.
Nei romanzi della Austen troviamo la vita della sua epoca, in alcuni contesti quella dove l’autrice avrebbe voluto essere, se non la protagonista, senz’altro la coprotagonista. Un’epoca in cui il contrasto dato dal lignaggio di appartenenza condizionava le relazioni, soprattutto quelle legate dal sentimento supremo: l’amore. Ed ecco comparire i sentimenti opposti, primo fra tutti l’odio, ma anche la gelosia, l’invidia, così come la compassione e la pena.
Entrare nelle grazie dei lettori
All’autrice, però, premeva che tutti i suoi personaggi suscitassero quella simpatia che li avrebbe riabilitati da una vita sregolata e sostanzialmente viziata. È così che lei li dota tutti della rara capacità di mettere a nudo la propria anima, di aprirsi in maniera talmente spontanea da farceli piacere con tutti i loro difetti, come Willoughby, protagonista di Sense and Sensibility. Perfino lui che enumerava diversi cuori infranti, alla fine, entra nelle grazie di noi lettori, gli viene concesso di poter parlare, ed è attraverso le parole che anche lui ci appare con tutta la sua umanità, un umano tra gli umani. Avviene, quindi, una sospensione del giudizio morale che ci permette di acquisire quell’obiettività necessaria per affrontare quel mondo, nel caso specifico.
La Austen è una precorritrice, da un illuminismo stanco di un’annosa carenza di empatia, traghetta verso il romanticismo attraverso un realismo ante litteram, capace di ricostruire in maniera fedele il proprio mondo, senza sconti per nessuno ma anche senza facili condanne.
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