Pontoppidan, un Carnevale che mette tutto in discussione…

Una visita inaspettata porta scompiglio in una famiglia che ha deciso di lasciare il caos di Copenaghen per una casa nella brughiera. “L’ospite regale” di Henrik Pontoppidan, Nobel 1917, può sembrare una storia semplice, in cui i silenzi valgono più delle parole, ma mette in crisi il matrimonio, il perbenismo borghese e la religiosità…

Iperborea riporta alla luce un piccolo gioiello della letteratura scandinava di inizio Novecento, scritto da Henrik Pontoppidan, autore danese a cui fu conferito il Nobel per la Letteratura nel 1917 «per le sue reali descrizioni della vita moderna in Danimarca». Con L’ospite regale (128 pagine, 16 euro), tradotto da Fulvio Ferrari, mostra la sua capacità di trasformare la critica sociale in letteratura profonda, onesta e la volontà di guardare l’uomo senza veli morali.

Paradiso perduto

Arnold e Emmy scelgono di abbandonare la vita caotica di Copenaghen per trasferirsi nella brughiera dello Jylland, in un paesino isolato e immerso nella natura, e dove dopo sei anni di matrimonio e tre figli sembrano ancora condurre una vita appagante e felice, soddisfatti della loro decisione.
La sera di Carnevale un estraneo bussa alla loro porta chiedendo con una scusa di poter trascorrere lì la serata. Tra rocamboleschi giri di parole e pretesti fantasiosi comunica di non voler rivelare il suo nome e la sua identità ma preferisce farsi chiamare “principe Carnevale”.
Credendolo in buona fede, la coppia si trova praticamente costretta ad accettare nonostante l’assurdità della situazione.
Ma da quel momento in poi la serata prende pieghe sempre più ambigue e stravaganti e quella visita pur così breve lascerà scompiglio a lungo e avrà una risonanza fatale sul piccolo paradiso terrestre tanto a fatica conquistato dalla coppia.

Il serpente si era però ormai insinuato nel loro piccolo paradiso.

Atmosfere mutevoli

L’ospite regale di Pontoppidan è un racconto fortemente atmosferico e il contesto è fondamentale: una piccola comunità rurale apparentemente ordinata, regolata da convenzioni sociali rigide.
All’apparenza può sembrare quasi una storia semplice, costruita su pochi elementi e su un’ambientazione che pare ordinaria, ma più si va avanti più ci si accorge che niente è davvero neutro.
La brughiera innevata infatti è parte attiva e viva. Contribuisce all’atmosfera di immobilità, stimola o inasprisce le sensazioni, sembra manovrare i pensieri ed esercitare un’influenza atavica su di essi.
La percezione del paesaggio cambia in base alla disposizione d’animo dei personaggi: quello stesso cielo che per lunghi anni anni è stato fonte di sollievo assume man mano contorni malinconici, la quiete del silenzio si trasforma in inquietudine, il rumore del vento non arreca più conforto e compagnia ma mette in allarme.
I personaggi infatti sono in bilico, sospesi tra i sentimenti e la ragione, tra i sensi e la morale. Si avverte una distanza costante tra ciò che provano – se davvero se lo permettono – e ciò che ritengono lecito mostrare.
Pesano più i silenzi delle loro parole perché insinuano il dubbio contribuendo a creare un’atmosfera tesa e facendo percepire al lettore un disagio sotterraneo, come se qualcosa di scomodo stesse sempre per venire a galla.

Come la vita gli aveva mostrato un volto sconosciuto, così anche la natura gli appariva diversa in quei giorni.

Istinti sopiti

L’intento di Pontoppidan è scagliare un’accusa al formalismo imposto da alcuni ordini sociali come il matrimonio, il perbenismo borghese, la religiosità quando non è slancio spirituale ma disciplina e controllo. Fattori a volte esacerbati in piccoli contesti, come quello in cui vivono i protagonisti.
La scelta di ambientare il racconto il giorno di carnevale non è casuale ma profondamente simbolica: come dice l’ospite stesso «le rigide leggi della quotidianità sono sospese per un breve, gioioso momento».
La maschera è il volto stesso della società, ma quando cade affiora ciò che nasconde, lasciando intravedere la realtà.
La rispettabilità, la devozione, il senso del dovere funzionano come travestimenti permanenti dietro cui i personaggi si proteggono dal dubbio, dall’empatia, dal confronto autentico con l’altro. Aderiscono totalmente a un sistema di valori che non lascia spazio alla complessità umana.
Ma l’arrivo dell’ospite sovverte questa artificialità morale costringendo la coppia a mettere segretamente in discussione se stessi.
E sarà difficile tornare indietro.

Con terrore aveva guardato nel profondo del proprio cuore, fin giù nelle nascoste e insospettate voragini dove spiriti malvagi le facevano cenno di raggiungerli.

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