Antonio Musarra: “San Francesco è l’anti-trumpismo per eccellenza”

Torna in libreria con “Il mondo secondo Francesco d’Assisi” lo storico Antonio Musarra, che con una rilettura del Cantico delle Creature sarà anche tra i protagonisti della decima edizione de “La voce e il tempo”, storica stagione musicale genovese. “M’interessava capire come Francesco guarda il suo tempo – osserva Musarra – la sua postura fragile, e dunque sovversiva davanti a un mondo che cambia troppo in fretta. È uno di quei rari personaggi che non smettono di fare domande. Ogni epoca torna a lui per cercare qualcosa che le sfugge”

«Davanti a un mondo che cambia troppo in fretta, prova a starci dentro senza dominarlo. Una postura fragile, disarmata; e proprio per questo sorprendentemente sovversiva». Una chiave di lettura del significato, oggi, della vita e dell’opera di San Francesco, firmato da uno studioso di valore, Antonio Musarra, genovese, classe 1983, professore associato di Storia medievale all’università La Sapienza di Roma. Antonio Musarra è appena tornato in libreria con Il mondo secondo Francesco d’Assisi (416 pagine, 24 euro), prezioso saggio pubblicato dalla casa editrice Il Mulino, e sarà fra i protagonisti dell’edizione numero dieci de “La Voce e il Tempo”, storica stagione musicale genovese, iniziativa, per citare la direttrice artistica Vera Marenco «che in modo sottile e profondo contribuiscono all’evoluzione personale, e quindi sociale, di una comunità». Sono in programma dieci concerti in stagione da marzo a giugno, con una sorpresa finale in autunno. Intanto in prima linea in uno dei primi appuntamenti, giovedì 26 marzo al monastero di Santa Chiara di Genova, ci sarà proprio lo storico Antonio Musarra, per il concerto “Gloriosus Franciscus: il Cantico delle creature”. Si tratta di una rilettura del Cantico delle Creature, in cui Musarra sarà affiancato dall’Anonima Frottolisti di Assisi (Katerina Ghannudi arpa e voce, Luca Piccioni liuto medievale e voce, Simone Marcelli organetto portativo e voce, Nicola Di Filippo voce), che ha recentemente curato l’edizione discografica “Gloriosus Franciscus”, accurato lavoro di ricerca e interpretazione dei repertori francescani. Il suo volume edito da Il Mulino in qualche modo ricolloca il mito del patrono d’Italia, per riscoprirne l’esistenza nel vibrante contesto storico in cui si è compiuta.  

Antonio Musarra, il suo libro è un’indagine sul mondo che Francesco attraversa. Forse oggi è più urgente raccontare il suo tempo che la sua vita?

«Raccontare Francesco senza raccontare il mondo che attraversa è un po’ come osservare una stella ignorando il cielo che la rende visibile. La sua vicenda prende forma dentro una città segnata da faide, un’economia che scopre il denaro, un immaginario cavalleresco che promette gloria e lascia disillusione, un universo laicale che proclama la penitenza, una Chiesa in trionfo impegnata nel rinnovare sé stessa. Ma quel mondo non spiega automaticamente Francesco: lo interroga. Più che cercare il tempo dentro Francesco, m’interessava capire come Francesco guarda il suo tempo. Il mondo non determina automaticamente una coscienza: lo provoca, lo interroga, gli offre possibilità. La città, il denaro, la cavalleria, la mercatura, la Chiesa: sono elementi che Francesco incontra. Ma ciò che conta davvero è lo sguardo che posa su di essi, ricostruibile grazie ai suoi (molti) scritti».

Quale domanda del presente – storica, culturale o spirituale – l’ha spinta a tornare su di lui oggi, e quale immagine di Francesco pensa possa parlare al nostro secolo?

«Gli anniversari servono a questo: a tornare su figure che costringono il nostro tempo a interrogarsi. L’immagine di Francesco che può parlare al nostro secolo non è quella addomesticata del santo tra gli uccellini, ma quella d’un uomo che, davanti a un mondo che cambia troppo in fretta, prova a starci dentro senza dominarlo. Una postura fragile, disarmata; e proprio per questo sorprendentemente sovversiva. Francesco non risponde con una teoria: sceglie la minorità, una posizione di radicale disarmo sociale e spirituale. Era una scelta folle allora. Figuriamoci oggi: un tempo costellato di guerre, morte, distruzione. Il nostro “medioevo” contemporaneo – questo sì, piuttosto buio – ha bisogno di sguardi capaci di sottrarsi alla logica della forza, per immaginare, almeno per un istante, un’altra forma di presenza nel mondo. Francesco è l’anti-trumpismo per eccellenza. Rappresenta l’opposto della politica d’esibizione della potenza».

Cosa rivela la costruzione del corpo del santo sulla società medievale? Quanto le “fratture” del suo tempo e del contesto in cui vive – il denaro come potere e peccato e il sogno cavalleresco infranto – pesano e plasmano la scelta radicale di Francesco e la rendono comprensibile solo dentro il suo contesto?

«Nel Medioevo il corpo è un linguaggio. Nel caso di Francesco diventa un campo d’interpretazione. La sua carne – segnata dalla penitenza, dalla malattia, dalle stigmate, a prescindere dalla loro origine – diventa il luogo in cui la società legge il rapporto tra umano e divino. Non è solo la storia d’un santo: è la storia d’una comunità che prova a capire se il sacro può abitare davvero il mondo. Egli non fugge dal suo tempo: ne porta addosso tutte le crepe. Figlio d’un mercante, cresce dentro il mito cavalleresco della gloria e dell’onore. Quando quel sogno s’incrina, la sua scelta non appare più un gesto incomprensibile, ma la risposta più radicale possibile a quelle fratture. In un certo senso Francesco non rifiuta il mondo medievale: ne rivela le tensioni più profonde. Si tratta di scelte comprensibili alla luce d’una mentalità particolare quale quella del suo tempo».

Le prime iconografie francescane oscillano tra umiltà ed esposizione del corpo stigmatizzato. Cosa ci dice questa evoluzione sul modo in cui la Chiesa e i fedeli hanno cercato di “leggere” Francesco nei decenni successivi alla sua morte?

«Le immagini di Francesco vanno intese in senso agiografico, quale forma d’interpretazione. Inutile ricercavi somiglianze possibili con l’uomo reale. Le più antiche – quelle della cappella di San Gregorio al Sacro Speco di Subiaco o dell’aula gotica dei Santi Quattro Coronati, a Roma – mostrano soprattutto il penitente, l’uomo povero e umile. Poi, progressivamente, il corpo stigmatizzato diventa centrale, come accade nei molti dossali o nelle numerose tavole prodotte a partire dalla metà degli anni Trenta. È come se la memoria della Chiesa e dei fedeli cercasse di rispondere a una domanda decisiva: chi è davvero quest’uomo? Un fratello tra i fratelli o un segno straordinario del divino? L’iconografia racconta questo processo di lettura, quasi di decifrazione».

Perché, al di là degli anniversari, scrittori, studiosi e specialisti si sono occupati del Poverello di Assisi e continuano a scrivere di (e a interrogarsi su) San Francesco? In passato, giganti come Camus, Pomilio e Chesterton hanno riflettuto sulla figura e sull’opera francescana, negli ultimi anni San Francesco ha calamitato l’attenzione dei lettori, dai bestseller di Cazzullo o Barbero ai saggi Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico, sempre edito dal Mulino, a un classico moderno come il romanzo Francesco di Nikos Kazantzakis, a un’opera non sufficientemente conosciuta come Gli alberi hanno il tuo nome di Alessandro Mari…

«Forse perché Francesco è uno di quei rari personaggi che non smettono di fare domande. Camus, Chesterton, Kazantzakis, Mari, Pomilio – e molti altri – lo hanno guardato e lo guardano da angolature diverse, perché in lui convivono tensioni difficili da sciogliere: libertà e obbedienza, povertà e potere, solitudine e fraternità. Ogni epoca torna a Francesco per cercare qualcosa che le sfugge. E ogni volta scopre che, dietro la figura del santo, c’è un mondo intero che aspetta ancora di essere raccontato. A volte, basta spostare appena lo sguardo – tornare alle strade che ha percorso, alle città che lo hanno visto nascere, alle fratture del suo tempo – per accorgersi che quella storia, in realtà, non ha mai smesso di parlarci. È quello che ho cercato di fare, stupendomi di fronte a connessioni che mai avevo immaginato, che affido, ora, allo sguardo vigili dei lettori!».

Seguici su InstagramTelegramWhatsAppThreadsYouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *