Lorena Spampinato, la… Sapienza di far pace con Catania

I luoghi dell’autrice de “L’arte della gioia” scandiscono una passeggiata, anche interiore, di Lorena Spampinato, che si è trasformata nel volume “A Catania con Goliarda Sapienza”. Strade, scorci e vicoli, vie eleganti e quartieri popolari riconnettono Spampinato con una città che aveva abbandonato per studiare e diventare adulta. Un racconto onesto, a caccia di verità profonde 

Era necessaria Goliarda Sapienza, a Lorena Spampinato, per far pace con Catania. Rivelatasi al grande pubblico con Il silenzio dell’acciuga per Nutrimenti e confermatasi con Piccole cose connesse al peccato per Feltrinelli, Lorena Spampinato prende per mano e si fa prendere per mano da Goliarda Sapienza per attraversare, intimamente e criticamente, la città di Catania: è una passeggiata che non si può ridurre a una semplice guida letteraria, ma a una sorta di rapporto intimissimo con la città etnea, “in compagnia” di una delle sue più irregolari icone. È questo uno dei motivi per godersi la lettura di A Catania con Goliarda Sapienza(124 pagine, 16 euro), felice incursione di Lorena Spampinato nella collana Passaggi di dogana di Perrone editore. C’è una città piena di splendori e miserie, c’è una scrittrice, Goliarda Sapienza, che incarna la generosità, la ricchezza, ma anche le contraddizioni di una delle capitali del sud.

Un abbraccio adulto

Lo sguardo indomito dell’autrice de L’arte della gioia (ne abbiamo scritto qui) è la mediazione perfetta per arrivare al cuore e alle viscere di una città che Lorena Spampinato ha tenuto a lungo a distanza, studiando e formandosi tra Roma e Londra. Dopo esserle diventata in qualche modo estranea, gli occhi di Goliarda Sapienza le hanno restituito un punto di vista nuovo, non convenzionale, non necessariamente luminoso, ma anche oscuro, in ogni caso onesto, su uno spazio vitale e al tempo stesso conflittuale, emotivo, se vogliamo, ma anche profondamente politico. È un abbraccio adulto, figlio delle esperienze personali, una riappropriazione culturale e identitaria.

L’anima popolare e quella borghese

Tra i capitoli (qui è possibile leggere un estratto) scorrono salotti buoni e spaccati popolari del capoluogo etneo. C’è San Berillo, il quartiere arcaico e vivo – un tempo anche in toto criminale –  dove è cresciuta Goliarda Sapienza, di vicoli, bancarelle, nel presente un po’ alle prese trasformazioni profonde, positive, in ambito sociale, negative, legate a una evidente perdita di identità, a una globalizzazione che tutto travolge. C’è la Catania borghese di via Etnea, che cova, dietro una facciata elegante, un reticolo di esclusioni che la scrittrice impara presto a sfidare. E poi ci sono il mare e l’Etna, la libertà della Playa, l’energia del vulcano, il mito, anche letterario, di Aci Trezza. Guai a chiamarla geografia sentimentale. È una profonda connessione con il territorio, con le origini, a caccia di verità magari anche dure da mandare giù, ma profonde.

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