Bitossi e la paternità? Provare, fallire, riprovare, fallire meglio

In una Genova che lo attira e lo respinge, Riccardo, protagonista di “Ma io quasi quasi” di Michele Bitossi, è alle prese con personaggi e situazioni che oscillano dal surreale al comico. Sei giorni lo separano dal sapere se potrà tornare a vedere la figlia, vive gioie intermittenti, ma più che altro ha paura di non essere all’altezza…

Cantautore valente e profondo – Tutte difese è il suo ultimo recente lavoro musicale – che racconta spesso vite ai margini, umane troppo umane, Michele Bitossi (che ha in curriculum una laurea in lettere e una tesi su Nanni Balestrini) ha scritto un romanzo sulla paternità, sulle insicurezze e sulla fragilità del versante maschile dell’umanità, che merita di circolare, essere letto e amato. Non è un semplice debuttante, ma un autore già maturo, che ha costruito la propria voce attraverso altri linguaggi, in primis quello musicale. E non è semplicemente una questione di ritmo della prosa, quella che ci sta a cuore, ma una sensibilità di fondo e un’umanità che non passano inosservate nella narrativa nostrana degli anni Venti del ventunesimo secolo.

Ironia per sopravvivere, retorica scansata

Ma io quasi quasi (192 pagine, 16 euro) è il romanzo d’esordio di Michele Bitossi, pubblicato da una realtà molto attenta a chi non ha ancora pubblicato, Accento edizioni. Uno dei segreti di questo romanzo è il culto dei dettagli, un altro è un mix di ironia e malinconia di raro equilibrio, e poi c’è una voce – che restituisce una vita frenetica, di ansia e fiato sospeso – senza particolari effetti speciali, però densa, che resta e rimbomba fra quanti la ascoltano, cioè la leggono. Le debolezze sono evocate, ma non esibite, l’ironia c’è, ma è più che altro un modo per sopravvivere. Ogni forma di retorica è sistematicamente scansata.

Scrittore compiuto, oltre la musica

Né sentimentale, né cinico, semmai una terza via. Riccardo De Vita – il personaggio centrale di Ma io quasi quasi – è un uomo non eccezionale, immerso in dinamiche complesse e caotiche, alle prese con personaggi e situazioni che oscillano dal surreale al comico, con gioie solo intermittenti. Una ex moglie, una nuova compagna, una figlioletta da cui deve star lontano a causa di certe accuse, e sei giorni d’attesa per conoscere il futuro del suo rapporto con la piccola. In una Genova anche enigmatica, che lo attira e lo respinge, a volte resta a galla, ricorrendo a psicofarmaci, e mentre cerca giovani giocatori su campi polverosi – è osservatore per un club calcistico – spesso ha paura di non essere all’altezza. Esita, cade, ricade. Per parafrasare un mito, prova, fallisce, riprova, fallirà meglio. Quella di Michele Bitossi in libreria è una presenza da non sottovalutare, da non derubricare alla voce “musicisti che scrivono libri”, “cantautori che cambiano mestiere”. Siamo in presenza di uno scrittore compiuto, che dovrebbe avere altre cose da dire. Qui siamo pronti ad ascoltarle, a leggerle. P.S. Fantastica la poltrona che va a fuoco in copertina.

Seguici su X, Instagram, Telegram, WhatsApp, Facebook, Threads e YouTube. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *