L’Irlanda di Andrew Hughes, un thriller socio-psicologico

La scomparsa di una donna diventa un’indagine sulla fragilità dell’identità nell’ecosistema dei social. “La sparizione di Emma Harte” di Andrew Hughes affida la storia a un narratore inaffidabile, e finisce per sfuggire a qualsiasi categoria o genere. Fari puntati sulla tossicità dei social network, sul femminicidio mediatico, sulla spettacolarizzazione della paura

Un’altra Irlanda. Dimenticate quella dei grandi classici, il nume tutelare Joyce, scordate Edna O’Brien o John Banville, cancellate quella di Sally Rooney o Roddy Doyle, Paul Lynch o Colm Tóibín, o di Paul Murray, ultima penna di successo dell’Isola di smeraldo. In Italia Andrew Hughes è un volto inedito, un nome nuovo, ma anche in patria, dove ha già pubblicato, ha cambiato rotta, accantonando romanzi dall’ambientazione storica, per un thriller socio-psicologico immerso nella Dublino digitale di oggi. Non è un giallo classico, non è un semplice noir urbano, semmai un’indagine sulla fragilità dell’identità nell’ecosistema dei social. Il riferimento è a La sparizione di Emma Harte (448 pagine, 20 euro), traduzione di Cristina Cicognini, edito da 8tto. L’opera di Andrew Hughes ha più di un’anima e si può guardare almeno da due angolature diverse, quella della dimensione sociale e quella dell’inquietudine psicologica, decisamente complementari.

La fame di colpevoli, la scomparsa della verità

Una donna – prima studentessa di successo, adesso giovane imprenditrice di grandi prospettive – scompare nel nulla e i sospetti convergono sul suo fidanzato Tom, che è irrintracciabile. La città si mobilita in una caccia all’indizio per ritrovare Emma. Il punto di vista che racconta tutto è quello di James, archivista ventiquattrenne, figura disturbante, narratore probabilmente inaffidabile, motore opaco della storia che contribuisce a deformare. Tra solitudine e ossessione James osserva troppo, desidera essere visto, costruisce la propria identità attraverso la narrazione degli altri. Mellifluo e inquieto, ai margini, coinvolto nelle ricerche dopo un suo commento virale sulla vicenda via social, James incarna alla perfezione un’opera che sfugge alle categorie. Non è un thriller che cerca il colpevole, ma che interroga la nostra fame di colpevoli. Non è solo un libro, quello di Andrew Hughes, sulla scomparsa di una donna, ma sulla scomparsa della verità in un mondo che pretende di vederla ovunque.

Un clima di sospensione

Tematiche da non sottovalutare sono anche la tossicità dei social network, il femminicidio mediatico, la sicurezza delle donne, la polarizzazione del dibattito pubblico in occasione dei più efferati e coinvolgenti episodi di cronaca nera. Una sostanziale critica al sistema, una denuncia della spettacolarizzazione della paura. La scrittura di Andrew Hughes, asciutta e calibrata, costruisce un clima di sospensione che non si risolve nemmeno quando la verità sembra poter emergere. Un romanzo fuori dai grandi giri, un autore che approda per la prima volta in Italia, il lavoro accurato di una casa editrice, 8tto edizioni: ragioni che meritano fiducia…

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