Un’icona del terrorismo basco e un’adolescente, gli anni di piombo spagnoli e il loro grigiore morale in cui terroristi e poliziotti, vittime e carnefici finiscono per somigliarsi. “Le belve” di Clara Usón è un libro in bilico fra invenzione e documento, fra l’ETA e la risposta torbida dello Stato spagnolo
Idoia López Riaño, “la Tigresa”, è un personaggio realmente esistito, una combattente affascinante e spietata, accusata di oltre 20 omicidi.
Bellissima, ricci corvini e occhi turchesi, ossessionata dall’idea di essere “la più dura”, è diventata un’icona glamour del terrorismo basco.
Miren è un’adolescente come tante altre, che cresce all’ombra di un padre aspro, agente dei GAL, mercenario in una guerra sporca. Tra menzogne domestiche, paura e desiderio di normalità, Miren impara presto che la realtà è divisa, che ogni gesto implica una scelta, che persino amare può significare tradire qualcuno.
La ferocia incarnata, la violenza subita
In equilibrio tra documento e invenzione, durante gli “anni di piombo” spagnoli, dove terrorismo e controterrorismo si rispecchiano in una spirale opaca, le loro vicende scorrono parallele, intersecandosi solo una volta e per pochissimo tempo, quasi alla fine del libro, in una zona d’ombra morale, in cui giustizia e memoria restano incompiute.
Idoia è la ferocia incarnata di chi sceglie la violenza come fede; Miren è la violenza subita, la prova che le guerre politiche deformano non solo le vittime dirette, ma l’educazione sentimentale di un’intera generazione. Nessuno è davvero pulito, quando le regole sono elastiche, la giustizia negoziabile e la morale dipende dal lato della barricata in cui ci trova: l’ETA o la risposta torbida dello Stato.
Quasi nessun ruggito
Le belve (320 pagine, 17 euro) di Clara Usón – tradotto da Silvia Sichel per Sellerio – è un titolo che promette ferocia e invece é un romanzo sulla fragilità. Le belve, qui, non ruggiscono quasi mai, si aggirano affrante da ideologie, fallimenti e memorie distorte. Non c’è la grande tragedia storica, non il gesto eroico o demoniaco, ma solo un grigiore morale in cui tutti, terroristi, poliziotti, familiari e spettatori finiscono per somigliarsi più di quanto vorrebbero ammettere.
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