Heddi Goodrich, l’amore platonico nella Ercolano romana

Dietro l’apparenza di romanzo storico, “L’anno delle mille vite” della statunitense Heddi Goodrich – che scrive in italiano – ragiona sui segreti e sui desideri di vivere una vita diversa di una donna, moglie e madre, che fantastica sul centurione che fa da precettore al figlio. Una riflessione sulla condizione femminile di ogni luogo e ogni tempo, sulla voglia di scardinare il fato e posizioni sociali cristallizzate…

Americana che vive in Neo Zelanda sì, ma anche “scugnizza”, perché ha lasciato in Campania e a Napoli il cuore e la sua stessa dimensione di scrittrice, visto che scrive in un italiano felice, carico di amore e nostalgia. Heddi Goodrich si è rivelata con Perduti nei quartieri spagnoli (ne abbiamo scritto qui), un debutto struggente e meraviglioso, si è impantanata con un secondo romanzo non memorabile (L’americana), in qualche modo ripetitivo dopo il primo. E adesso – passando da Giunti a Bompiani, restando cioè sostanzialmente in casa – torna ai fasti dell’esordio, con uno stupendo romanzo che non abbandona lo spazio amato, la Campania, ma lo anima narrativamente in un passato lontano, il 69 d. C., il cosiddetto anno dei quattro imperatori romani. Heddi Goodrich, con questo ispirato romanzo storico che si sgancia dalla pura autobiografia, si candida a diventare un’autrice capace di durare nel tempo, e di rinnovarsi pur restando fedele a una terra che nel corso della gioventù e degli studi l’ha stregata.

Addio anni Ottanta

Stavolta Heddi Goodrich non ha attinto alle memorie giovanili degli anni Ottanta, ma si è rifugiata nella storia classica e quindi, verosimilmente, si è anche documentata, studiando un periodo turbolento del periodo imperiale romano, raccontato, come in ogni buon romanzo che si rispetti, con qualche incongruenza. L’affascinante risultato è L’anno delle mille vite (331 pagine, 20 euro), un lungo monologo che è la storia di un amore immaginario e probabilmente impossibile, quello di una giovane donna, Turia, moglie e madre, per un centurione che è una specie di precettore (anche militare) per Lucio, uno dei due figli (l’altra è Felicia) avuti dal marito, il mercante Felice. Marco Gavio Firmo, questo il nome del centurione, è un eroe di guerra, a cui Turia – che ha una vita «mediamente agiata» e anche una schiava al suo servizio – idealmente si racconta, senza veli, senza paura, con tanto di segreti e desideri, con il sogno di vivere una vita diversa. Un sentimento platonico, quello coltivato dalla donna, visto che fra i due non c’è il minimo contatto.

Prosa preziosa, grande sensibilità

La scena si svolge principalmente in una Ercolano pre-eruzione del Vesuvio. C’è la quotidianità prima della catastrofe naturale, ma ci sono anche le lotte per il potere a Roma, sullo sfondo. E c’è soprattutto la voglia di scardinare un fato avverso, posizioni sociali cristallizzate, la scomoda posizione – in gran parte diffusa – dell’universo femminile, il desiderio di vivere un’altra vita, altre mille, di certo non quella che le sembra una prigionia. Con la sua prosa chiara ma preziosa, e con grande sensibilità, Heddi Goodrich restituisce un mondo antico vivissimo e, per certi versi, attuale, contemporaneo. La donna osserva il centurione e fantastica, facendo i conti con timori e sensi di colpa, desideri e senso del dovere, attrazione e ritrosia. Un romanzo sorprendente, scritto con mano felice, da leggere e rileggere, consigliare. Non un romanzo storico in senso stretto, ma un libro che vuole attraversare il tempo e fare i conti con l’oggi.

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