Andrea Martina, il coraggio è lasciare che la superficie s’incrini

Ansie e tremori, una generazione che arranca sotto il peso delle aspettative e che non trova le parole giuste per dire quello che vuole. “Questo posto mi sta respingendo”, romanzo di Andrea Martina, è un’esperienza che rimane addosso…

C’è un’ansia che attraversa le pagine del romanzo di Andrea Martina, Questo posto mi sta respingendo (239 pagine, 17 euro), pubblicato dalla casa editrice 66thand2nd.

È un’ansia silenziosa e ostinata, quella di chi si porta dentro un peso che non riesce a condividere. Lucio, studente di Ingegneria a Torino ma originario di Crianza, piccolo paese nel Salento, è il ritratto vivido di una generazione che arranca sotto il peso delle aspettative, incapace di confessare il proprio smottamento interiore. Accanto a lui, Atena sembra essere il suo rovescio speculare: fuori tutto è a posto – esami brillanti, futuro già tracciato nello studio del padre sindaco – eppure anche in lei qualcosa trema.

Lucio, seduto in treno di notte, attraversa l’Italia con un pensiero che lo soffoca – non passa più un esame, non lo sa nessuno – mentre intorno il paesaggio scorre indifferente. Atena sente tremare dentro di sé una vita che dovrebbe essere già scritta e invece la sta disorientando.

Un ragazzo e una ragazza

Andrea Martina intreccia le loro storie con mano delicata, restituendo il senso di una giovinezza che non trova le parole giuste per dire ciò prova. Il romanzo si muove con agilità tra due geografie simboliche: la Torino universitaria, luogo di impegno e solitudine, e il Salento delle origini, con il suo carico di affetti e di attese. Ed è proprio quando la violenza irrompe nella vita della famiglia di Atena, sotto forma di un’intimidazione, che il confine tra sfera privata e pressione esterna si fa improvvisamente più netto.

Questo posto mi sta respingendo è un titolo che risuona come una sentenza sussurrata. Quale posto? Torino, con le sue aule di Ingegneria e Architettura, dove il confronto con il successo diventa quotidiano e spietato. Crianza, il paese tra Brindisi e Lecce, dove le aspettative stringono come una morsa e ogni ritorno a casa rischia di smascherare la recita. Ma, forse, il “posto” che respinge è più interiore: è quello che ci si aspetta da noi, la normalità che non ci appartiene.

Per Lucio e Atena, il “posto” è insieme geografico e simbolico: la città che non li riconosce, il paese che li imprigiona nelle aspettative, il futuro già scritto che li soffoca. Ma la potenza del romanzo sta nel suggerire che essere respinti può diventare, paradossalmente, un atto di liberazione. Perché se nessuno spazio preordinato ti accoglie, allora hai il diritto di cercartene uno tutto tuo – anche se è scomodo, anche se spaventa.

Realizzarsi? Anche smontare quel che è scontato

Andrea Martina scrive con delicatezza e insieme con una lucidità affilata la storia di due giovani che provano a resistere a quel respingimento, e che scoprono – a volte in modi imprevisti, persino silenziosamente violenti e vendicativi – che “realizzarsi” può voler dire anche smontare pezzo per pezzo ciò che tutti danno per scontato.

Si può leggere come un romanzo sulle distanze: quella tra Torino e il Salento, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, tra l’immagine di sé che si consegna agli altri e il groviglio che si tiene stretto dentro. Ma a colpire di più è la distanza che Lucio e Atena misurano ogni giorno da loro stessi, da ciò che dovrebbero essere secondo i piani ereditati.

La forza di questo romanzo di formazione sta proprio nella sua inquietudine. Non c’è nulla di consolatorio: Lucio e Atena non sono eroi né vittime, sono due ragazzi che imparano a guardare la loro fragilità senza vergogna. E imparano che la rabbia, se repressa, corrode, ma se ascoltata può diventare gesto autentico che aprire strade che nessuno aveva pensato per loro. È un libro che parla a chiunque abbia sentito il peso di dover essere all’altezza e il sollievo, a tratti spaventoso, di scegliere invece di essere se stesso.

Dalle crepe la ribellione

Romanzo di formazione inquieto e insieme lucido, Questo posto mi sta respingendo riesce a parlare a chiunque abbia vissuto il divario tra ciò che si è e ciò che ci si aspetta che si sia. Con scrittura essenziale ma affilata, Andrea Martina dà voce a una fragilità che spesso resta inascoltata, e lo fa senza mai scadere nel patetico, preferendo invece mostrare come dalle crepe possano nascere gesti di autentica, silenziosa ribellione.

Leggere questo libro è un’esperienza che rimane addosso. Ti ritrovi a pensare ai momenti in cui anche tu hai tenuto il fiato per paura di deludere, a quando hai misurato il tuo valore con i voti, le tappe, gli sguardi altrui. E ti accorgi che forse il vero coraggio non sta nel restare a galla a tutti i costi, ma nel lasciare che la superficie si incrini, e che dalla crepa possa uscire una domanda nuova: e se “realizzarsi” non fosse diventare ciò che gli altri immaginano, ma smettere di tradire sé stessi?

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