Da fatti di cronaca alle origini del mito nel mondo classico, da un pretesto alle leggende metropolitane, ai ricordi di famiglia. “Panterica” è un singolare libro di Giacomo Micheletti, che lancia tante domande su un animale e su quel che simboleggia…
Esce per la casa editrice Italo Svevo, nella collana curiosamente denominata “Biblioteca di letteratura inutile” l’ultima fatica di Giacomo Micheletti, Panterica (146 pagine, 16 euro), che gli è valsa la segnalazione al Premio Italo Calvino, XXXVIII edizione.
Avvistamenti veri o presunti
L’autore ricostruisce la storia del degli avvistamenti – veri o presunti – di pantere sul territorio italiano e non solo, andando a ritroso nel tempo, soffermandosi sugli episodi di cronaca locale e nazionale e allargando la visuale del suo saggio al fenomeno delle leggende metropolitane, in grado di alimentare psicosi collettive talvolta sfociate in vere e proprie spedizioni di caccia disposte dalle autorità di sicurezza.
Giacomo Micheletti analizza il termine, che designa in realtà un genere di mammiferi carnivori a cui appartiene gran parte dei grossi felidi esistenti (tigre, leone, giaguaro, leopardo melanico), narrando le origini del mito della pantera selvaggia: percorre a ritroso le tracce di chi si è imbattuto nel felino e si sofferma sulla simbologia nella letteratura antica e moderna.
Dalla Grecia arcaica al pantheon latino – che vede la pantera animale caro a Dioniso/Bacco – dall’Historia animalium di Aristotele all’ignoto autore di Alessandria d’Egitto del II secolo che la descrive nel Physiologus, da Dante ai bestiari medievali, Giacomo Micheletti regala curiosità, fatti di cronaca, considerazioni personali, ricordi di famiglia, in un diario di viaggio nel “lato fantastico del quotidiano”, alla ricerca della ragione profonda che spieghi il fascino connaturato all’idea di una pantera nascosta tra boschi e campagne.
Attraverso le epoche
Un animale selvatico che attraversa le epoche: schivo e feroce, elegante e sensuale, seducente simbolo di libertà in grado di contaminare anche l’araldica, associato alla santità e a messaggi cristologici, in età contemporanea in molti lo immortalano in filmati di scarsa qualità e foto sgranate di difficile interpretazione.
Perché circolano queste leggende?
Perché il racconto tende alla serialità, espandendosi in saghe che creano una vera e propria epica locale, lungo tutta la penisola e oltre?
In che misura il contesto di “provincia” riverbera ed enfatizza i timori più ancestrali connaturati all’uomo e alla sua ricerca di una spiegazione a fenomeni non pienamente conoscibili?
Non ci resta che leggere, lasciarci cullare dal fascino del mistero panterico … e forse troveremo le risposte.
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