La governante di H. S. Cross, lato oscuro dell’amore romantico

La tensione di un thriller psicologico e la profondità di un romanzo letterario in “Amanda” di H. S. Cross, un romanzo di corpi e psiche segnati dalla violenza. Una giovane donna in fuga e un reduce della prima guerra mondiale che la cerca. E una domanda: quale è il prezzo della libertà per una donna che rifiuta di essere salvata?

Leggere Amanda (373 pagine, 21 euro) di H. S. Cross, pubblicato da edizioni E/O, nella traduzione di Silvia Castoldi, è come tentare di ricomporre uno specchio rotto mentre i frammenti continuano a tagliare le dita. Non è un romanzo che accarezza: scava, ferisce e poi lascia che sia il lettore a decidere se e come ricucire le crepe.

Un doppio binario

Siamo nell’Inghilterra del 1926, un paese che ancora sanguina per le ferite della Grande Guerra. Marion è una giovane donna in fuga: ha cambiato nome, città, identità. Si nasconde in una casa come governante, ma la sua mente è un campo di battaglia popolato da “Voci” e  dentro di sé porta un passato fatto di abusi e una relazione tossica che l’ha ridotta a ombra di se stessa. Dall’altra parte c’è Jamie, reduce di guerra, insegnante in un collegio maschile. Non ha mai smesso di cercarla da quando lei è sparita senza una spiegazione.

Il romanzo alterna i loro punti di vista in un inseguimento che è insieme fisico e psicologico. Un vero e proprio doppio binario: la fuga di lei e l’inseguimento di lui, in un’alternanza che ricorda la tensione di un thriller psicologico, ma con la profondità di un romanzo letterario.

Non un amore da favola

Non aspettatevi una prosa piatta o lineare. H.S. Cross adotta uno stile ellittico, denso e volutamente non facile. La narrazione si muove per sottrazione: molte cose non vengono spiegate, ma lasciate intuire. Una prosa  volutamente spigolosa. Frasi brevi, spesso spezzate. Dialoghi che iniziano senza preavviso e finiscono nel silenzio. Non c’è alcuna indulgenza verso il lettore distratto: molte cose restano non dette, affidate a un gesto interrotto, a una parola morsa. Questa asciuttezza può allontanare chi cerca una lettura fluida, ma chi accetta di addentrarsi nella lettura scopre una voce rara, capace di dire l’indicibile con pochissimo.

La relazione tra Marion e Jamie è il cuore pulsante del romanzo, ma non è un amore da favola. È un legame fatto di dipendenza reciproca, di bisogno viscerale e al tempo stesso di paura. Lui la cerca come se senza di lei non potesse respirare. Lei lo fugge come se stargli vicino significasse annegare. Cross non giudica nessuno dei due e forse è questo il punto di forza: non ci dice chi ha ragione, ci mostra semplicemente due persone che si aggrappano l’una all’altra per non sprofondare, anche se quell’abbraccio rischia di affogarle entrambe.

Fuggire, istinto di sopravvivenza

H. S. Cross ha il coraggio di mostrare il lato oscuro dell’amore romantico: la possessione, la manipolazione e la fuga. Quando la pressione diventa insostenibile, Marion sceglie di “scomparire”, un gesto che l’autrice non romanticizza mai.

Ciò che è più interessante è il modo in cui l’autrice tratta tale scomparsa. Non la dipinge come un capriccio né come un atto eroico di liberazione. È piuttosto un istinto di sopravvivenza, una porta chiusa senza sapere se dall’altra parte ci sia il vuoto o la salvezza. Cross sembra chiedersi: quando si è così feriti, lasciare è una vigliaccheria o l’unica forma di coraggio possibile?

Amanda è un libro che parla di corpi femminili che eccedono i confini del consentito. In una società che cerca di ricomporsi dopo la Grande Guerra, il desiderio di autonomia di Marion è visto come anarchico, sovversivo. H. S. Cross non offre una visione ideologica semplicistica: mostra il conflitto reale tra l’emancipazione e le norme morali dominanti, chiedendosi quale sia il vero prezzo della libertà per una donna che rifiuta di essere salvata.

Non è una storia sentimentale lineare con finale rassicurante, ma un romanzo che parla di corpi e psiche segnati dalla violenza, che non ha paura di mostrare l’amore nella sua forma più grezza e a tratti malata.

Provoca una sensazione ambivalente: ammirazione per l’intensità, “esaurimento” per la fatica.

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