Clelia Lombardo, una bimba e la vita misteriosa degli adulti

Dopo il sisma che devastò la Valle del Belice, tra macerie e silenzi familiari. È il passato, ricostruito attraverso lo sguardo di una bambina, ne “La felicità del padre”, romanzo di Clelia Lombardo che colpisce perché sa trasformare la memoria in materia viva

Valle del Belice, 1968
Un padre e una figlia in equilibrio su un cornicione spezzato: da questa immagine sospesa, quasi irreale, prende avvio un romanzo che intreccia memoria privata e tragedia collettiva.
Da qui il racconto si apre in un lungo ritorno verso la Valle del Belice devastata dal terremoto: il viaggio sulla Fiat 1100 attraversa freddo, macerie e silenzi familiari, mentre la voce narrante, vicinissima allo sguardo della bambina, ricompone frammenti di passato.

Due famiglie contrapposte

Tra ricordi della madre morta troppo presto, racconti della nonna, quaderni pieni di storie, tensioni mai sopite tra le due famiglie, emerge il ritratto di una Sicilia fatta di doti, guerra, musica e ostinazione.
Ogni passo sui calcinacci riporta alla luce episodi dimenticati: l’amore contrastato dei genitori, i racconti sul fascismo e sugli americani nascosti durante la guerra, le fiabe narrate, le sere a teatro. La bambina osserva tutto e domanda tutto, nel tentativo di capire chi siano davvero gli adulti che la circondano, mentre gli adulti si interrogano su quale senso dare al domani e su cosa, e come, ricostruire.

I ricordi infidi

Il romanzo di Clelia Lombardo, La felicità del padre (208 pagine, 16 euro), edito da Avagliano, colpisce soprattutto per la capacità di trasformare il ricordo in materia viva.
«I ricordi sono infidi, ti inseguono che sembrano stormi di uccelli in volo, velocissimi»: è questa la chiave emotiva dell’opera, costruita su immagini intense e una lingua densa ma fluida.

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