Gianni Riotta fra disordine mondiale e trincea digitale

Un page-turner che guarda con commozione le macerie umane prodotte dalla transizione digitale, un romanzo epico contemporaneo che si muove tra New York, Mosca, Vaticano e Ucraina, dove i protagonisti sono poliziotti, spie, informatici, hacker e veterani di guerra. Con “Generose anime di eroi” Gianni Riotta torna alla narrativa dopo quasi un quarto di secolo e lancia un grido d’allarme formidabile contro la perdita del principio di verità

Quasi un quarto di secolo fa la sua precedente prova narrativa, quasi trent’anni fa Principe delle nuvole, romanzo più che notevole, apprezzatissimo, e fortunatissimo anche all’estero. Poi un black-out da romanziere, perché frattanto, da firma talentosa fra le due sponde dell’Atlantico, il palermitano Gianni Riotta è diventato un grande vecchio del giornalismo. L’avventura da scrittore, però, era tutt’altro che un’attitudine estemporanea, o un vezzo domenicale. Il ritorno di Gianni Riotta al romanzo – dopo la prolifica stagione degli anni Novanta tra Feltrinelli e Rizzoli – è un appuntamento imperdibile per i lettori che amano i meccanismi narrativi spietati, in cui l’accuratezza dei dettagli si sposa con una compassione profonda per i destini umani.

Ragnatela globale

Gianni Riotta, è bene chiarirlo subito, ha scritto un romanzo-romanzo. Chi si aspetta un saggio di geopolitica mascherato da thriller rimarrà spiazzato, la via scelta è quella dell’epica contemporanea, fotografando certe attualissime nevrosi del nostro presente: l’ombra del Cremlino, le minacce ibride, l’intelligenza artificiale. È passata tanta acqua sotto i ponti da Principe delle nuvole, in cui il protagonista il colonnello Carlo Terzo, insegna strategia militare, cercando di elevarla a metafora dell’esistenza, pur non combattendo mai una guerra. Nel contesto di quel romanzo, la guerra era un’arte teorica, una scacchiera su cui misurare l’onore e la perdita. I personaggi del nuovo romanzo mondadoriano dal titolo epico, Generose anime di eroi (468 pagine, 22 euro) devono guardare dentro gli schermi digitali per evitare che accada il peggio. La struttura dell’opera è una ragnatela globale che si muove tra New York, Mosca, i sotterranei del Vaticano e le trincee fangose dell’Ucraina: ci sono spie, informatici, veterani di guerra, e anche la prima presidente donna degli Stati Uniti.

Cadaveri e disinformazione

Al centro della vicenda immaginata da Gianni Riotta c’è il “Partito della Guerra”, un’oscura fazione che opera all’ombra del Cremlino con l’obiettivo di destabilizzare le democrazie occidentali, in particolare gli Usa e l’Europa. Per farlo, non usa solo la forza, anzi si affida a una una sofisticata strategia asimmetrica che unisce il passato più arcaico e il futuro più distopico. Il risultato? Una scia di cadaveri eccellenti intorno alle ambasciate di mezzo mondo, da Madrid a Manhattan, e la disinformazione on line, con un team di hacker abilissimi lancia in rete video fake iper-realistici, capaci di scatenare il panico nei mercati finanziari e di incendiare le opinioni pubbliche.

L’umano irriducibile

In questo scenario globale emergono alcuni personaggi fortissimi, l’ispettore Joey Dallera e il detective Steve Ernst (che a New York indagano su un omicidio, in qualche modo collegato con l’impero romano), guidati da un profondo senso di giustizia, Jim Hawkins (il creatore di “Code”, un sistema di intelligenza artificiale di ultima generazione capace di elaborare miliardi di dati al secondo per prevedere eventi futuri e anticipare le mosse dei nemici), Meredith De Lattre, spia romantica e tormentata, che si muove tra le stanze del potere moscovita e la prima linea del fronte ucraino, incarnando l’umano irriducibile: amore, istinto, intuizione.

Ritmo cinematografico

Bisogna dimenticare la prosa lirica di Principe delle nuvole. Gianni Riotta adotta qui un ritmo sincopato, cinematografico, che risente della lezione del grande thriller americano, sebbene con una sensibilità squisitamente europea per la complessità dei caratteri. La lingua si fa specchio del mondo che racconta: frammentata, veloce, bombardata da notifiche. Riotta descrive con precisione il funzionamento delle fabbriche di troll e la psicologia degli hacker: giovani insospettabili che, con pochi clic da una stanza anonima, riescono a modificare la percezione della realtà di milioni di persone, convinti che nulla sia vero e che tutto sia un gioco. Il romanzo lancia un grido d’allarme formidabile contro la perdita del principio di verità. Nel momento in cui ogni fatto diventa discutibile, in cui la realtà viene ridotta a una serie di interpretazioni manipolabili dal software di turno, la società civile perde le sue fondamenta. Generose anime di eroi si fa apprezzare tantissimo per la sua progressione da *page-turner*, e per la commozione con cui guarda le macerie umane prodotte dalla transizione digitale.

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