L’immutabile bellezza di Venezia in “Fondamenta degli Incurabili”, nello sguardo e nelle parole di Iosif Brodskij fra albe, tramonti, antichi palazzi, sfumature dei suoi cieli, giri tortuosi tra le calli e i pensieri…
Divagazione e suggestioni: sono le fondamenta di questo piccolo volume dedicato a Venezia il cui titolo è mutuato da delle altre fondamenta, quelle dell’ospedale degli “Incurabili”, fondato nel XVI secolo sul Canale della Giudecca, a Venezia. Una vita selvaggia e ai margini, quella dello scrittore dissidente Iosif Brodskij, uno dei maggiori poeti russi del XX secolo, che abbandonò gli studi a sedici anni per diventare tornitore in fabbrica, poi addetto al sezionamento dei cadaveri in un obitorio, fuochista, guardiano di un faro, membro di spedizioni geologiche in Siberia, progetto che abbandonerà per delle crisi nervose.
Atmosfere limacciose e rarefatte
Durante un viaggio a Samarcanda, Brodskij e un suo amico, ex pilota dell’aviazione, progettano di dirottare un aereo per fuggire all’estero, ma fallirono e furono arrestati dal KGB. Il 13 marzo del 1964, infine, Brodski fu condannato al massimo della pena prevista per il reato di parassitismo: 5 anni di lavori forzati. Tutte queste esperienze, le sofferenze e la convivenza con la morte, contribuirono a creare la complessità di visione, le sfaccettature e le fragilità del poeta, meravigliosamente trasfigurate in scrittura. In Fondamenta degli Incurabili (108 pagine, 12 euro), tradotto da Gilberto Forti per Adelphi, Brodskij si immerge nelle atmosfere rarefatte, sospese, limacciose di una città che non ha eguali al mondo, e noi non possiamo che affidarci al suo sguardo e alle parole che lo traducono sulla carta, specchiandoci in quelle pagine come il visitatore nei riflessi delle acque della laguna, osservando le diverse sfumature dei suoi cieli, i volumi delle sue costruzioni, i giri tortuosi tra le calli e i pensieri.
Il commiato, il futuro
Ascoltiamo, incantati, l’incedere dei passi e del linguaggio attraverso albe e tramonti, nebbie e specchi, campane, creature da incubo; varchiamo la soglia di antichi palazzi, tra le gallerie di vecchie stanze dove ancora risuonano storie e voci fantasma. Il viaggio, poi, come è destino di tutti i viaggi, anche nel libro volge al commiato, e al lettore tocca avviarsi verso il futuro, lasciando indietro Venezia, intatta e ieratica nella sua immutabile bellezza, nel suo eterno presente.
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