Elsa Morante, una scrittura che vibra e si trasforma

Oltre il fascino e il mito, con una sensibilità critica e vigile, con uno sguardo rigoroso. È l’atteggiamento di Elena Porciani, autrice di “Elsa Morante, la vita nella scrittura”, non un monolitico saggio né una biografia tradizionale, in cui si dipana lentamente l’addensarsi di temi, immagini, ossessioni ed elementi…

Nessun timore reverenziale. Un’indagine che non indulge alla mitologia dell’autrice venuta dal nulla, né alla fascinazione per la figura eccentrica che la critica ha spesso alimentato. Elena Porciani, docente universitaria a Napoli, nel suo Elsa Morante, la vita nella scrittura (qui è possibile leggere l’incipit), edito da Carocci, preferisce seguire la traccia concreta dei testi, delle carte, delle bozze, delle lettere: un materiale che permette di vedere la scrittrice nel suo laboratorio, mentre prova, corregge, cancella, ricomincia. Il risultato è un ritratto che non cerca l’effetto, e nemmeno l’affetto per così dire, ma la precisione. E proprio questa precisione, unita a una sensibilità critica vigile, dà al libro la sua forza.

La precoce inclinazione

Non è una biografia in senso tradizionale, né un saggio monografico chiuso in un’unica ipotesi interpretativa, l’autrice si immerge nella scrittura morantiana, nel suo farsi, nel suo vibrare, nel suo trasformarsi. La prima parte del volume è dedicata agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Elsa Morante, a cominciare dalla precoce inclinazione alla scrittura, ricostruita non come dettaglio pittoresco, ma come segno di una necessità profonda. La questione della doppia paternità, il rapporto con la madre, la vita in una casa dove convivono disciplina e inquietudine: è questo il contesto che ha plasmato la sensibilità di una personalità che ha lasciato il segno in vita e continua a farlo ancora adesso, al principio del terzo millennio. Già in questi anni si intravedono i nuclei tematici che torneranno nei romanzi: la solitudine, la fame di amore, la tensione verso un altrove immaginario, la capacità di trasformare la ferita in racconto.

Tentativi e fallimenti

Elena Porciani mostra come Elsa Morante costruisca la propria identità di scrittrice attraverso tentativi e fallimenti, senza mai rinunciare alla ricerca di una forma che le corrisponda. È così già dalla prima metà degli anni Trenta, quando Elsa Morante, staccatasi dalla famiglia, tenta di vivere di scrittura. Sono anni difficili, segnati da precarietà economica, collaborazioni editoriali non sempre felici, racconti pubblicati e poi rinnegati. C’è roba acerba, perfino priva di valore letterario, eppure c’è un lento addensarsi di temi, immagini, ossessioni ed elementi che torneranno più tardi, come la tensione tra realtà e immaginazione e la centralità delle figure infantili

Sperimentare e reinventarsi

Quando il libro arriva agli anni della piena maturazione, senza cercare corrispondenze meccaniche tra biografia e opera, Elena Porciani mostra, attraverso i titoli immortali di Elsa Morante, la capacità della scrittrice di sperimentare generi e registri (il romanzesco e il realistico, il tragico e l’umoristico, il fiabesco e il quotidiano). E ne mostra il movimento, la vitalità, la capacità di reinventarsi e ancora la lunga sedimentazione, frutto di tentativi, ripensamenti, deviazioni, filtrando, deformando, reinventando. Elsa Morante, la vita nella scrittura è un’opera che restituisce complessità e profondità, senza oscurità e senza enfasi, grazie a uno sguardo talvolta partecipe ma principalmente rigoroso.

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