Una storia siciliana che procede per frammenti e ricordi, tra suicidi, amori e abbandoni. “Diventeremo giardino”, romanzo di Daniela Gambino, è un’indagine intima che prende avvio con un funerale e s’interroga su cosa significa appartenere a una famiglia…
Il romanzo di Daniela Gambino, Diventeremo Giardino (114 pagine, 16 euro), edito da Nulla die, si apre con una donna al funerale del padre, il Principe, e da quella morte prende avvio un’indagine intima e familiare.
Matteo, questo il suo vero nome, era stato chiamato Principe fin da ragazzo, per la sua particolare autorità nelle cose belle. Viveva ai margini del mondo e insieme perfettamente dentro di esso: poncho di lana colorato, jeans logori, animali, bagni nudo a Mondello, interminabili peregrinazioni per le strade siciliane.
Ognuno, a suo modo, conosceva la storia – ora era un nobile, ora un figlio di papà. Il cordone sanitario era andato oltre la gebbia lippusa, il perimetro intorno casa, e aveva investito l’intera città.
Quando muore di freddo, smarrito e quasi fuso con una siepe, la sua figura continua a muoversi nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Una nobiltà decaduta
La storia scritta da Daniela Gambino procede allora per frammenti, racconti familiari, voci ereditate. La protagonista ricostruisce una genealogia attraversata da una nobiltà decaduta, dal terremoto del Belice, da suicidi, amori, abbandoni e improvvise forme di follia.
Al centro ci sono Ada e Stefano, i nonni che accolgono Iris, la moglie del Principe come una figlia, il loro amore, il ristorante, il lavoro, le riconciliazioni tardive e le ferite che il tempo non riesce a cancellare.
Voci e amnesie
Il passato non viene mai restituito come una cronaca certa: ogni episodio arriva attraverso la voce di qualcun altro, deformato dalla distanza, dall’affetto.
Anche il Principe, con le sue voci, le amnesie e il progressivo estraniarsi dalla famiglia, diventa una figura attraverso cui interrogare il confine fragile tra ciò che è accaduto e ciò che abbiamo bisogno di ricordare.
Appartenere a una famiglia significa, prima ancora che condividere un passato, abitare le storie che gli altri ci hanno lasciato.
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