Uno spaccato, osservato con grande ironia, dell’industria italiana a cavallo fra anni Settanta e Ottanta. È “F.I.A.S.C.O. The F Project” di Riccardo Alloni. Fra tic, ambiguità, conflitti e liturgie burocratiche, la storia di un dirigente e di un progetto, di gerarchie e improvvisazioni, s’intrecciano storie in cui la competenza finisce ai margini e le idee vengono giudicate per chi le sostiene, più che per ciò che producono…
Sospetto e curiosità. È ambivalente l’atteggiamento nei confronti di chi debutta nella narrativa in età avanzata. Forse nel caso di Riccardo Alloni il sospetto potrebbe prevalere, perché la sua formazione e la sua carriera sono apparentemente distanti dalla letteratura e dal mondo editoriale. La sua incursione nel mondo dei libri, però, si fa apprezzare per originalità e per audacia. Esistono romanzi che scelgono mondi già abbondantemente raccontati e altri che si muovono in territori poco frequentati. F.I.A.S.C.O. The F Project (242 pagine, 18 euro) di Riccardo Alloni appartiene alla seconda categoria. Il materiale narrativo di questo volume, pubblicato da Giacovelli editore, non è la guerra, non è la famiglia, e nemmeno la politica, almeno in senso stretto. È l’azienda, fatta di corridoi, rapporti di forza, ambizioni, rivalità, gerarchie opache e decisioni. L’elemento che rende credibile l’intera costruzione è la biografia dell’autore. Alloni, classe 1941, ha attraversato da protagonista alcune stagioni dell’industria informatica italiana, lavorando fra Olivetti, Honeywell, General Electric e Italtel, occupandosi di sviluppo software, pianificazione strategica e innovazione. È una lunga consuetudine con il mondo delle organizzazioni complesse che qui si trasforma in letteratura.
Una dinamica universale
L’innesco narrativo è semplice e perfino comico. Fine anni Settanta, nord-ovest, un dirigente appena arrivato, Furio Coregoni, si trova catapultato nel cuore di un progetto di cui sa poco o nulla e che sembra possedere una forza gravitazionale capace di alterare ogni equilibrio aziendale. Attorno a questo nucleo si sviluppa una storia che riguarda un’idea tecnologica ambiziosa e controversa, che finisce per dividere, per creare fazioni contrapposte. L’acronimo che dà il titolo al romanzo assume progressivamente un valore simbolico. Non è soltanto il nome di un progetto, ma diventa la rappresentazione di una dinamica universale: il momento in cui una struttura smette di ragionare sui problemi reali e comincia a difendere interessi e posizioni. Alloni coglie un meccanismo noto a chiunque abbia lavorato in determinati contesti. Le idee vengono giudicate meno per ciò che producono e più per chi le sostiene. I progetti diventano bandiere identitarie. Le riunioni si trasformano in campi di battaglia. La competenza tecnica finisce spesso ai margini.
Una commedia all’italiana
Uno dei meriti maggiori del romanzo è il tono. L’autore sceglie l’ironia e la mantiene con notevole coerenza, scorrono le pagine e il ridicolo emerge naturalmente dai comportamenti. Molte figure che popolano il libro sembrano provenire dalla migliore tradizione della commedia italiana: dirigenti convinti della propria infallibilità, specialisti pronti a difendere il proprio territorio, consulenti che prosperano nell’ambiguità, responsabili che producono documenti per evitare di assumersi responsabilità. Eppure dietro la comicità affiorano fragilità, paure e piccoli calcoli. Alloni conosce i tic linguistici delle grandi aziende, le formule dietro cui si nascondono i conflitti, le liturgie burocratiche. L’effetto è spesso divertente, il lettore non ride di personaggi lontani, li ha incontrati molte volte.
Nessuna nostalgia, nessuna idealizzazione
Alloni evita la nostalgia. Non c’è alcuna idealizzazione del passato industriale italiano. Al contrario, emerge una società attraversata da improvvisazioni, gerarchie rigide e convinzioni spesso in contrasto con la complessità dei problemi da affrontare. Anche il contesto provinciale contribuisce a dare spessore alla narrazione. Lontano dalle metropoli globalizzate dell’immaginario tecnologico contemporaneo, il romanzo ricorda che gran parte della modernizzazione italiana è passata attraverso città medie, stabilimenti periferici e comunità locali in cui la vita professionale e quella privata tendevano continuamente a sovrapporsi. Colpisce che F.I.A.S.C.O. sia un esordio narrativo. Non tanto per l’età dell’autore, quanto per la sicurezza con cui governa il materiale raccontato. Naturalmente qualche passaggio risente della complessità dell’argomento trattato e richiede attenzione al lettore non specialista, ma è un prezzo compensato dalla ricchezza di dettagli e dalla precisione dello sguardo.
Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

