Ascoltare le pagine, il rumore della letteratura secondo Padalino

In “Rumore su carta” Massimo Padalino cerca strutture musicali nascoste nella scrittura. Un saggio originale che è una mappa sorprendente delle interferenze tra musica – antidoto alla standardizzazione culturale del presente – e narrativa, un libro che mostra come molte delle grandi storie del Novecento siano nate anche da un’idea di ritmo…

Benedetto Croce sosteneva che fino a 18 anni tutti scrivono  poesie, poi quelli che continuano a farlo o sono  poeti o sono cretini. Per non rischiare, preferirei chiamarmi cantautore.

Il saggio, prudente Fabrizio De André ci vedeva lungo. Quanta poesia e quanti poeti sono stati rintracciati nella musica? Menestrelli e chansonnier di ogni latitudine si sono ammantati o sono stati ammantati di una patina e di una patente lirica che magari a non tutti spetterebbe. Giornalista musicale e scrittore, Massimo Paladino ha pubblicato per la casa editrice Jimenez un piacevolissimo saggio che va in direzione ostinata e contraria rispetto ad argomenti ormai triti e ritriti. E prova così ad ascoltare quel che… leggiamo. Cerca il ritmo nascosto in certe pagine, provando a comprendere se la musica abbia suggerito nuove forme alla scrittura. In Rumore su carta. Il ritmo della letteratura dal beat ai postmoderni (336 pagine, 19 euro), edito da Jimenez, Padalino rintraccia la costruzione di uno spartito in buona parte della grande narrativa americana e postmoderna. L’arco temporale va dalla Beat Generation al cyberpunk, da Burroughs a DeLillo, e coincide con la seconda metà del Novecento e i primi anni del nuovo millennio.

Modi di guardare al rumore

Il libro si apre con il beat, con Kerouac e Ginsberg in mezzo a jazz, rock e blues e fa riflettere su quanto la Beat generation continui a pesare sulla scrittura di oggi. Poi entra nel vivo con Dick, Ballard e Burroughs, e con Pynchon: per spiegare che cosa faccia la musica in Pynchon, Padalino chiama in causa Harold Bloom, secondo cui serve a tenere unita una storia senza vincolarla a un solo punto di vista. Il gonzo di Hunter Thompson accompagna la caduta dell’utopia rock. Le pagine sul postmoderno, da Eco e Lansdale a Gaddis, sono le più interessanti, e le visioni colossali di DeLillo, Doctorow, Foster Wallace e Bolaño diventano l’occasione per improvvisare una vera teoria storica del rumore del Novecento. Secondo questa teoria ci sono oggi tre modi di guardare al rumore, e ciascuno deve qualcosa a un «santo laico» del secolo scorso. Altrove entrano in scena Bukowski, Auster, Vonnegut, Palahniuk, Murakami e, tra gli autori più recenti, Moody, Coupland ed Eugenides: una mappa di letture più che un catalogo.

Come una jam session

Scommessa nella scommessa, anche la prosa di Padalino prova a riprodurre la libertà ritmica, a cavallo tra jazz e rock, che attribuisce agli autori postmoderni, qualcosa che somiglia a una jam session: un tema, poi variazioni, talvolta fuori tempo di proposito. Si potrebbe dire che l’intero libro regga su questa idea: il rumore, in letteratura come in musica, è la forma che prende il nuovo prima di diventare familiare. Per chi non avesse letto altro di Padalino, il consiglio è di assaggiarlo anche con un suo libro di qualche anno fa su Nick Cave, in cui analizzava e raccontava il musicista come uno scrittore; il percorso inverso, la prosa letta come musica, è in qualche modo una naturale conseguenza.

Sabotaggio dissonante

Il libro brulica di spunti, invita alla discussione, ha un tono divulgativo e un andamento ricco di particolari, offre una prospettiva nuova, dare al rumore, che di solito si ascolta, un posto sulla carta. In tempi di conformismo algoritmico, il libro di Padalino sostiene che la musica possa fare da sabotaggio dissonante, un contromodello capace di ordinare il caos. È un’idea che dà senso alla scelta di leggere i romanzi come si ascolta un disco: con attenzione agli attacchi, alle pause, agli accordi che stonano di proposito. Il modo migliore di leggerlo forse sarebbe con un disco in sottofondo.

Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *