L’ultimo regalo di Santagata? Dante innamorato… di un’altra

“L’ultima magia” di Marco Santagata è un romanzo postumo, colto e raffinato, che ha come protagonista Dante. Con vari flashback il poeta fiorentino torna agli anni dell’esilio, in cui componeva le varie cantiche della “Commedia”, e doveva districarsi fra fughe, complotti e passioni amorose. Nella sua vita, forse, non c’erano solo Beatrice e la moglie Gemma…

Narratore, studioso, docente. Letterato, insomma, una parola che con Marco Santagata non era sprecata. Uno degli ultimi letterati d’Italia, scomparso lo scorso anno, ha fatto in tempo a consegnare un ultimo romanzo a quello che era il suo editore per le opere narrative, Guanda. Un’opera che sembra fare il paio con un altro testo uscito postumo, un saggio per il Mulino sulle donne di Dante, quelle reali e quelle cantate nella Commedia. Il nuovo romanzo dantesco di Marco Santagata non è un unicum nella sua produzione. Già il suo Come donna innamorata, sempre Guanda, aveva come protagonista il sommo poeta. E adesso è la volta de L’ultima magia. Dante, 1321 (221 pagine, 18 euro).

Tra signorotti e cardinali corrotti

L’autore, dantista di primo piano, affronta, con vari flashback, gli anni dell’esilio dantesco, ritratto in particolare durante la composizione del Paradiso, e già piuttosto noto per la pubblicazione delle cantiche che compongono Inferno e Purgatorio. È un Dante che si affida all’ospitalità di vari signorotti (signorotti che sono spesso tiranni) sparsi per la penisola, che si imbatte in eruditi, in cardinali corrotti (la decadenza morale della Chiesa è uno dei crucci del poeta), e cerca di restare a galla nelle tempeste della vita, nelle diatribe politiche, nelle passioni amorose.

Un amore rapido ma incandescente

In particolare Santagata immagina un amore rapido ma incandescente per Alagia Fieschi, moglie di un amico di Dante, Moroello Malaspina (che lavorava e intercedeva per il ritorno a Firenze del poeta…), nobildonna conosciuta in Lunigiana e poi brevemente immortalata nel diciannovesimo canto del Purgatorio, come nipote di papa Adriano V. Santagata immagina una timida confidenza fra Dante e Alagia, mentre il marito è impegnato in avventure militari con il proprio esercito. Lei, dalla fama irreprensibile, gli prepara dolciumi, tanto più dopo aver appreso dalla voce dello stesso poeta che la gola è il suo peccato. Lui, su richiesta di Lei, le legge qualche pagina del grande poema che sta iniziando a comporre. E galeotti sono i versi di Paolo e Francesca. Un amore a cui Dante ripensa, che ritiene condannato da Dio, espiato con la morte del primogenito Giovannino…

Ma l’ha amata veramente o si era lasciato prendere dal fascino della gran dama? In vita sua non aveva mai sedotto una donna dell’alta società. Ma quale seduzione! Non si era accorto che Alagia era attratta da lui. Pensava che fosse ammaliata dai suoi versi. Bisogna fare attenzione a ciò che si scrive, certi racconti di bocche baciate possono corrompere l’animo debole di una donna.

Elegante pastiche

La conoscenza della vita e delle opere di Dante, unita all’abilità narrativa, consente a Marco Santagata di cucire un romanzo senza sbavature, elegante, intrigante, con un concretissimo Dante alle prese con rimpianti e preoccupazioni (complotti ai suoi danni, o guai che incombono sul figlio Pietro), ma da una prospettiva di sostanziale serenità, datata 1321, quando ormai vive con la moglie Gemma e con la famiglia a Ravenna, ed è al servizio di Guido Novello da Polenta. Il risultato è un pastiche godibile, di grande qualità, che fa aumentare il rimpianto per quello che Santagata non potrà più scrivere e che non potremo più leggere. Un romanzo che non merita di passare inosservato. Fidatevi!

È possibile ordinare questo e altri libri presso Dadabio, qui i contatti

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *