In “Avviso al popolo! Vite veneziane del Cinquecento” della storica francese Claire Judde de Larivière convivono felicemente impianto saggistico e narrativo. Seguendo per settimane un banditore che gira in lungo e largo la Laguna per comunicare i provvedimenti delle autorità contro l’emergenza rifiuti, il lettore si tuffa nella vita quotidiana dell’iconica città, mezzo millennio fa, nella sua lotta contro un avverso spazio naturale, nel suo senso di comunità, nella sua proiezione futura…
Una delle più iconiche città del globo, un progetto editoriale che è un’impresa no-profit, una produzione green e a chilometro zero, una realtà nata da qualche anno, che dialoga con le istituzioni scolastiche, civili, politiche, e con tutti coloro che hanno a cuore Venezia e fiducia nel suo futuro, e che attorno al mondo della Laguna intendono avviare una riflessione a trecentosessanta gradi, alimentare dibattiti, coltivare un rapporto con i lettori, interessare non solo ciò che è locale, ma anche individui e contesti distanti, ma che vivono una simile complessa contemporaneità. Non è una storia come tante, quella di Wetlands Books: i volumi, inediti ma anche riscoperti, di questa casa editrice molto speciale – firmati da autori anche molto celebri, come pure da autori molto meno noti – ragionano sull’identità della città sull’acqua, sul suo ecosistema e sull’emergenza ambientale, sulle sfide del presente e, ancor più del futuro, che non preclude la possibilità di guardarsi anche alle spalle; non uno scalpo per turisti, Venezia, ma un laboratorio di idee, non un’accozzaglia di stereotipi, ma un oggetto (privilegiato) di studio.
Calpestando il selciato delle calli
Il più recente titolo di Wetland Books è firmato da una docente universitaria di storia medievale, la francese Claire Judde de Larivière. La sua felice intuizione è quella di far convivere impianto saggistico e impianto narrativo. Il risultato, tradotto da Paolo Nelli, è Avviso al popolo! Vite veneziane del Cinquecento (299 pagine, 22 euro), libro corposo e denso che però si legge come un romanzo.
In qualità di banditore, Durazin era un lavoratore di strada. La sua attività si espletava calpestando il selciato delle calli, occupando lo spazio pubblico e facendo annunci a voce alta.
È con gli occhi di Pasqualin Durazin, professione banditore cittadino, che si entra nel libro di Claire Judde de Larivière, ambientato nel 1520, mezzo millennio fa. Durazin si reca quasi in ogni angolo – è escluso ad esempio il ghetto, istituito quattro anni prima, anche se arriva quasi a ridosso, a Cannaregio – della Serenissima Repubblica veneziana. È lui a dover illustrare in lungo e largo i provvedimenti presi dalle autorità per ovviare al grave problema dei rifiuti abbandonati per le calli che si riversano nei canali: un guaio causato da abbondanti precipitazioni. Non emerge il concetto di inquinamento, è ancora presto, più che la salute a rischio è l’offuscamento della reputazione a preoccupare e qualche altro più pratico aspetto: rifiuti, sedimenti, detriti e fango, a ogni modo, sono pericolosissimi per i movimenti delle imbarcazioni e, di riflesso, per il flusso di correnti e maree. È il pretesto, quest’emergenza, e l’opportunità di raccontarla, per passeggiare lungo vari itinerari, per la città. E riscoprirla, riguardarla con altri occhi, immaginarla proiettata nel futuro.
Prostitute e nobili, pescatori e monache
Nel sedicesimo secolo la città – crocevia di civiltà e popoli come certe megalopoli di oggi – è vitalissima e molto popolata e il volume di Claire Judde de Larivière si sofferma sui vari “tipi” in cui si imbatte il banditore, barcaioli e mercanti, pescatori, banchieri, nobili, politici, e ancora monache, prostitute, locandiere. È uno spaccato vividissimo della società veneziana di quel periodo e, anche nei suoi passaggi più narrativi, non smette d’essere lo studio documentato e validissimo di una storica eccellente, arricchito da una mappa, da illustrazioni d’epoca, da una robusta bibliografia. Si passeggia nel passato, trentatré capitoli per tre settimane, nel gennaio 1520, al seguito di Durazin, che compie ben ottanta tappe, per avvisare il popolo del problema e per annunciare sanzioni ai trasgressori. Naturalmente ci sono nomi di vie e di edifici che sussistono tuttora, con il loro carico di storia e fascino. Fra parrocchie e banche, fra mercati e canali, dinamiche di potere e attività delle più prosaiche, se non è difficile immaginare Durazin fare qualcosa o pensare qualcos’altro è perché la preparazione di Claire Judde de Larivière è totale, minuziosa è la conoscenza di libri, sentenze di processi, testamenti, faldoni presso archivi. Fa storia attraverso la topografia urbana, l’autrice, con competenza, acume e ritmo. Una topografia piuttosto “democratica”, in cui c’è spazio per angoli poco più che anonimi come per quelli celebri già secoli fa, come Rialto e piazza San Marco.
Il ruolo della politica
È anche un volume ambizioso, oltre che rigoroso, Avviso al popolo, quel che accade in un sestiere o anche solo in un campiello della Venezia all’alba dell’età moderna, in un certo senso, si riverbera al giorno d’oggi, è una realtà complessa e contraddittoria. Ci fa pensare a una comunità che è riuscita a prosperare nonostante uno spazio naturale avverso, a un fragile ecosistema, e a un’educazione ambientale ante litteram, al ruolo cruciale della politica, intesa nel senso più nobile del termine: che si confronta con grandi sfide, anche con possibili epidemie, cosmopolitismo che fa i conti anche con i tanti stranieri di passaggio, quelli stanziali, gli stessi veneziani figli di molteplici origini, con tante confessioni religiose (a Venezia venne stampato il primo Corano, anche se non ebbe grande successo, per scarsa qualità e poca affidabilità). Leggere questo volume è una bellissima avventura che auguriamo a tanti di fare.
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