Sorprende e non delude il debutto nella narrativa della giornalista Anna Mallamo. In “Col buio me la vedo io”, le cui pagine sono sostenute da una lingua potente, musicale e ibrida, racconta una storia intima e collettiva; protagonista una ragazza nella violenta Reggio Calabria degli anni Ottanta, una studentessa che mette in atto un’azione clamorosa ai danni del figlio di un boss…
Nel romanzo di esordio di Anna Mallamo, la protagonista è Lucia Carbone, “come il nero e la luce”, voce e anima narrante di una storia che oscilla tra il buio e la luce: il buio di una città violenta degli anni Ottanta che fa da sfondo alle vicende, dove i morti “in macchina, nei mercati, in spiaggia” raccontano una guerra che avvelena Reggio e la gente comune che “passa e guarda e poi gira gli occhi”; il buio di ciò che non si può comprendere, di ciò che sfugge, di ciò che si percepisce ma non si vede; il buio del mistero, delle cose sapute e non dette; il buio in contrasto con la luce della giovinezza che si affaccia allo splendore della vita.
Un segreto di famiglia
Lucia ha sedici anni e frequenta il liceo, ha un corpo che sta cambiando e uno spirito adolescente che si interroga sulla vita, sui rapporti e sui legami familiari, sull’amicizia, sulla giustizia, sulla morte di zia Rosa che tanto ammirava e amava. Una zia diversa dalle donne di famiglia che “leggevano bocche chiuse, angoli dell’occhio, intenzioni”, uno spirito libero che “se ne andava per la montagna a scoprire storie e a leggere segni. Ma diceva che era scienza: botanica, mineralogia e un poco d’astronomia”. Della scomparsa della zia nessuno in famiglia vuole parlarne e si sa solamente che è stata trovata morta in un fosso sull’Aspromonte, dove la giovane donna andava spesso a studiare “le rocce, le foglie, gli alberi e i nomi”.
Il sequestro
In quella “timpa … difesa come un fortino, oscura come un santuario” viveva Rosario, studente dell’ultimo anno del liceo e figlio d’un boss dell’Aspromonte, da tempo latitante. Rosario è anche il ragazzo di cui si è invaghita la sua migliore amica, Beatrice. E così che, in una stanza buia e segreta, quel luogo nascosto che la nonna prima di morire le aveva mostrato nella sua abitazione, Lucia conduce con una scusa Rosario e lo sequestra rendendolo suo prigioniero, allontanandolo dalla vista di Beatrice e pensando di scoprire la verità sulla scomparsa di zia Rosa.
Leggere la realtà
La vita di Lucia nel frattempo continua a scorrere parallela, al di sopra della stanza buia, alla luce di un’esistenza che scorre normale tra gli impegni scolastici, l’amicizia con Beatrice, i primi amori e in famiglia dove le donne “comandano al contrario, facendosi comandare”, “guidano dando ai maschi l’illusione di guidare”, dove si sta bene se ognuno rimane al proprio posto e “alla giusta distanza”.
In questo andirivieni tra sopra e sotto, nel recarsi “attraverso lo scantinato pieno di cose rotte, nel percorrere il corridoio nascosto e la porta di ferro” che conduce al buio e alla stanza segreta, Lucia cerca di far luce, di affrontare l’oscurità, di leggere la realtà che la circonda, quello che è e quello che è stato.
La luce interiore
Anna Mallamo descrive un mondo attraverso gli occhi di una sedicenne che, nella fragilità e nel vigore dell’età pura dell’adolescenza, pare perdersi nel buio e al buio assuefarsi e non vedere, chiudendo gli occhi e guardando dall’altra parte. Ma la forza della luce interiore spinge la protagonista a trovare un modo per potersi salvare dall’oscurità e continuare a resistere. L’autrice, con Col buio me la vedo io (216 pagine, 18,50 euro), edito da Einaudi, ci regala una lingua potente, ibrida, curata e tagliente, profonda e affascinante, musicale e ritmica, mescolando il dialetto che fa eco alla terra e al suo vissuto, conferendo alla prosa vigore, rendendola seducente tanto da trascinare il lettore in una narrazione intima e introspettiva, sociale e collettiva, che sorprende e non delude.
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La penna critica di Maria Pia Ribaudo è capace di scandagliare i fondali dell’ animo umano con sensibilità e accuratezza, offrendoci una chiave di lettura delle storie recensite cosi coinvolgente da condurci alla necessità di leggerle.