Storie ben intrecciate e scoppiettanti, a cominciare da una d’amore, situazioni improponibili, l’intelligenza artificiale: sono gli ingredienti di “William Shatner baciava da dio” di Fabrizio Patriarca. Romanzo colto e pop, cinico e toccante…
Presenza discreta ma di qualità nell’orizzonte della narrativa italiana, il romano Fabrizio Patriarca lancia le sue bottiglie non convenzionali nel mare delle librerie e i suoi titoli seminano cerchi concentrici capaci potenzialmente di toccare molti; quando c’è di mezzo lui c’è un lessico ricco e multiforme, ci sono storie ben intrecciate e scoppiettanti, c’è la certezza che non ci si annoia, anzi ci si lascia travolgere dalle sue parole. È andata così con i suoi primi due libri e il terzo non è da meno, in linea con lo spessore dell’autore, che sbalordisce per ironia e paradossi, per ritmo narrativo, per la passione della scrittura, con William Shatner baciava da dio (224 pagine, 18 euro), edito da 66thandnd.
Un funerale e un amore
Un’afosa estate capitolina. Un funerale in una chiesa romana, «tra le più orrende della cristianità». La ricerca di un posto al cimitero del Verano, una bara che va di deposito in deposito. Un amore che in qualche modo sboccia, tra il quasi cinquantenne Dario, figlio della morta, e la ben più giovane (diciotto anni in meno) Bianca, che si affida a oroscopi e fasi lunari. Distanti per approccio alla vita, non semplicemente a livello generazionale, si muovono in una Roma contraddittoria, comica e disperata. Lui è uno scrittore di insuccesso, con un matrimonio alle spalle e un misterioso lavoro nel campo dell’intelligenza artificiale, lei una ragazza speciale, in grado di incrinare il disincanto che avvolge lui, attraverso una relazione monopolizzante.
Bianca, fiore dei trent’anni. Biancolina i trent’anni ti minacciano. Bianca il tuo bel passo fra le sliding doors, Bianca diletto di iniquo senescente, Bianca vecchiaia di delicati squassi, Bianca gerovital che mi mastica dentro come un film di Romero riscritto da Nabokov: Bianca-Lolita, fuoco dei miei zombi.
Sostituirsi all’AI
Fabrizio Patriarca ci ricorda ogni volta la buona letteratura. Non gli basta l’amore per metterla in atto, il confronto e l’attrazione fra due mondi diversi, ma si serve anche di situazioni improponibili, della tecnologia più contemporanea e futuristica, quella per cui il semplice web sembra un vecchio arnese. È questo il mix vincente. Il protagonista di William Shatner baciava da dio (il riferimento è all’attore che interpretava il capitano Kirk in Star Trek) arriva a sostituirsi all’intelligenza artificiale, lavorando per una non meglio precisata fondazione, dialogando con utenti che cercano risposte via AI, ribaltando realtà e luoghi comuni. E questa è la base di un romanzo erudito e pop, cinico e commovente, che si avvale anche di un cast di figure minori di tutto rispetto, a cominciare da Cernobyl, importuno e fastidioso coinquilino di Dario.
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