Il male e il perdono, l’imperfezione dell’uomo e la misericordia di Dio. Sono i poli attraverso cui passa la riflessione e l’analisi (più che altro letteraria) del primo libro della Bibbia da parte di Marilynne Robinson, che ne scrive in “Leggere Genesi”
Prendete una grandissima scrittrice, una delle viventi più celebrate, premio Pulitzer vent’anni fa, e poi prendete il libro da cui tutto ha avuto inizio, quello che inizia con «In principio era il Verbo, la Parola, il Logos». Il mix è esplosivo, perché la statunitense Marilynne Robinson stavolta non si cimenta in uno dei suoi memorabili romanzi, ma si confronta con l’avvio delle sacre scritture. Il risultato è Leggere Genesi (288 pagine, 19 euro), pubblicato da Marietti, grazie alla traduzione di Francesca Cosi, Alessandra Repossi e Laura Scarmoncin.
Una scrittrice che parla anche ai non credenti
La salvezza degli uomini passa più dalla misericordia di Dio, dalla sua infinita bontà, che dalla condotta esemplare o limpida delle creature create nell’ultimo dei sette proverbiali giorni. Sembra dirci questo Marilynne Robinson, perché la Genesi racconta malefatte in serie del genere umano, i patriarchi, almeno inizialmente, non sono per nulla all’altezza della propria fama, non meritano la fiducia del Creatore, fanno di tutto e di più, per oltrepassare il confine, quasi per confondere bene e male. Sono persone libere e fallibili. Dai progenitori Adamo ed Eva fino a Giuseppe e i suoi fratelli, tanto invidiosi da venderlo a Potifar, un ufficiale del faraone, o ancora a Giacobbe, che inganna il fratello Esaù per ottenere il diritto di primogenitura, o a tutto il male che convince Dio a lavare le colpe del mondo con un diluvio. Lo sguardo di Marilynne Robinson non è quello di una studiosa di teologia, ma di una scrittrice che parla a tutti, anche a chi non crede, che mette a fuoco l’imperfezione di molti personaggi e considera la Bibbia (scritta naturalmente da mani umane), sostanzialmente, una meditazione sul problema del male. Dio concede di sbagliare e soprattutto concede il perdono (anche Caino è perdonato, e Giuseppe perdona i suoi fratelli…), la redenzione, col suo abbraccio benigno, indulgente e accogliente, «agisce per i Suoi fini, indifferente alla spietata simmetria della vendetta». Se esistono amore e dolore, è per merito dell’Onnipotente, che è molto diverso dalla divinità umanissime delle religioni politeiste.
Un mix di ottimismo e pessimismo
L’ammirazione di Marilynne Robinson per il primo libro della Bibbia è totale, non solo come testo religioso, ma come opera di pensiero e letteraria, fondamentale per tutta la cultura occidentale, letteratura, arte e politica.
Tutta la grande letteratura della Scrittura, che si dipana nel corso di secoli, procederà nei termini stabiliti in questo libro. Quindi Genesi viene portata avanti nella legge, nei Salmi, nei profeti, è un’esplosione spettacolare di luce senza precedenti, ma con un universo di conseguenze.
Il risultato complessivo? Un mix di ottimismo e pessimismo, il primo relativo a quanto ci aspetta dopo la morte, il secondo con cui fare i conti durante i nostri giorni sulla terra. La consolazione suprema? Dio dà un senso a vite ordinarie, come quella dei tanti personaggi che si susseguono nella Genesi, non ricchi, non eroici, semmai umili, nomadi, addirittura schiavi, in mezzo al loro si mostra e si rivela il divino, il suo disegno in qualche modo ha a che fare con la loro imperfezione.
Questi uomini e queste donne hanno visto il volto di Dio, hanno udito la Sua voce, eppure per loro la vita si riduceva a nascite e morti, amore, trasgressione, ubbidienza, vergogna e dolore, il tutto fatto o sopportato mentre si caratterizza Dio, per il quale ognuno di noi è figlio di Adamo e fatto a Sua immagine.
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