Oltre la storia greca e oltre quella romana. “Ai confini degli antichi imperi. Una nuova storia delle civiltà del passato” di Owen Rees ridisegna il mondo antico come insieme d’ecosistemi interconnessi, indagando multiculturalismo e confini delle civiltà dominanti. La dicotomia civiltà-barbarie non è più accettabile…
Le periferie sono definite da quello che crediamo sia il centro, “periferie” create dalla cultura alla quale le riferiamo. Concentrandoci sulla storia antica di determinate civiltà, siamo portati a ritenere marginali le terre descritte come tali dai greci e dai romani, regioni della cui esistenza erano al corrente ma che consideravano esterne ai propri “confini”; spazi non deserti, tuttavia, brulicanti di esistenze famiglie culture. La Grecia e Roma costituiscono la più ricca fonte di testimonianze fra tutte le culture antiche vissute nel e intorno al bacino del Mediterraneo, è dunque comprensibile che siano diventate il punto di partenza di gran parte delle indagini storiche nell’ambito della tradizione europea, ma ciò non dovrebbe impedirci di osservare il mondo antico come un ambiente globale, come insieme d’ecosistemi interconnessi.
Storie meno note
Esplorando le zone di confine (interattive) e la vita al loro interno, si può sia far luce su alcune storie meno note del mondo antico che sfumare la nostra percezione delle culture classiche ritenute omogenee. Affrontando le vicende di persone comuni, uomini e donne, adulti e bambini, soldati e civili, individui liberi e schiavizzati, cittadini e stranieri, si possono scoprire società incredibili e straordinarie, ai presunti margini delle civiltà greca e romana. Rileggendo la prima opera storiografica dell’Occidente (Erodoto) e altri testi simili, rivisiteremo ecosistemi e popoli di duemilacinquecento (circa) anni fa, aggiornando (e correggendo) le prime descrizioni, sulla base di ricerche e indagini comparate, segnate oggi da un pianeta diviso per stati e storie nazionali. La dicotomia civiltà-barbarie non è più accettabile, il multiculturalismo e il meticciamento furono necessari, per sopravvivere e riprodursi, ai sapiens di allora (come a quelli contemporanei).
Un’affascinante esplorazione
In Ai confini degli antichi imperi. Una nuova storia delle civiltà del passato (299 pagine, 28 euro), edito da Bollati Boringhieri nella traduzione di Bianca Bertola, il giovane ottimo storico britannico Owen Rees, ricercatore interdisciplinare presso la Birmingham Newman University, ha compiuto un’affascinante esplorazione su territori e aspetti spesso omessi o trascurati dalle storie convenzionali “occidentali”. Opportunamente, il volume non segue una rigida cronologia, si dipana anche attraverso la geografia ed è suddiviso in varie sezioni corrispondenti alle antiche sfere d’influenza.
Migrazioni e insediamenti
La prima parte è dedicata alla preistoria, allo sconfinato mondo precedente all’avvento della storiografia. Comincia a sud del Sahara, concentrandosi sulle prime società pastorali (non necessariamente “nomadi”) del Kenya e sul regno urbanizzato di Kush, in Sudan, per poi esaminare la vita sia lungo il Nilo da Kush verso l’Egitto e nell’attuale Libia (ovvero, per loro, nel resto dell’Africa), sia tra la Mesopotamia e il bacino del Mediterraneo (in particolare, il cruciale sito di Megiddo). La seconda parte si sposta nel mondo greco, caratterizzato da migrazioni, dall’espansione delle reti commerciali e da una fondamentale spinta a colonizzare tutti i territori del mondo conosciuto, riferendosi con meticolosa attenzione a Olbia Pontica (Ucraina), Naucrati (Egitto), Massalia (Marsiglia, Francia). La terza parte esplora le rigide demarcazioni dell’Impero Romano, definite da avamposti militari e monumenti difensivi, all’estremità dell’Inghilterra settentrionale (Vallo di Adriano), nell’angolo sud-occidentale dell’Impero (sito marocchino di Volubilis), infine a sud-est, in Egitto (l’umile città di Karanis). La quarta parte ci porta ancora una volta al di là dei confini del mondo antico: incontriamo la città semi-mitica di Gelonus (già Bil’s’k, Ucraina), gli insediamenti archeologici di Texila (Pakistan), Cổ Loa (Vietnam), Aksum (Etiopia ed Eritrea). Proprio il regno aksumita permette di comprendere al meglio la natura globale del mondo nel VII secolo d.C., quando l’epoca antica stava volgendo definitivamente al termine. Ognuno dei tredici capitoli è introdotto da una o più mappe. Seguono le conclusioni, i ringraziamenti, l’elenco delle edizioni italiane utilizzate per le citazioni da fonti antiche, le note con esaustivi riferimenti bibliografici e l’utile indice dei nomi.
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