Non è solo un inchino a un trend, “L’anniversario” di Andrea Bajani, il cui protagonista è cresciuto da genitori che sono allo stesso modo vittime e carnefici. Tra violenza paterna e inconsistenza materna, è una storia di asimmetrie familiari, dalla scrittura meravigliosa, dalle frasi sincere e dalle parole precise…
Innanzitutto: la scrittura è meravigliosa! Mai didascalica, mai supponente, sempre creativa. Di quelle capaci di scandagliare l’intera lingua italiana pur di impacchettare la frase più sincera, la parola più precisa, la veste grammaticale migliore. Se non è poesia, non è neppure solamente prosa. Questo è L’anniversario (128 pagine, 16 euro) di Andrea Bajani, edito da Feltrinelli e vincitore del LXXIX Premio Strega. Un libro che, in apparenza, si presenta come il solito inchino al trend del momento: la caccia all’uomo, secondo lo stereotipo molto in voga del violento, del burbero, del manipolatore. Insomma, una storia sul patriarcato, di quelle che fanno vendere e che catturano le simpatie di molti lettori, giurie concorsuali comprese. Ma in realtà c’è di più.
Un’ombra silente
Sebbene a dominare la scena sia la figura minacciosa di un padre-padrone, la cui famiglia vive sotto lo scacco delle sue regole e dei suoi scatti di rabbia, chi troneggia davvero in ogni rigo dell’opera è l’ombra silente della madre. Della quale Bajani traccia un profilo ingeneroso, che quasi la fa odiare, per quanto risulti essere una vittima a tutti gli effetti. Una donna passiva, remissiva, che ferisce più con la sua assenza che con la sua presenza. Una donna che non attribuisce nessun peso alla vita, considerata alla stessa stregua della morte: qualcosa che capita, un incidente di percorso, niente di più. In questa famiglia tossica, dove il controcanto della violenza paterna è l’inconsistenza materna, l’autore rivive i propri traumi, la propria inconciliabilità con una realtà domestica alimentata da imposizioni e apatie, in cui la prepotenza del padre si rende possibile solo attraverso la vacuità della madre si caratterizzano per i rari momenti di rivalsa e per i troppi di rinuncia.
Scompaginare le aspettative
L’opera di Andrea Bajani, fortunatamente, non scade nei soliti luoghi comuni, incardinati nel perimetro dell’uomo cattivo e della donna buona, ma li aggira trovando, nel proprio percorso di analisi, anche altri fattori che spiegano le asimmetrie familiari raccontate nel libro: in questo è la sua salvezza, nello scompaginare le aspettative arrivando a considerare i due protagonisti assoluti – il padre e la madre – non solo due vittime. Ma anche due carnefici, ciascuno a modo loro.
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