Un padre amato nasconde un terribile segreto, essere stato un criminale nazista. Durante la guerra d’indipendenza algerina è stato trucidato da integralisti islamici. I diari dei suoi due figli ne ricostruiscono il passato. “Il villaggio del tedesco” di Boualem Sansal è un monito universale…
Il villaggio del tedesco (211 pagine, 19,50 euro) è un romanzo di Boualem Sansal – tradotto da Margherita Botto per Einaudi – che intreccia memoria e identità, ambientando un dramma individuale dentro una tragedia collettiva. I fratelli Schiller, dopo la morte violenta dei genitori (algerina lei, di origini tedesche lui), scoprono che il padre, tanto amato, è stato un criminale nazista. Ufficiale delle SS e chimico artefice di esperimenti sui gas nei lager, sfuggito al giudizio umano e a quello della storia, Hans Schiller è finito trucidato, con la moglie, dagli integralisti islamici durante la guerra d’indipendenza algerina. La narrazione è scandita dai diari dei due fratelli che, indagando a ritroso, il mostruoso passato del padre, si accollano un fardello che consuma chi lo porta.
Chi la vittima? Chi il carnefice?
Rachel, il maggiore, integrato e colto, soccombe al peso della colpa ereditaria. Malrich, giovane ribelle cresciuto ai margini, testimone della miseria sociale e dell’avanzare dell’estremismo, trasforma il dolore in un percorso di coscienza. Chi è responsabile del male? Chi può essere considerato vittima, chi carnefice?
In fondo la Shoah e la “décennie noire”, il nazismo e il fondamentalismo, sono il frutto di uno stesso fanatismo che deumanizza e che, con la complicità sociale, trasforma il vicino in nemico da eliminare. E quale ruolo hanno il silenzio, la dimenticanza o la rimozione dei crimini? Qual è il prezzo della memoria negata?
I traumi non si estinguono
Così come il padre di Rachel e Malrich aveva nascosto i propri crimini, anche oggi la rimozione della Nakba, delle distruzioni, degli sfollamenti continua a pesare sulle nuove generazioni, che diventano bersagli per i nemici e vittime sacrificali per chi, in cambio, gli promette il Paradiso.
È un monito universale: senza memoria, senza verità, i traumi non si estinguono ma si trasmettono, alimentando nuovi conflitti. È necessario guardare dentro le zone oscure della storia per capire che l’odio, se non viene affrontato, può rinascere ovunque.
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