Parola a Nadia Terranova, direttrice artistica di Logos, Festival di letteratura, cinema, musica e teatro, la cui edizione zero andrà in scena a Palermo il 29 novembre: «Siamo convinti che la Sicilia sia l’ombelico del mondo e Palermo una capitale che si merita di puntare in alto. Saremo un albero in cui le radici sono ben solide, ma non sono escludenti, non sono localiste, sono il simbolo che non ci sono confini nella cultura, in particolare in quella mediterranea». Primi protagonisti Roberto Alajmo, Stefania Auci, Gianfranco Marrone, Beatrice Monroy e Costanza Quatriglio
«Logos nasce perché siamo convinti, da siciliani e da siciliane, che la Sicilia sia l’ombelico del mondo». Senza troppi giri di parole, in modo dolcemente perentorio. Nadia Terranova (nella foto di Francesca Tilio), direttrice artistica di Logos, fissa alcune delle certezze di un progetto che ha preso corpo ed è decollato negli ultimi mesi e che, dal 2026, punta a diventare un appuntamento fisso tra i principali eventi culturali della Sicilia e non solo. L’Isola al centro, in perenne costruttivo confronto con l’Europa. Uno sguardo ambizioso. L’entusiasmo di tutti coloro che sono stati chiamati a partecipare, a dare una mano a vario titolo. Le carte sono in tavola, la prima mano si giocherà il 29 novembre, al parco Villa Filippina di Palermo. L’associazione Urania, che gestisce il parco, e le edizioni Kalós hanno acceso la miccia dell’organizzazione e un gruppo di lavoro capitanato dalla scrittrice messinese ha plasmato il programma dell’edizione zero, con uno sguardo già a quella del 2026, che sarà articolata in tre giornate.
La Sicilia, un centro magnetico
Intervenuta in diretta nel corso di Open Air, programma di Radio In, Nadia Terranova ha dialogato con le padrone di casa, Eliana Chiavetta e Monia Arizzi, illustrando idee e progetti di cui è lastricata la strada che conduce a Logos, festival che avrà al centro la letteratura, ma anche la musica, il teatro e il cinema. «La maggior parte degli artisti siciliani – osserva la direttrice artistica di Logos – a cominciare dalle scrittrici e dagli scrittori, sanno farsi conoscere all’estero, io stessa sono reduce da un paio di mesi in cui sono stata anche a San Francisco e a Dublino, per via delle traduzioni dei miei libri. Siamo convinti che occorra fare anche il contrario, cioè dire basta a questa diaspora, ai siciliani apolidi, o meglio, va benissimo andare in giro, viaggiare, farsi apprezzare, senza dimenticare che la nostra Isola è capace di attrarre, come un centro magnetico. Logos nasce così, nasce con delle radici profondamente mediterranee, quindi isolane, che non vuol dire isolate, ma consapevoli di essere stati sempre un territorio coacervo di culture, dove si trovano, se non a Palermo, l’arabo e il normano, che convivono insieme così felicemente? Dove si trova un’altra isola in cui ci sono state una dominazione francese, inglese, araba, spagnola, se non la Sicilia? E allora cominciamo a far venire queste culture da noi, cominciamo con Manuel Vilas, apprezzatissimo e amatissimo scrittore spagnolo, tra i più importanti autori contemporanei, con cui dialogherò in questa edizione zero di Logos…».
Le eccellenze sono già qui
L’edizione zero non sembra affatto una prova generale o un test. I nomi dei primi partecipanti incarnano lo spirito autorevole della manifestazione, che punta in alto. Oltre al dialogo con l’ospite internazionale, Manuel Vilas, autore del recente Il miglior libro del mondo, per Guanda, si svolgerà un talk (“Quale festival per Palermo”) con la partecipazione di Roberto Alajmo, Stefania Auci, Gianfranco Marrone, Beatrice Monroy e Costanza Quatriglio. «Penso che o si punta in alto o non ha senso iniziare – ammette Nadia Terranova – e penso che Palermo sia una città, una capitale che si merita di puntare in alto. Siamo partiti con nomi importanti, ma dietro c’è un focus group, con nomi altrettanto belli. È un lavoro appena iniziato, spero che pian piano in tanti faranno parte di questo progetto. Abbiamo puntato su nomi che hanno una rilevanza che va ben oltre i confini siciliani. Voglio dire, le eccellenze sono già qui, Logos non ha bisogno di essere un festival colonizzato dall’esterno. Arriveranno certamente delle eccellenze, per dialogare insieme ad altrettante eccellenze nate qui. Abbiamo un semiologo della caratura di Gianfranco Marrone, una scrittrice conosciuta in tutto il mondo come Stefania Auci, una raffinatissima drammaturga e autrice come Beatrice Monroy, una figlia d’arte dell’immenso palermitano Giuseppe Quatriglio, a sua volta splendida artista, Costanza Quatriglio, che legherà le nostre parole a quelle del cinema. Abbiamo Roberto Alajmo che Palermo l’ha raccontata e descritta con il suo Repertorio dei pazzi e non soltanto. E tanti altri si uniranno. Mi interessava molto che Logos fosse un festival di radici e chiome, da immaginare come un albero in cui le radici sono ben solide, ma non sono escludenti, non sono localiste, sono il simbolo che non ci sono confini nella cultura, in particolare in quella mediterranea, oltretutto in un momento in cui drammaticamente, invece, i confini ci sono e sono sanguinosamente oggetto di contese».
Il ponte delle parole
Da scrittrice impegnata su più fronti (romanzi, libri per l’infanzia, la curatela di K, la rivista letteraria de Linkiesta, le lezioni all’Accademia Molly Bloom) a manager di una macchina organizzativa il passo non è breve. Ma è stato meditato e fortemente voluto. La congiuntura spazio-temporale è stata quella ideale, attorno al progetto è nato l’entusiasmo giusto. «Mi era stato offerto altre volte un ruolo simile – ricorda Nadia Terranova – , ma non avevo mai sentito un clic. Anche perché il mio lavoro è vero e un altro, io sono una scrittrice, tale voglio restare e la mia principale occupazione consiste nello scrivere libri. Però ci sono delle realtà intorno alla scrittura dei libri che mi sono sempre piaciute, alcune rassegne, quelle ben fatte, quelle alte, quelle che esprimono un’idea di mondo, quindi non soltanto delle passerelle. Non credo che la cultura abbia bisogno di passerelle o di rassegne. Non mi interessava quello, mi interessava davvero creare un gruppo di lavoro che potesse lasciare un segno forte. Però se io sentivo che era il momento giusto, la scelta giusta, non era detto che lo sentissero gli altri. Invece la risposta è stata subito entusiasta, da parte di tutti». Al suo fianco Nadia Terranova ha un gruppo sulla stessa linea d’onda, che vede al presente e al futuro di Logos nello stesso modo. «Ha aiutato il fatto che questo legame con l’Europa – osserva – sia molto sentito in realtà dai siciliani, cioè i siciliani si sentono profondamente europei. Non è vero che siamo una terra isolata, permettetemi di dirlo, non abbiamo bisogno di nessun ponte, perché il nostro ponte sono le parole e quindi attraverso la costruzione, la tessitura di dialoghi nel Mediterraneo, ancora una volta, come è stato tante volte nella storia, possiamo rendere la Sicilia un bellissimo centro di accoglienza e di officina culturale. E tutte le persone coinvolte, anche dietro le quinte, hanno compreso perfettamente lo spirito. La giornata del 29 novembre sarà dedicata a Piero Melati, grandissimo giornalista che conoscevo da anni, che purtroppo è scomparso pochi mesi fa. Lui teneva tanto a creare questa nuova realtà nella città di Palermo e aveva iniziato a dare il suo contributo, ancora prima che io fossi chiamata alla direzione».
Chi vuole partecipare a Logos può registrarsi gratuitamente sul sito http://www.logosfestival.it, raggiungibile attraverso i social (qui la pagina Facebook, qui la pagina Instagram)

