Gogol… weird. Un Natale con diavolo, streghe e stregoni

“La notte di Natale” di Nikolaj Gogol sembra una grottesca e oscura danza degli equivoci, tra scherzi, passioni e beffe che sembrano orditi da una mente diabolica, ma finisce per risolversi – grazie all’acuto sarcasmo del suo autore – in una favola del candore e del riso…

«L’ultimo giorno prima di Natale è passato». Questo l‘incipit del racconto lungo di Nikolaj Gogol intitolato La notte prima di Natale, pubblicato nel 1832 e facente parte originalmente del secondo volume della raccolta dello stesso anno dal titolo Veglie alla fattoria presso Dik’anka. Natale è la notte più magica dell’anno, da sempre un sogno per tutti i bambini, quantomeno di quelli nati in seno alla cristianità, e si immagina che anche nei villaggi dell’Ucraina ai tempi di Gogol, da non dimenticare l’origine ucraina di Gogol, l’attesa fosse ricca di fervore e allegria, tanto che vediamo i giovani scorrazzare per le strade intonando i koljadki, canti tipici del folklore locale, e appressarsi alle abitazioni cercando di racimolare qualche spicciolo o qualcosa da mangiare, una sorta di dolcetto scherzetto, se non che, ci dice Gogol, questi canti vennero poi proibiti perché sembrava potessero compiacere Satana, o chissà… forse fu Satana stesso a metterci il codino, già, perché in questo racconto “natalizio” di uno dei grandi maestri della letteratura russa e di tutti i tempi fa la comparsa proprio il diavolo ma anche streghe e stregoni e chissà se qualcuno di essi non sia intervenuto anche presso la Editoriale Jouvence che ha fatto uscire da poco una nuova edizione del racconto di Gogol, definito da un altro gigante della letteratura russa e della letteratura tout court come Vladimir Nabokov, «qualcosa di ridicolo e di stellare al tempo stesso», trasformando il titolo in La notte di Natale (90 pagine, 10 euro), contraffacendo quello originale, ma tant’è.

Un amore contrastato, il furto della luna

Già dall’inizio del racconto alla magica atmosfera del Natale si sovrappone il grottesco e lo strano, il weird diremmo oggi, del resto si parla di Gogol, uno degli indiscussi maestri del grottesco, del comico, nonché del perturbante e sarcastico humour. Ci accorgiamo infatti che da un comignolo si libera una nuvola di fumo nero sul quale si pone una strega a cavalcioni e che addirittura sotto le sembianze di un anonimo notabile si manifesta il diavolo in persona che ruberà la luna. Il motivo? Impedire l’incontro di amore tra la bella Oksana e Vakula, il fabbro del villaggio nonché abile pittore di immagini sacre e di santi, inviso per questo al diavolo che cerca di vendicarsi. Il padre della giovane è infatti invitato la sera della vigilia di Natale per un’occasione conviviale a casa del diacono, cosa che il fabbro viene a sapere e fa allo stesso programmare di recarsi approfittando dell’assenza del padre a casa della sua amata rimasta sola per rivolgerle la sua confessione. Il padre della giovane ragazza è contrario a quell’unione e il diavolo, confidando nella nota indolenza del notabile che sicuramente in una notte gelida e buia come quella avrebbe preferito restarsene al calduccio vicino alla sua stufa decide di rubare la luna, proprio per dissuaderlo da quell’appuntamento prefissato.

Una pletora di poveri cristi

Ma anche il diavolo come sappiamo alcune volte fa la pentola e si dimentica di fare il coperchio e i fatti prendono il loro corso, astruso, bizzarro, comico e con eventi dagli esiti inattesi come possono scaturire solo dalla penna di un genio, dalla fantasia scintillante e dall’arguto sarcasmo di uno come Gogol. Gli intrecci si fanno sempre più complessi e comici. La galleria di personaggi è la stessa alla quale ci ha abituato nei suoi capolavori quali Le Anime morte, L’ispettore generale o, per rimanere in ambito racconti, in I racconti di Pietroburgo, piccoli impiegati e funzionari della pletorica classe dirigente zarista, omuncoli ridicoli, piccoli diavoli, presunte streghe, veri diavoli e poveri cristi, quelli che Gogol quasi facendo il suo ingresso sul proscenio tratteggia: «Lo sa il diavolo cos’è! Si mettono a fare qualcosa i buoni cristiani: tribolano, soffrono, proprio come segugi dietro alla lepre, e tutto senza risultato. E se ci si impiccia il diavolo, appena dimena il suo codino – non ti ci raccapezzi da dove arriva la cosa, neanche fosse venuta giù dal cielo».

Una strega licenziosa

Nello svolgersi degli eventi che sembrano deviare dal filone principale, che è quello dell’amore contrastato del fabbro per Oksana e dall’ostruzione del diavolo, vi sono le esilaranti e beffarde vicende che riguardano la madre del fabbro, una strega che pare essere piuttosto licenziosa, tanto da attirare su di sé le mire di pretendenti fra cui il podestà e il diacono i quali da buona strega riesce a “stregare” per poi beffarli e nasconderli in dei sacchi in un’atmosfera quasi da commedia all’italiana. Fra diavoli, streghe e stregoni, in questa danza degli equivoci, scherzi, ostruzioni a amori o semplici attrazioni, tiri mancini e beffe che sembrano tipicamente orditi da una mente diabolica vi sono case scambiate e persino un patto con il diavolo del protagonista, il quale con un volo “diabolico” che ricorda quello ancora più celebre di un grande romanzo della letteratura russa quale Il maestro e Margherita di Bulgakov si ritrova al cospetto della zarina che gli offre in dono le sue scarpette, il pegno di amore che la ritrosa Oksana aveva richiesto al povero fabbro. Al villaggio tutti lo danno per morto, suicida per amore e la sua ricomparsa come un Cristo risorto, e con il pegno d’amore delle scarpette della zarina ha il sapore della vittoria del bene sul male, e con buona pace del diavolo dà il via alla conclusione di questa favola a lieto fine con il più classico “e vissero tutti felici e contenti”. Un libriccino di un monumento della letteratura di tutti tempi che ha ispirato anche opere liriche e persino un film d’animazione, che si legge in una sola seduta o due al massimo, magari proprio nella notte prima di Natale, e che lascia il gusto del riso, dell’allegria e il candore di una favola, in fondo una storia natalizia.

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