Un formidabile scrittore italiano, Piero Meldini, e la raccolta dei suoi racconti sparsi, “In disparte, in silenzio”: sedici storie fulminanti, quasi sempre ambientate nel passato, anche remoto, e con finali a sorpresa. Tra bella scrittura ed epiloghi che scompaginano esistenze comuni e individui ai margini…
In disparte, in silenzio sta da tanti anni Piero Meldini, classe 1941, formidabile scrittore italiano vivente, che ha pubblicato alcuni libri stupendi, per Adelphi e Mondadori. Riminese, grande amico del’editore Guaraldi, a lungo direttore della biblioteca civica Gambalunga della sua cittadina, di vasta cultura e curiosità, sembra aver esaurito l’energia per le architetture romanzesche e forse anche il desiderio della tenzone editoriale, la voglia di misurarsi con un mondo che dal 1994, anno del suo debutto con L’avvocata delle vertigini (Adelphi), è cambiato moltissimo. Scrittore autentico, l’appartato Piero Meldini ha regalato però un altro sussulto, la raccolta dei suoi racconti sparsi, scritti principalmente per alcuni quotidiani. Il risultato è un volume delizioso, di sedici storie, pubblicato dalla casa editrice Vallecchi, In disparte, in silenzio (141 pagine, 16 euro), dal titolo del primo racconto, uno dei più compiuti.
Borges son amour
Piccole catastrofi e destini sconvolti fanno irruzione in questi racconti brevi e fulminanti, ambientati nel passato, lontano anche qualche secolo, ma non solo. Li popolano ecclesiastici e fanciulle, religiose e precettori, personaggi storici e coppie, amici fedifraghi, quando non traditori, anziani e badanti, pazienti e medici, scrittori (sua maestà Jorge Luis Borges, nelle vesti di cuoco nel pastiche che conclude la raccolta, Borges autore amato e affine allo stesso Piero Meldini) conduttori televisivi e perfino Belzebù, il diavolo per eccellenza. Si tratta di piccole storie mai vaghe e indefinite, anzi spesso con il colpo in canna di un finale a sorpresa, sono storie in cui non manca la bella scrittura e, certo, che hanno idee da trasmettere, ma che non prescindono mai da personaggi e da un intreccio, seppure minimo. E forse ci si ricollega così alla definizione, non del tutto esaustiva, che dello stesso Piero Meldini c’è in quarta di copertina: narratore.
Spazi che il lettore è felice d’abitare
La prospettiva storica ma anche quella grottesca, lo spaccato psicologico e perfino quello giallo, facile intuire che Piero Meldini si sia divertito parecchio, di volta in volta, con questi singoli racconti finiti spesso nelle pagine di quotidiani (Avvenire, L’Unità, Quotidiano Nazionale) o antologie. Spesso elementi concretissimi e figure piuttosto comuni, dettagli fisici o pieghe dell’anima, conducono dritti al cuore di storie in cui regna l’inquietante o almeno l’inaspettato, qualcosa di non rassicurante, di non consolatorio. I personaggi di In disparte, in silenzio sono tutto sommato marginali, non ammantati di gloria, eppure profondi, complessi, sorprendenti. Uniti alla pulizia della scrittura, a una sottile ironia, a una semplicità sintattica e strutturale, tutte figlie di un lavoro certosino, di ripensamenti e riscritture, conducono il lettore in uno spazio che è felice di abitare: tra sussurri ed esitazioni, rivelazioni e battute, attese, spesso sul filo della malinconia.
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