Antonio Sunseri: “Ecco Lapilli, energia lavica della letteratura”

Una nuova collana di narrativa italiana, in seno alla casa editrice Kalós: Lapilli. Antonio Sunseri, che la dirige, racconta emozioni e ambizioni della nuova avventura: “Vogliamo costruire un progetto internazionale partendo da Palermo, dalla Sicilia che è la regione più letteraria d’Italia”

Dalla Sicilia verso un orizzonte largo, una nuova iniziativa editoriale carica di entusiasmo, nuovi libri che promettono sorprese. Con il primo titolo, Non offendere di Erica Donzella, debutta nelle librerie Lapilli, nuova collana di Kalós, casa editrice palermitana che ha un legame storico e profondo con l’Isola. A svelare il senso e le urgenze della collana, il modo in cui – fra tradizione e innovazione – Lapilli dialogherà con l’identità di Kalós, c’è il responsabile Antoni Sunseri, palermitano che vive a Roma, con solida esperienza e vari ruoli, tra passato e presente, in alcune realtà editoriali indipendenti di qualità (da Giulio Perrone a Mercurio). Torna in qualche modo a casa, con obiettivi ambiziosi, che non nasconde.

Antonio Sunseri, il battesimo di Lapilli regala emozione? Senso di responsabilità? Piacere della sfida?

«Sia senso di responsabilità che piacere della sfida e per fortuna l’emozione non manca mai, ogni nuovo progetto deve avere quel misto di curiosità, sfida e futuro».

Varare una collana di narrativa italiana nel 2026 – in un mondo editoriale di grande complessità, per molti versi saturo – è una bella sfida. Il nome “Lapilli” evoca energia incandescente, quale identità volete costruire nel tempo e che obiettivi vi siete dati?

«Vogliamo costruire una collana che porti nuove idee, nuove voci, nuove sperimentazioni, che accenda fuochi nella notte. E vogliamo costruire un progetto internazionale partendo da Palermo, dalla Sicilia che è la regione più letteraria d’Italia. La storia della letteratura italiana è la storia della letteratura siciliana».

Come è composta la squadra redazionale di Lapilli e come lavorerete? Come sono stati individuati i primi titoli? Come continuerà lo scouting?

«Tutto, leggiamo tutto. Con Flavia Salvati e Alice Di Liberti leggiamo tutto e cerchiamo dappertutto».

Da sempre Kalós ha una cura speciale per le copertine. Quelle che avete anticipato hanno un caratteristico colore predominante, il nero, perché? Quanto conta l’estetica del libro-oggetto nel progetto Lapilli?

«In realtà non è nero ma è carta lavica, abbiamo portato un pezzo dell’Etna nelle nostre copertine, per trasportare quell’energia lavica tanto cara a Battiato. Merito dell’idea grafica è di Flavia Flipi e merito di portare immaginare Kalòs come editore nazionale è prima di tutto di Giovanni Lo Giudice».

Con le prime opere pubblicate quale segnale volete dare? Quale impronta volete mostrare? Come intendete distinguervi e come vi proponete di fidelizzare i lettori, se c’è un pubblico a cui intendete rivolgervi…

«I primi libri segnalano la nostra voglia di proporre cose nuove e diversissime, da Donzella con un romanzo oscuro e politico, con Bentini con un romanzo intimo e profondo a Lorenzo Gioielli con un romanzo di formazione e di successo, fino al classico giallo di Myriam Leone e all’estremo sperimentalismo di Tommaso Castellana».

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